Scontro sulla competitività

20/03/2001

Il Sole 24 ORE.com

    Guidi respinge le accuse di Cofferati: se gli imprenditori non avessero faticato per investire in innovazione ora sarebbero fuori mercato

    Scontro sulla competitività
    Salvi con la Cgil, la Cisl prende le distanze: «Sì al confronto»
    Fini: attenti alla giustizia sociale
    Nicoletta Picchio
    ROMA Sergio Cofferati attacca, accusando gli imprenditori di voler rompere la pace sociale. Savino Pezzotta si dichiara disponibile al confronto, pur contestando alcuni punti del documento di Confindustria, come la revisione delle norme del licenziamento individuale. Luigi Angeletti guarda oltre il voto, affermando, però, di non considerare le proposte degli imprenditori «un manifesto antisindacale», e avvertendo i partiti che «nessuno può pensare di governare contro il mondo sindacale». Il documento messo a punto dagli industriali sulla competitività, approvato a Parma, spacca il sindacato e divide le forze politiche.
    A bocciare la linea della Confindustria è il leader della Cgil, Cofferati: rompe la pace sociale, ha un progetto che coincide con quello del Polo, punta a tagliare fuori la Cgil. «Se questo è il disegno di Antonio D’Amato non starò né fermo né zitto», ha detto Cofferati in un’intervista, rimproverando gli industriali di aver intascato i profitti e di non aver fatto sufficiente innovazione. Accuse che il consigliere incaricato di Confindustria per i rapporti sindacali, Guidalberto Guidi, rinvia al mittente: «Imprenditori che si siano basati sulla rendita non ne conosco, conosco aziende che stanno tentando faticosamente di rimanere competitive sul mercato. E se non avessimo investito in innovazione, staremmo completamente fuori», dice. Quanto alla polemica sui profitti, Guidi ammette che ci sono stati, «come è giusto che ci siano. Purtroppo, come documentano i dati, sono stati molto inferiori rispetto a quelli dei nostri competitori». E se Cofferati polemizza sulla flessibilità chiesta dagli industriali e sui contratti a termine, Guidi replica affermando che «le imprese utilizzano contratti a termine e altre formule come previsto dalla legge e dalle intese firmate con i sindacati. Comunque meno rispetto agli altri Paesi Ue».
    Al contrario di Cofferati, il leader della Cisl Pezzotta si dichiara disponibile al confronto: «Ci sono alcuni elementi su cui siamo distanti: l’eccessiva liberalizzazione dei mercati, i contratti individuali, la riforma delle pensioni. Su altri elementi, come l’economia sommersa e il rilancio dell’economia si può discutere. L’importante è avviare un tavolo per dare una nuova prospettiva al Paese», afferma. Contrario a «guerre preventive» è Angeletti, leader della Uil: «Il messaggio di D’Amato è chiaro: l’impresa è al centro del sistema economico e sia Berlusconi che Rutelli dovranno mettere in pratica ciò che chiede Confindustria, che si è accreditata come importante punto di riferimento per la politica», dice. Aggiungendo, però, che «è una forzatura affermare che ciò che va bene per le imprese va bene per il Paese. Quando parla di libertà di licenziare e riforma delle pensioni non siamo d’accordo».
    Dalla parte di Cofferati si schiera invece apertamente il ministro Salvi: «Facile affibbiare etichette come il signor no, richieste come quelle di Confindustria sono inaccettabili. Tutto il sindacato ha detto no ai tagli alle pensioni e ai licenziamenti facili e l’Ulivo ha dimostrato che l’occupazione può crescere anche senza certi strumenti». Cesare Salvi ha poi ricordato che «quando Berlusconi dice che il programma di Confindustria è la copia del suo, prevede la libertà di licenziare». Di fronte a questa sottolineatura, il leader di An, Gianfranco Fini, mette le mani avanti: «La politica di Berlusconi può apparire in sintonia con alcune richieste degli imprenditori, ma la politica del Centro-destra sarà attenta a garantire la giustizia sociale». E, sulla concertazione, aggiunge: «Nessuno può essere così irresponsabile da pensare di determinare conflitti sociali». «Il Governo ha il dovere di cercare la concertazione, anche se non va intesa come un diritto di veto», conclude Fini, riferendosi alla sinistra e al ruolo di Cofferati. Al leader della Cgil si rivolge anche l’economista di Forza Italia, Antonio Marzano: «Spero che Cofferati non voglia creare problemi aggiuntivi e si ponga invece nella logica di risolverli». Prende tempo ancora per un suo giudizio sul documento di Confindustria il premier Giuliano Amato: «Sto riflettendo, la torta non è pronta». Aggiungendo in particolare sul sommerso (ieri ha preso il via il tavolo tecnico) che il problema «dipende non da una sola causa e non può essere affrontato in modo semplicistico».
    Martedì 20 Marzo 2001
 

   
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