Scontro sul cuneo fiscale

07/03/2007
    mercoledì 7 marzo 2007

    Pagina 15 – Economia

      Scontro sul cuneo fiscale
      l´Italia non convince la Ue

        Tagliate l´Irap anche alle imprese concessionarie"

          ALBERTO D´ARGENIO

          BRUXELLES – Un intero pomeriggio di colloqui non è bastato a governo e Commissione Ue per risolvere la partita sul cuneo fiscale. Ieri una delegazione italiana è volata a Bruxelles per cercare di concordare le modifiche agli sgravi Irap necessarie a rendere il provvedimento compatibile con le norme comunitarie. Ma senza successo, facendo emergere una sola certezza: Roma dovrà cambiare la misura e anche in fretta, altrimenti rischia di fare slittare l´entrata in vigore del cuneo lasciando a bocca asciutta tutte le imprese italiane.

          Secondo quanto riferito da fonti vicine al dossier, ieri i tecnici italiani hanno presentato ai colleghi Ue le diverse possibilità per aggirare i dubbi sulla selettività dell´intervento: per Bruxelles, infatti, il cuneo così come approvato in Finanziaria è incompatibile con le norme sugli aiuti di stato in quanto esclude una serie di settori, tra cui quelli di pubblica utilità – si tratta di Eni, Enel, Autostrade e Telecom – banche e assicurazioni. Ma di fronte alle diverse opzioni illustrate dagli italiani, come quella di ricomprendere gli operatori delle public utilities ma escludendo dal taglio dell´Irap le parti delle loro attività in cui operano dietro concessione, gli esperti Ue non si sono pronunciati, chiedendo un testo scritto e insistendo che l´unico modo per essere certi di una promozione da parte del commissario alla Concorrenza, Neelie Kroes, sarebbe quello di estendere il provvedimento senza eccezioni. A questo punto al governo non resta che scegliere come modificare il cuneo e notificarlo all´Ue, che, in assenza di un accordo informale, avrà due mesi di tempo per esaminarlo. Al momento, invece, non sembra ci siano molte possibilità per estendere gli sgravi a banche e assicurazioni, sulle quali Roma non vuole cedere e su cui la Commissione non si dovrebbe impuntare.

          Ieri intanto il segretario generale della Cisl, Raffaele Bonanni, ha attaccato il premier Romano Prodi accusandolo di annunciare incontri su pensioni, mercato del lavoro e sviluppo «che non avvengono mai». Bonanni ha quindi definito «apprendista stregone» chi spinge per riformare un sistema previdenziale che giudica «tra i più sicuri e garantiti d´Europa». Parole che hanno provocato la reazione del vicepresidente di Confindustria, Alberto Bombassei: «Francamente faccio fatica a capire queste affermazioni perché sono le uniche rispetto a quello che dicono Fondo Monetario internazionale, comunità Europea, grandi economisti, premi Nobel e lo stesso governatore della Banca d´Italia, tutti concordi nel dire che bisogna fare la riforma delle pensioni». Sempre da Confindustria, il direttore generale Maurizio Beretta ha comunque indicato che i tavoli tra parti sociali e Governo dovrebbero essere convocati entro «una quindicina di giorni». Dal canto suo, il ministro dell´Economia, Tommaso Padoa-Schioppa, ha affermato che l´Italia è finalmente «fuori dall´emergenza» sui conti pubblici, sottolineando che ora quel che serve è andare avanti con il «consolidamento» del lavoro fin qui fatto per risanare il bilancio dello Stato.