Scontro Maroni banche sul fondo garanzia per il Tfr

17/06/2005
    venerdì 17 giugno 2005

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        LA RIFORMA DELLA PREVIDENZA • Il Testo unico che il ministro ha inviato alla Presidenza del Consiglio apre un nuovo fronte

          Scontro Maroni banche sul fondo garanzia per il Tfr
          Sull’automatismo del credito alle aziende l’Abi non cede

            LINA PALMERINI

            ROMA • Roberto Maroni consegna a Palazzo Chigi il " Testo unico della Previdenza complementare". Ma non per questo chiude le sue battaglie. Anzi, è pronto a spaccare il fronte bancario. Il provvedimento lascia infatti aperta una questione spinosa, frutto di uno scambio a dir poco ruvido con le banche.

            Nel testo del decreto legislativo che approda alla Presidenza del Consiglio, all’articolo 10 del provvedimento appare la prima novità: l’istituzione di un fondo di garanzia « per facilitare l’accesso al credito, in particolare per le piccole e medie imprese, a seguito del conferimento del Tfr alle forme pensionistiche complementari » . Nulla si dice, però, su quell’ « automatismo » che Maroni vuole strappare agli istituti di credito, oggetto del braccio di ferro. E cioè, a fronte dello smobilizzo del trattamento di fine rapporto, il ministro punta a un meccanismo per cui le banche automaticamente concedano — per lo stesso importo — un credito all’azienda. Un’ipotesi respinta dall’Abi perchè contraria alle regole di mercato ma il ministro insiste. Ha già contattato alcuni istituti di credito che sarebbero pronti a siglare quel protocollo d’intesa che l’Abi non vuole firmare. Un pressing negoziale per riuscire a spuntare " politicamente" un successo che, appunto, lo accrediti tra le piccole aziende. Intanto la trattativa continua.

            Questa battaglia avrà una sua storia. È già iniziata, si aspetta il finale. Intanto, le 42 pagine con i 23 articoli dello schema di decreto legislativo approdano sulla scrivania della Presidenza del Consiglio per un primo esame in attesa del varo finale. È al Consiglio dei ministri del primo luglio che il ministro del Welfare vuol dare il via libera alla previdenza integrativa. Il piano, ora, è quello di far arrivare il testo in Parlamento a luglio, continuare a dialogare con le parti sociali ma poi, a settembre, arrivare alla stretta. La delega scade, infatti, il 6 ottobre.

            Tra le novità c’è anche quella sulla Covip e sul suo ruolo.
            Anche se viene mantenuta la vigilanza di stabilità « alle rispettive autorità di controllo dei soggetti abilitati » , si affida proprio alla Covip il controllo « sulla gestione tecnica finanziaria, patrimoniale, contabile delle forme pensionistiche complementari » ( vedi anche pag. 33).
            Non finisce qui. La Covip acquista ancora poteri di vigilanza sulla trasparenza di tutti i prodotti della previdenza integrativa, compresi i contratti di assicurazione sulla vita stipulati con assicurazioni. « L’autorità di vigilanza sulla previdenza complementare è unica. Se c’è qualche forma pensionistica o invenzione sottratta alla Covip — ha detto ieri Roberto Maroni alla Camera annunciando la presentazione del decreto alla Presidenza del Consiglio — potrà chiamarsi come si vuole ma non potrà beneficiare del Tfr: questo è uno dei principi fondamentali della riforma » .

            Il decreto ritocca anche la parte sull’informazione al lavoratore. Vengono aumentati i riferimenti alla necessità di comunicare in varie forme al lavoratore tutte le iniziative riguardanti il Tfr. Il modello di adesione al Fondo complementare resta quello già tracciato con il meccanismo del silenzio assenso. Il lavoratore, cioè, può compilare il modulo e scegliere a quale fondo aderire, altrimenti il suo Tfr andrà nel suo fondo di categoria o anche in quello contrattato tra l’azienda e il sindacato.
            All’articolo 9 si prevede poi l’istituzione e « la disciplina della forma pensionistica complementare residuale presso l’Inps » in cui confluisce il Tfr del lavoratore che non ha esplicitamente dato il suo assenso e non rientra tra le ipotesi di fondo di categoria o aziendale.

            Resta aperta la questione del trattamento fiscale della rendita previdenziale: il ministro Maroni fissa l’aliquota al 15% mentre il Tesoro la vorrebbe portare al 20 per cento. Ma anche questo sarà uno dei punti oggetto del dibattito parlamentare.
            Così come tutto lo schema « resta aperto al confronto con i sindacati » , ha assicurato ieri il ministro Maroni uscendo dal question time alla Camera. Il decreto, inoltre, destina 20 milioni di euro a una campagna pubblicitaria che si concluderà a dicembre per informare i lavoratori dell’avvio della previdenza complementare.

              Per la pubblicità 20 milioni
              Le ultime novità della bozza di decreto legislativo

              Informazione ai lavoratori. Vengono aumentati i riferimenti alla necessità di comunicare in varie forme al lavoratore qualsiasi azione intrapresa nei confronti del suo Tfr

              Fondo di garanzia. Con decreto del ministro del Lavoro e delle politiche sociali, di concerto con il ministro dell’Economia, è istituito un Fondo di garanzia per facilitare l’accesso al credito, in particolare per le piccole e medie imprese, a seguito del conferimento del Tfr alle forme pensionistiche complementari di cui al presente decreto legislativo

              Covip con più potere. La Covip acquista il potere di controllo sulla gestione tecnica, finanziaria e patrimoniale dei contratti di assicurazione sulla vita stipulati con imprese di assicurazioni

              Finanziamento. Per realizzare gli obiettivi del decreto, volti al rafforzamento della vigilanza sulle forme pensionistiche complementari e alla realizzazione di campagne informative intese a promuovere adesioni consapevoli alle forme pensionistiche complementari, è autorizzata la spesa di 20 milioni di euro per l’anno 2005, e già previsto dal decreto legge sullo sviluppo. All’onere derivante dall’attuazione del decreto legislativo sulla previdenza complementare per gli anni a decorrere dal 2006, si provvede mediante utilizzazione dello stesso stanziamento

              Contabilità uguale per tutti. Anche i fondi pensione istituiti all’interno degli enti pubblici e di quelli sottoposti alle forme di controllo per le imprese del credito devono avere strutture gestionali e contabili separate

              Vecchi fondi in perdita. Le forme pensionistiche complementari istituite alla data di entrata in vigore della legge 421/ 92, gestite in via prevalente secondo il sistema tecnico finanziario della ripartizione e con squilibri finanziari, che siano già state destinatarie del decreto del ministro del Lavoro e delle politiche sociali con il quale è stata accertata una situazione di squilibrio finanziario, possono deliberare di continuare, sotto la propria responsabilità, a derogare alle nuove regole su finanziamenti e prestazioni