Scontro Maroni-Ania sul Tfr: poi l’invito: «Incontriamoci»

13/10/2005
    giovedì 13 ottobre 2005

    Pagina 18 Economia e Finanza

    PREVIDENZA INTEGRATIVA SULLA SCELTA DELLA DESTINAZIONE «RIPRENDIAMO A TRATTARE FRA UNA SETTIMANA»

      Scontro Maroni-Ania sul Tfr
      Poi l’invito: «Incontriamoci»

        Galli: sei intransigente. Il ministro: non siete più interlocutori

          ROMA
          Ieri sul Tfr lo scontro è arrivato al calor bianco fra il ministro del Welfare Maroni e gli assicuratori consorziati dall’Ania, con uno scambio di battute durato quasi tutta la giornata, ma in serata si è registrato a sorpresa un avvicinamento di posizioni grazie a concessioni da entrambe le parti e al reciproco riconoscimento che un dialogo costruttivo sulla riforma del Trattamento di fine rapporto, da destinare alla previdenza integrativa, può e deve ripartire, «anche la settimana prossima» ha detto Maroni.

          Le molteplici obiezioni dell’associazione erano state additate nei giorni scorsi dal ministro come il principale ostacolo alla riforma, peraltro bloccata dallo stesso Consiglio dei ministri lo scorso mercoledì 5.
          Ieri, poco prima di mezzogiorno, è stato il direttore generale dell’Ania Giampaolo Galli a ridare fuoco alle polveri affermando che «il provvedimento di Maroni è stato respinto dal Consiglio con precise motivazioni legali e costituzionali, inoltre ci sono state le osservazioni dell’Antitrust. La questione fondamentale rimane la libertà di scelta da parte del lavoratore. Non capisco questo parlare di pressioni da parte di forze speculative. Chiediamo che si torni alla versione del decreto che Maroni stesso ha proposto il 1° luglio scorso». Questa prima bozza era stata poi modificata per venire incontro ai sindacati che volevano favorire i fondi chiusi da loro controllati, come condizione irrinunciabile per accettare la riforma. «Questa posizione intransigente del Welfare – ha detto Galli – credo crei difficoltà».

            Pesantissima la risposta di Maroni. «Io sono un ministro della Repubblica e Galli no. Faccio finta di non aver letto le sue dichiarazioni. Credo che sia davvero poco elegante e scorretto che venga a dirmi queste cose, facendo riferimento a ciò che è avvenuto in Consiglio dei ministri. Io c’ero e lui no». Poi, a dispetto del proposito di non aver sentito e di lasciar cadere la cosa, Maroni ha rilanciato: «Da questo momento in avanti non intendo più considerare l’Ania un interlocutore, visto che si mette sulle barricate in un modo inaccettabile dal punto di vista istituzionale. Non accetto questo tipo di intimidazioni e non intendo più replicare. Prima di parlare a nome del governo, Galli si faccia eleggere e faccia il ministro».

              Visto che la situazione si stava incancrenendo ha deciso di moderare i toni della polemica il presidente dell’Ania, Fabio Cerchiai, che ha invitato il ministro a un dialogo costruttivo. «Mi dispiace – ha detto Cerchiai – che il ministro Maroni abbia reagito negativamente a una dichiarazione di Galli, che riprendeva con toni molto pacati una posizione già espressa dall’Associazione. Ci auguriamo, in ogni caso, che si possano riprendere rapidamente le fila di un dialogo costruttivo, per portare a buon fine una riforma che consideriamo importante per il Paese. A tale scopo, e con questo spirito, torniamo a chiedere al ministro un incontro, nella convinzione che le imprese di assicurazione e la loro associazione possano dare un contributo importante al decollo della previdenza complementare».

                In serata la schiarita anche da parte di Maroni: «Se l’Ania terrà un atteggiamento più prudente, se la smetterà di urlare e minacciare, potremmo anche incontrarci la prossima settimana» ha detto il titolare del Welfare. Peraltro, Maroni non ha abbassato la guardia e anzi è tornato ad accusare l’Ania di «atteggiamento intimidatorio» di fronte al quale è «difficile riprendere buoni rapporti». Un dialogo, ha proseguito, sarà possibile solo se le compagnie «smetteranno di mandare messaggi intimidatori a mezzo stampa» e di «inviare segnali poco chiari e poco trasparenti. Io sono disposto a farmi convincere, ma da argomentazioni convincenti, non da messaggi trasversali. Se l’Ania si è ridotta a questo, si è ridotta male».

                  Adesso bisogna verificare se le armi sono state deposte davvero.

                  [lui.gra.]