Scontro in famiglia su Parmatour

16/02/2004


  economia e lavoro


16.02.2004
Scontro in famiglia su Parmatour
Tanzi accusa la nipote per l’acquisto di Last Minute. Risparmio, in settimana audizione parlamentare per i vertici bancari

Laura Matteucci

MILANO La bufera Parmalat sfocia nel più classico degli scaricabarile in chiave familiare. È su Parmatour – ormai è
evidente – che si addensano le tensioni maggiori dell’intera famiglia Tanzi, con l’ex patron che cerca di scagionare la figlia accusando la nipote, e quest’ultima che contrattacca. I rapporti familiari di casa Tanzi rischiano di esplodere definitivamente. Calisto Tanzi difende
la figlia Francesca, che avrebbe avuto un ruolo marginale nella gestione del settore turismo, tanto che si oppose all’acquisto della società di viaggi Last Minute la quale, comunque, fu acquisita.
Sua nipote, Paola Visconti, racconta invece che della questione Last Minute si occuparono suo zio, Fausto Tonna e Francesca Tanzi, mentre il suo ruolo in azienda era continuamente in discussione.
E aggiunge che le accuse che le vengono rivolte riguardo una presunta sopravvalutazione del prezzo di Last Minute (20 miliardi di lire in più), acquistata dalla capogruppo Hit, servivano «per non pagarmi la liquidazione».
L’ex patron cerca di stornare le accuse sulla nipote, e lei replica: «Lo scopo di mio zio e di Tonna era di non pagarmi la liquidazione». Nel verbale della Visconti solo un fuggevole cenno ai cugini Stefano e Francesca. Decisamente più pesanti riguardo la figlia di Calisto le risposte dell’ultimo presidente e ad di Parmatour, Angelo Cardile: «Sostanzialmente si comportava come se fosse la proprietaria, e in effetti ne aveva la sostanziale autorità».
Entra intanto nel vivo l’indagine sul risparmio con i vertici di Capitalia, Unicredit, SanPaolo Imi e Banca Intesa che verranno ascoltati tra giovedì e venerdì prossimo dalle commissioni Finanze
e Attività Produttive di Camera e Senato. Attenzione puntata sui crac
Parmalat e Cirio, ma anche sulla «bomba» che Vincenzo Maranghi, ex numero uno di Mediobanca, ha sganciato in Parlamento e che ha fatto esplodere ulteriori polemiche sul ruolo di primo piano che avrebbe assunto Bankitalia nella vicende del cambio dei vertici di
Piazzetta Cuccia e della fallita scalata alle Generali da parte dei francesi.
Tra i banchieri, la linea che dovrebbe emergere è quella di fare quadrato intorno a Fazio. Come si conferma dalle parole di Carlo Salvatori, presidente di Unicredit, l’unico che ha rotto il silenzio affermando apertamente che «quello che ha detto il governatore Fazio è la verità». E aggiungendo che «Maranghi ha una visione parziale della vicenda, di comodo».
Quanto alla tutela dei risparmiatori, le banche ribadiranno di essere state «parte lesa» nella vicenda. E ricorderanno al Parlamento il piano messo in atto per rimborsare, almeno parzialmente, i sottoscrittori dei bond. Di questo stesso tenore dovrebbe essere anche la difesa di Cesare Geronzi, patron di Capitalia, la cui esposizione nei confronti di Parmalat ammonta a 476 milioni di euro (386 verso le società operative e 90 milioni verso Parmatour).
Quanto ai bond, i banchieri punteranno i piedi. In pratica, deve essere
chiaro ai risparmiatori che ad alti profitti corrisponde un alto rischio.
Della vicenda Parmalat, intanto, si occupa anche il direttore di Le Monde Diplomatique, Ignacio Ramonet. Nel suo ultimo editoriale, infatti, sostiene che l’intera vicenda dimostra che «l’epoca delle imprese canaglia e degli imprenditori truffaldini non è finita»
come presagivano, invece «dopo il fallimento Enron i fautori della globalizzazione liberista» che avevano sostenuto come «quella vicenda avrebbe avuto l’effetto benefico di indurre il sistema a
correggersi».