Scontro in Cgil: la maggioranza corre a salvare il governo

05/07/2007
    giovedì 5 luglio 2007

    Pagina 4 - POLITICA & SOCIETÀ

      Scalone. Epifani e i «mussiani»: ok la proposta Damiano. Nicolosi è invece contro «l’automatismo». Fiom e Cremaschi: 57 e 35 di contributi

        Scontro nella Cgil.
        La maggioranza corre a salvare il governo

          Antonio Sciotto

          La Cgil ieri, nel suo Direttivo, ha riprodotto il dibattito dei partiti politici sullo scalone; a parte la Fiom, con Gianni Rinaldini, e la Rete 28 aprile di Giorgio Cremaschi, gli unici rimasti a difendere i 57 anni e 35 di contributi: l’eliminazione totale dello «scalone». Per il resto le posizioni sono queste: 1) Epifani e i «mussiani» (il gruppo intorno a Paolo Nerozzi) che sostengono la proposta Damiano, come fa Sinistra democratica; 2) la parte più a «destra» – quella integrata nel Partito democratico: Nicoletta Rocchi, Mauro Guzzonato, Agostino Megale, Achille Passoni, Marigia Maulucci – che non ha nascosto simpatie addirittura per lo «scalone» e le posizioni di Massimo D’Alema («anche se ci fossero le risorse per abolirlo, non le spenderei per questo»), e che avrebbe accettato possibilmente una diluizione da subito in «scalini»; 3) Nicola Nicolosi (area Lavoro e Società), che afferma che «in assenza di proposta del governo, valgono i 57 e 35 di contributi»; ma citando la proposta Damiano e i 58 anni più incentivi, non la elimina del tutto, seppure affermi che «ha bisogno di molti correttivi»: «Quello che non va è l’automatismo dell’aumento dell’età dopo la verifica dei tre anni».

          A questo punto ricordiamo cosa dice la «proposta Damiano». Nella prima parte è simile a quella del Prc: portare l’età dai 57 ai 58 anni e sperimentare per tre gli incentivi; solo che Damiano include tutti i lavori, il Prc vorrebbe esclusi gli usuranti. Ma subito dopo la proposta del ministro ha un’insidia messa in evidenza da Nicolosi, e rifiutata ugualmente dal Prc: se dopo i tre anni si dovesse sperimentare che gli incentivi non hanno funzionato, si dovrebbe aumentare automaticamente l’età. Cioè tornerebbe lo scalone: la «fregatura» è che i sindacati firmerebbero per un obbligo all’aumento dell’età, e il loro ruolo al tavolo nel 2010 si ridurrebbe solo al momento della verifica (se gli incentivi hanno funzionato o meno), senza poter esercitare un rifiuto.

          Dunque il Direttivo di ieri si è concluso senza voto, riaggiornato senza data. Ma Epifani, in conclusione, ha espresso la sua proposta a Prodi, su cui lo ha chiamato «a esprimersi», e che ha detto «condivisa dalla maggioranza del direttivo»: «Superare lo scalone prevedendo un aumento dell’età pensionabile a 58 anni, incentivi alla permaneza volontaria al lavoro e verifica dopo un triennio». Fermandosi alla «verifica», il leader Cgil non esclude l’automatismo, che dunque resta un rischio attuale. Epifani l’ha definita «proposta della Cgil», perché non accetta esplicitamente (seppure non lo escluda) l’automatismo Damiano; anche Nerozzi ha appoggiato la proposta «Cgil, Cisl e Uil recepita con coraggio da Damiano», senza escludere l’automatismo e affermando che il direttivo ha dato «ampio consenso». In più, ha detto che «è giusto chiudere presto nell’interesse del Paese e per dare un segno di stabilità».

          Ai 58 anni di Epifani si oppone dunque Nicolosi, che non è d’accordo con la sintesi del direttivo già data per certa dal leader Cgil e da Nerozzi, quando sottolinea che «fino a una proposta unitaria del governo valgono i 57 e 35». Come Rinaldini: «Sono sbagliate e inaccettabili le proposte di portare l’età a 58 anni» (mostrandosi non convinto, dunque, anche del compromesso Prc); e Cremaschi, secondo cui «senza il voto tutte le posizioni sono aperte», e che ribadisce quella Fiom: appunto 57 e 35.