Scontro Cgil-Cisl sul sindacato del futuro

07/06/2002



              Pezzotta vuole un modello partecipativo, Cofferati no – Il premier: sul lavoro se c’è un’idea migliore, cambieremo
              Scontro Cgil-Cisl sul sindacato del futuro


              Massimo Mascini
              ROMA – Bipolarismo sindacale. È questo lo spettro che Sergio Cofferati teme si profili per il movimento dei lavoratori. A suo avviso tutta la politica del Governo mira a dividere lo schieramento sindacale e a minare in profondità la sua autonomia, costringendo le diverse sigle a schierarsi, da una parte o dall’altra, frutto malato del maggioritario. Un’immagine che però Savino Pezzotta non accetta, anzi respinge in nome della storia della Cisl, che dell’autonomia ha sempre fatto una bandiera, il più importante degli obiettivi. Tutto forse si basa sulla differente valutazione che i segretari di Cgil e Cisl danno della bilateralità, che in effetti, lo conferma il sottosegretario Maurizio Sacconi, rappresenta al momento l’asse strategico del negoziato in corso. Per Cofferati non esistono dubbi. A suo avviso l’obiettivo del Governo non è semplicemente la divisione del sindacato, ma «il suo mutamento genetico». In un’intervista a Giampaolo Pansa per l’Espresso, Cofferati ha detto che l’Esecutivo vuole convincere il sindacato a ridurre la sua azione di tutela per farlo diventare soprattutto «erogatore di servizi», assumendo una «veste neocorporativa». Il tutto nell’indifferenza della sinistra politica, se non peggio ancora. In questa situazione il sindacato a suo avviso non può che restare fermamente autonomo e proprio per questo sarebbe impossibile che il segretario uscente della Cgil si gettasse in politica, creando difficoltà al suo sindacato di origine. Una visione che non è accettata da Pezzotta, che ha invitato Cofferati a smetterla «con le insinuazioni e le calunnie». «Continua ad accusarci di essere il sindacato del Governo – ha affermato – ma offende l’intelligenza degli italiani». A suo avviso non esistono infatti i «possessori di verità» e per questo considera un errore che la Cgil non partecipi ai tavoli di trattativa. Ma anche dove la Cgil è presente le cose non cambiano molto. Anche ieri la trattativa sul Mezzogiorno non sembra avere riscosso molto favore. Il Governo ha fatto degli annunci importanti. Antonio Marzano ha affermato che nel prossimo triennio 11.200 milioni di euro saranno convogliati al Sud da varie parti e che queste risorse saranno in grado di creare tra i 400 e i 530mila nuovi posti di lavoro. Gianfranco Miccicché ha detto che l’Italia è al primo posto per avere utilizzato ben il 70% dei fondi strutturali programmati. Ancora, Miccicchè ha detto che nei prossimi giorni il Governo presenterà un decreto legge che modificherà le attuali norme e consentirà il cumulo tra Tremonti bis e credito d’imposta. Ma il giudizio del sindacato è stato negativo. Se Guglielmo Epifani per la Cgil ha espresso molti dubbi ed elevato critiche, Cisl e Uil hanno comunque sospeso il loro giudizio in attesa di maggi*ori specificazioni, comunque sollevando vari problemi. Il Governo però è soddisfatto e forse anche in questo senso si spiega perché Silvio Berlusconi ieri abbia assicurato la disponibilità del Governo a rivedere la soluzione sull’articolo 18 al termine del negoziato, e abbia dichiarato di non essere affatto soddisfatto delle divisioni della sinistra, sindacale e politica.

              Venerdí 07 Giugno 2002