Scontro aperto sui dati dell’inflazione

15/10/2003



      Mercoledí 15 Ottobre 2003



      Scontro aperto sui dati dell’inflazione

      La spesa delle famiglie – L’Istat conferma il 2,8% di settembre mentre la Confcommercio contesta la responsabilità dei rincari

      NICOLETTA PICCHIO


      ROMA – È guerra sull’andamento dell’inflazione: ieri l’Istat ha confermato i dati di settembre, indicando a +2,8% l’incremento tendenziale e a +0,2% quello congiunturale. Proprio nello stesso giorno la Confcommercio ha tagliato da Napoli il nastro della manifestazione nazionale «A carte scoperte», un contatto diretto con i consumatori per spiegare che non sono i negozianti i responsabili del carovita, ma la burocrazia, i servizi e la produzione. Accuse che i diretti interessati rimandano al mittente: «Il commercio non ribalti sulle industrie aumenti che non ci sono stati», ha detto il vicepresidente della Confindustria, Nicola Tognana, mentre il presidente dell’Abi, Maurizio Sella, ha affermato: «Se non fosse cambiato il calcolo i servizi delle banche sarebbero cresciuti del 2%». Le polemiche rimbalzano anche sui tavoli della politica: il ministro delle Attività produttive, Antonio Marzano, sollecita un’intesa tra le associazioni per tenere i prezzi fermi, ma dall’opposizione arriva l’invito a istituire una commissione d’inchiesta per verificare l’andamento dei prezzi e «acquisire gli elementi che possano consentire una fase innovativa della politica economica del Governo». Proprio la scorsa settimana Palazzo Chigi aveva convocato le parti per avviare il tavolo sull’inflazione. Tra un paio di settimane si terrà il prossimo incontro e il ministro ha annunciato provvedimenti per rendere più liberi i saldi oltre a una sollecitazione alle Regioni per attuare rapidamente la riforma del commercio. Stando ai dati Istat, le tensioni maggiori ci sono sul capitolo alimentari, che continuano da maggio 2003, soprattutto per ortaggi, con +10,2% all’anno, e frutta, con un +6,7% all’anno: variazioni superiori alla media del settore food che si assesta a settembre al 4% su base annua, mentre sul mese precedente sale dello 0,7 per cento. Pesano anche i prezzi dell’istruzione, +1,1% rispetto ad agosto e del 2,8 su base annua; il settore abitazione e acqua è cresciuto del 3,1% su base annua e quello "altri beni e servizi" del 3,3 per cento. Inoltre l’indice armonizzato Ue è salito complessivamente dello 0,8% sul mese precedente e del 2,9% sull’anno a causa dello stop ai saldi estivi. Ieri la Confcommercio ha controbattuto con i propri dati: le responsabilità sono da ricercare negli aumenti delle tariffe, cresciute del 4,2% solo nel 2003, e della pressione fiscale. Elementi che secondo il presidente Sergio Billè hanno portato alla chiusura nel primo semestre dell’anno di oltre 52mila negozi. La Confcommercio ha chiesto al Governo di mantenere gli impegni presi con gli italiani, di proseguire con il taglio delle tasse e di alleggerire la macchina burocratica. Secondo i dati di Billè l’inflazione nel 2004 dovrebbe scendere al 2,1%; nel periodo gennaio 2002-agosto 2003 in Europa i prezzi alla produzione sono aumentati mediamente dell’1,3% contro l’1,9% dell’Italia. I prezzi dei beni al consumo nell’analogo periodo hanno segnato un +1,7% nella Ue e del 2% in Italia. Se Billè si difende, gli agricoltori invece chiedono più trasparenza nella filiera e nelle etichette. «Il problema dei prezzi dei prodotti alimentari, in particolare quelli dell’ortofrutta, deve essere affrontato in maniera chiara e definitiva – afferma Massimo Pacetti, presidente della Confederazione italiana agricoltori -. È indispensabile sviluppare il confronto che si è aperto tra Governo e parti sociali e occorre anche un concreto dialogo tra tutta la filiera agroalimentare per arrivare a una completa trasparenza e garantire, così, i consumatori che troppe volte si trovano frastornati sia dagli aumenti che da una informazione confusa e parziale». Intanto l’Intesa dei consumatori se la prende con l’Istat per il calcolo errato sull’andamento della voce comunicazione (l’Istituto ha corretto a -0,2% l’andamento, un dato che i consumatori contestano). In questa guerra di cifre e posizioni, Marzano ha affermato che il dato dell’inflazione di settembre era aspettato. E che solo l’arrotondamento di un euro a 2mila lire crea di per sè un aumento del 3 per cento. «Ci sono stati fenomeni speculativi di alcuni, non dell’intera categoria», ha detto Marzano, mentre il viceministro Urso afferma che il Governo punta a ridurla al 2 per cento. Il sindacato insorge: la per Cgil, il Governo sta guardando inerte l’aumento del carovita; per il laeder della Cgil, Savino Pezzotta, l’inflazione italiana è «prezzi su prezzi» e quindi vuol dire che «qualcuno ha fatto la cresta». Se a livello locale, come a Torino, prendono il via i patti tra categorie per il contenimento dei prezzi, la guerra di cifre si scatena anche sui pubblici esercizi: per l’Intesa dei consumatori negli ultimi tre anni alberghi e ristoranti hanno avuto impennate oltre il 20%, mentre per la Fipe i dati Istat, -0,4% su agosto e + 3,9% su settembre 2002, sono la conferma della frenata della dinamica dei prezzi.