Scommesse ippiche, si riparte da un Ddl

26/05/2003



              Sabato 24 Maggio 2003
              NORME E TRIBUTI
              Scommesse ippiche, si riparte da un Ddl


              ROMA – Il decreto legge sulle scommesse ippiche e l’Unire diventa un semplice disegno di legge. Come aveva preannunciato il ministro delle Politiche agricole, Gianni Alemanno, promotore dell’intervento governativo, la scadenza ormai imminente (era proprio ieri l’ultimo giorno per la conversione in legge) e la necessità di apportare alcune modifiche al testo – che ha incontrato una dura opposizione da parte della Lega, tanto da prefigurare un’impasse simile a quella sulle quote latte – hanno portato l’Esecutivo a scegliere un’altra strada.
              Tuttavia lo stesso Consiglio dei ministri si è impegnato formalmente, nel comunicato ufficiale al termine dei lavori, a garantire «un rapido prosieguo dell’esame», vista l’urgenza delle disposizioni.
              E in effetti la contrapposizione tra il Governo (in particolare il ministero dell’Economia e i Monopoli) e i concessionari di scommesse si trascina ormai da anni, con effetti potenzialmente molto pesanti sul mondo dello sport.
              Il nodo è rappresentato dai minimi garantiti che i concessionari si sono impegnati a pagare, sostenendo l’Unire (con le scommesse ippiche) e il Coni (con quelle sullo sport). Un obbligo al quale non hanno però potuto fare fronte, a causa di uno sviluppo del business inferiore alle attese e a carichi fiscali giudicati eccessivi.
              Così Alemanno (che condivide con Tremonti le competenze sulle scommesse ippiche, in quanto titolare del "governo" dell’Unire) si era fatto promotore del decreto legge che da una parte dava nuovo ossigeno all’Unire e dall’altra consentiva ai concessionari di ripartire con un carico di debiti meno gravoso. Era stata infatti prevista la riduzione di un terzo dei debiti pregressi (85 milioni di euro), con una rateizzazione del debito residuo (circa 160 milioni) e la contestuale riduzione dell’imposta unica. All’Unire invece veniva garantito un finanziamento decennale di 150 milioni di euro da parte della Cassa depositi e prestiti, con parte degli oneri a carico dello Stato.

              M.CAV.