Scommesse in crisi, nuova legge in vista

15/03/2001

Il Sole 24 ORE.com

    Del Turco chiede un parere al Consiglio di Stato

    Scommesse in crisi, nuova legge in vista
    Martino Cavalli
    ROMA. Il ministero delle Finanze cala l’asso per salvare tutto il sistema di scommesse sportive e ippiche, prossimo al collasso finanziario. Il dicastero di Ottaviano Del Turco ha infatti chiesto un parere al Consiglio di Stato sulla possibilità di annullare le regole attuali e ripartire su nuove basi.
    È la principale novità emersa dalla riunione tenuta ieri sera dalla commissione tecnico-finanziaria istituita dallo stesso ministero, alla quale hanno preso parte i rappresentanti dei concessionari, ma anche delle banche, sulle quali si sta esercitando una crescente pressione per partecipare all’operazione di salvataggio.
    All’ordine del giorno dei lavori (si veda «Il Sole-24 Ore» di ieri), la necessità di trovare una difficile soluzione entro la fine del mese — data ultima per consentire ai sindaci di approvare i malandati bilanci delle concessionarie — alla crisi finanziaria dei gestori, che rischia di travolgere anche il delicato equilibrio finanziario di Coni e Unire, largamente sovvenzionati dai proventi delle scommesse, ma anche di danneggiare l’Erario con minori proventi, oltre alle stesse banche, coinvolte dalle fideiussioni prestate per i minimi garantiti.
    Il punto di partenza è ormai assodato e ieri è stato ribadito ufficialmente: non sta più in piedi l’ipotesi che il volume totale di scommesse (ippiche e sportive) possa raggiungere i 9mila miliardi annui, cifra prospettata con troppo ottimismo dal ministero delle Finanze al momento della predisposizione del bando di gara. Le rosee aspettative sono ormai ridimensionate a 6mila miliardi: 4mila per le scommesse ippiche, 2mila per quelle sportive. Oltre, sicuramente non si può andare.
    Ma i bilanci 2000 ormai sono chiusi e mancano all’appello 410 miliardi di minimi garantiti. Si spera che le banche vengano in soccorso, coprendo questa cifra in prima battuta (anche perché il Coni si ritroverebbe senza ossigeno) e rifacendosi in un secondo momento sui concessionari secondo criteri da stabilire. Sagi Sport, il sindacato che raggruppa quasi 150 agenzie Matchpoint, avrebbe proposto, ad esempio, una rateizzazione in sei anni. Ma le banche sono contrarie ad esporsi in prima persona se tutto il sistema è "oggettivamente" impossibilitato a garantire un redditività negli anni successivi. E non si vede come questo possa succedere se tutti concordano nel dire che il volume massimo di raccolta va ridimensionato del 30%.
    Ecco quindi la necessità di rimettere mano alla legge che, così com’è, non consentirà mai di uscire da questa situazione di crisi.
    Allo studio, tra le varie ipotesi, c’è la trasformazione del minimo garantito in una semplice tassa di concessione di 50 milioni di lire annue, anche questa una proposta del Sagi. Un’altra proposta riguarda la possibilità di restituire le concessioni improduttive senza che questo dia luogo all’escussione della fideiussione.
    Tutte soluzioni che ovviamente non sono previste dall’attuale regolamentazione. Ecco perché il ministero delle Finanze corre ai ripari con il tentativo — certo non facile — di prepensionare una legge recentissima ammettendo di aver sbagliato i calcoli e ripartire su basi completamente nuove, azzerando tutto e bandendo una nuova gara. Il Consiglio di Stato dirà se si tratta di una strada percorribile.
    Nell’attesa, la posizione degli istituti di credito non può che essere di estrema prudenza. Invitati alla riunione di ieri come semplici osservatori, giocano un ruolo fondamentale nell’intera operazione di salvataggio ma — come detto — non hanno alcuna intenzione di fare un passo in avanti fino a che questo business sarà impossibilitato a produrre profitti.
    Intanto la crisi che ha colpito gli scommettitori si sta riflettendo sulla quotazione in Borsa dell’unico operatore quotato a Piazza Affari con interessi in questo settore: ieri il titolo Snai, infatti, ha lasciato sul terreno oltre il 6% dopo essere stato sospeso per eccesso di ribasso.

    Giovedì 15 Marzo 2001

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A picco il titolo Snai
 
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