Scommesse: anche la Snai rischia

28/03/2001



Mercoledì 28 Marzo 2001 Pag. 15

Scommesse, il boomerang dei miliardi in garanzia

Anche la Snai rischia: fideiussioni della sua holding ad agenzie ora in crisi. Coni pronto a batter cassa
      MILANO – Un’intricata ragnatela di garanzie personali e fideiussioni. Ha funzionato anche così il sistema delle scommesse sportive in Italia. La grande macchina dell’azzardo di Stato, lanciata due anni fa dal governo D’Alema, sta per uscire di strada, con il consueto contorno di recriminazioni e accuse tra tutti i protagonisti della vicenda. Difficile, davvero difficile capire chi ha sbagliato o, peggio, se qualcuno ha approfittato della situazione. Di certo, però, per ricostruire i delicati equilibri che reggono un business da più di 5.000 miliardi di giocate è necessario dare un’occhiata ai bilanci di Snai servizi. Quest’ultima è la holding che controlla la Snai quotata in Borsa, il marchio leader in Italia nel settore delle scommesse. Ebbene, dalle pagine del bilancio emerge che Snai servizi ha fornito fideiussioni per quasi 50 miliardi ai propri soci. E chi sono questi soci? Sono i titolari delle sale scommesse, che adesso, secondo quanto loro stessi dichiarano, sono quasi tutti sull’orlo del dissesto. Ma ancora non basta, perché la Snai servizi per far fronte ai propri impegni ha depositato in garanzia presso Rolobanca le azioni della propria controllata Snai. Insomma, se davvero molte sale scommesse saranno costrette a chiudere i battenti, allora per una sorta di effetto a catena anche il gruppo Snai potrebbe subire contraccolpi. In teoria Rolobanca ha il diritto di rivalersi sul proprio debitore rilevando parte del pacchetto di Snai depositato a garanzia. E quindi, sempre in teoria, Snai servizi potrebbe perdere il controllo della Snai quotata in Borsa. Il tempo limite sta per scadere. A partire dall’ultimo giorno di marzo, infatti, il Coni e l’Unire (l’ente che sovrintende all’attività ippica) possono batter cassa e chiedere ai titolari delle sale scommesse il pagamento delle somme promesse quasi due anni fa, al momento delle gare pubbliche per l’assegnazione delle agenzie. Lo stesso Coni, da tempo sull’orlo del dissesto, e anche l’Unire rischiano grosso. Nei loro bilanci preventivi avevano inserito le somme promesse dai concorrenti alla gara. In totale, mancano all’appello oltre 400 miliardi e pochissimi operatori sembrano in grado di rispettare quegli impegni. E allora il naufragio sarà inevitabile. Tutto chiaro? Mica tanto, perché a complicare la situazione c’è anche il meccanismo delle garanzie.
      In sostanza, una volta chiusa la gara, tutti i titolari delle sale scommesse sportive hanno dovuto prestare al Coni una fideiussione di 500 milioni. Non tutti però erano in grado di farlo. E così al loro posto è intervenuto qualcun altro. Per esempio la Snai, che direttamente non possiede nessuna agenzia, ma fornisce servizi a oltre 700 sale ed è controllata da un gruppo numeroso e influente di operatori del settore. Di fatto però la gestione e le principali decisioni strategiche di Snai sono affidate a un gruppo ristretto di famiglie. Nomi come Ughi, Bassi, Corradini, Lucchi, Ginestra, ovvero, come documentato da un’inchiesta del
      Corriere della Sera , gli agenti ippici più ricchi e potenti, quelli che da sempre tengono in mano il business delle puntate. Neppure Snai però poteva permettersi di garantire per tutti. E così, secondo quanto risulta da documenti ufficiali, c’è chi ha percorso strade alternative. Per esempio Sandro Bassi, uno dei più importanti agenti ippici nazionali, ha prestato garanzie personali per le sue agenzie. Ma non solo per quelle. Bassi insieme alla moglie Iole Paglione figura come coobbligato a favore di altre 17 agenzie che sono intestate a quattro società diverse: Biblos, Billenium, Lennok e Smile. Ma, a ben guardare, Bassi, che siede nel consiglio di amministrazione di Snai e di Snai servizi, non risulta titolare di nessuna di queste società. Per quale motivo allora si è assunto l’onere di prestare a una garanzia a loro favore?
      Difficile dare una risposta precisa. La famiglia Bassi, però, nei mesi precedenti la gara pubblica del luglio 1999 per l’assegnazione delle nuove sale scommesse, si è dimostrata molto attiva. Così, come rivelato dal
      Corriere in un articolo del 18 marzo scorso, a maggio del 1999 nel giro di pochi giorni sono nate una serie di società tutte a vario titolo collegate ai Bassi. E tutte, o quasi, con sede allo stesso indirizzo in via Pisacane, 6, a Mantova, la città dove risiede Bassi. I nomi? Eccoli Adria bet, Arcobaleno, Euganea betting, Mondial bet, Play time, Simon. Qualcuna era gestita da Bassi personalmente. Altre vedevano come soci la moglie o la figlia dello stesso Bassi. Tutto regolare? A questo proposito le norme stabilite dal Coni con l’approvazione del ministero delle Finanze sono molto precise e vietano a un concessionario di controllare più del 50% delle agenzie in quelle province dove le sale in attività sono comprese tra 2 e 14. Grazie alle sale intestate ai parenti, Bassi è riuscito ad aggirare questo limite in province come Mantova, Cremona, Rovigo. E ora spuntano 17 nuove agenzie, disseminate tra Mantova, Rimini, Forlì, Parma, Bologna e Verona, per cui l’intraprendente operatore mantovano ha prestato garanzie personali. «Faremo chiarezza», ha promesso il sottosegretario Alfiero Grandi dopo le rivelazioni del Corriere . Di certo adesso il ministero rischia di ritrovarsi invischiato in una complessa vertenza legale con i titolari delle sale scommesse, che accusano il governo di aver sovrastimato il mercato inducendoli a garantire dei minimi poi dimostratisi troppo elevati.
Vittorio Malagutti


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