Scommesse, aiuti ma non per tutti

11/12/2001

Il Sole 24 ORE.com


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    Molgora (Finanze): «Troppi furbi saliti sul carro»

    Scommesse, aiuti ma non per tutti
    M.Cav.
    MILANO – «Ci sono molti furbi che stanno tentando di salire sul carro, per ottenere una qualche forma di aiuto pubblico, e poi non bisogna dimenticare che questi famosi minimi garantiti sono pur sempre stati oggetto di un’offerta formulata liberamente dagli stessi imprenditori». Daniele Molgora (Lega), sottosegretario alle Finanze, è pronto ad ammettere che il Governo sta cercando una soluzione al problema dei minimi garantiti per i concessionari di scommesse, ma allo stesso tempo fa capire che non c’è troppo da sperare in una sorta di "sanatoria" per tutti, destinata a cancellare indistintamente gli obblighi pregressi. Quale può essere la formula per evitare il collasso del settore, però distinguendo i "furbi"? Su questo, Molgora mantiene un riserbo totale. «Stiamo studiando la questione», si limita a dire, aggiungendo che «c’è una varietà di situazioni da scremare, ci sono puri piagnistei». Ma la dichiarazione del sottosegretario alle Finanze al Sole-24 Ore sarà certo sufficiente a preoccupare le decine, se non centinaia, di concessionari che attendono un salvataggio sic et simpliciter da parte del Governo. Ormai i tempi stringono. Sabato prossimo infatti scade la sospensione del pagamento dell’imposta unica, "misura tampone" che era stata decisa dall’allora ministro delle Finanze, Ottaviano Del Turco, in attesa di varare interventi più strutturali. D’altra parte l’esito di questo business non riguarda solo qualche centinaio di concessionari, ma l’Erario e soprattutto lo sport italiano, attraverso Coni e Unire: il fallimento di gran parte di loro avrebbe quindi un pesante riflesso sui bilanci dei due enti. Il Coni (al contrario dell’Unire, che dipende dal ministero delle Finanze) non ha perso tempo e ha già chiesto il pagamento dei minimi, e quindi l’escussione delle fidejussioni, con l’unico risultato di far partire una raffica di ricorsi al Tar. E, fino a pochi giorni fa, insisteva nell’inserire nel budget 2002 i proventi di questo business, operazione piuttosto improbabile, visto che chiedendo l’escussione della fidejussione si determina di fatto la chiusura di molte agenzie e si riducono di parecchio gli introiti futuri. Lo stesso Coni, peraltro, non rinuncia all’idea di gestire in proprio anche le scommesse sportive: la futura società (51% Coni e 49% privati), oltre alla gestione dei concorsi tipo Totocalcio, si è infatti lasciata aperta la porta per una diversificazione in questo senso.
    Martedí 11 Dicembre 2001
 
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