Scivola il Fisco più leggero

17/05/2004

        16 Maggio 2004
        retroscena
        Alesssandro Barbera
        AMPIE DISTANZE SULLA DIMENSIONE DELL’INTERVENTO DI RIFORMA
        Scivola il Fisco più leggero
        Fini: il vero limite è il 2006
        Palazzo Chigi costretto a prendere atto dei tempi troppo stretti
        Buttiglione: prima o dopo il voto, l’importante è muoversi bene

          LE possibilità per il premier di vedere almeno una bozza di riforma fiscale prima delle elezioni europee sembrano svanire di giorno in giorno. Già nell’ultimo vertice della Casa delle Libertà Berlusconi, lasciato solo con Giulio Tremonti, aveva capito che trovare un accordo in tempi rapidi sarebbe stato difficilissimo: da un lato c’è il problema delle risorse, dall’altra non era emersa la disponibilità di An, Udc e Lega a superare le divisioni sul tipo di riforma fiscale da mettere a punto. Ora il leader della coalizione – dicono a Palazzo Chigi – pare abbia «preso atto» che l’impresa è disperata. «Non ce la si fa, temo dovremo aspettare dopo le elezioni». Berlusconi non avrebbe però intenzione di mollare la presa sugli alleati, anche perché in questa fase elettorale qualunque cedimento sulla proposta mostrerebbe il fianco alle critiche del centrosinistra.
          Nel frattempo però la maggioranza sembra trovare più motivi per dividersi che per restare unita. Al punto che ieri è diventata oggetto di polemica persino la paternità del cosiddetto «quoziente familiare», un meccanismo di agevolazione fiscale per le famiglie che sarebbe molto gradito dal mondo cattolico.
          Un’altra pietra tombale sulla possibilità di trovare un accordo prima delle europee l’ha messa Gianfranco Fini. «Come ho già detto, non c’è una data limite per la riforma fiscale se non quella indicata dagli elettori. Ma non dagli elettori delle europee del 13 giugno, dagli elettori delle politiche del 2006, quelle di fine legislatura». Anche il leader di An però non vuole sentire parlare di «accantonamento» della proposta: «Credo si debba attentamente valutare se c’è una possibilità di intervento anche prima del 13 giugno. Ma se questo non dovesse essere, rimane un impegno confermato per il 2006».
          «Mi pare difficile che prima delle europee si possa definire una manovra così delicata. Il progetto di riduzione della pressione fiscale è stato annunciato, e ci si sta lavorando», aveva detto in mattinata anche il ministro Maroni. «Non abbiamo alcuna difficoltà a portare a termine la riforma, che è un impegno di tutto il governo», aggiungeva Rocco Buttiglione: «O prima o dopo il voto, l’importante è farla bene, fuori da calcoli elettorali».
          Nella maggioranza restano intatte le distanze su un punto sostanziale della possibile riforma, vale a dire da quali ceti partire per attuarla. L’idea di Berlusconi e Tremonti di rivedere le aliquote anche per chi guadagna più di 70 mila euro all’anno lascia fredda soprattutto An. In questa fase elettorale dalle parti di Via della Scrofa non si vuole in alcun modo mandare messaggi contraddittori alla fascia di elettorato meno abbiente che vota a destra. «In Italia a pagare il 45% di aliquota sono 500 mila contribuenti», ha ribadito Fini ieri a una manifestazione a Roma. «Credo di aver interpretato non il protagonismo di An, ma la giustizia sociale dicendo di cominciare a tagliare le tasse a partire dai 38 mila contribuenti che hanno un reddito basso». Su questo punto Fini rivela di «non aver faticato a convincere gli alleati, a partire da Silvio Berlusconi». Le riforme «le faremo», ha promesso «ma aspetti chi se lo può permettere perché non ci sono 12-14 miliardi di euro per abbassare le tasse anche a loro».
          Fini accenna ai numeri, forse il vero motivo che sta alla base del mancato accordo. Una riforma fiscale va finanziata, e ad un mese dal voto è quasi impossibile avere la forza politica per imporre veri tagli alla spesa pubblica. Nel corso del vertice della scorsa settimana il ministro dell’Economia ha impietosamente spiattellato la sua lista nera, in vista fra l’altro di una manovra correttiva da almeno sei miliardi che a questo punto prende il sopravvento sull’ipotesi di tagli alle tasse. Sul tema dei tagli agli incentivi alle imprese (nel mirino di Via XX settembre e uno dei temi sui quali le distanze sono ancora enormi) ieri Maroni è andato in aiuto di Tremonti: «Bisogna intervenire sui contributi a fondo perduto alle imprese, che in Italia raggiungono il livello più elevato d’Europa. Vanno riportati sui livelli europei e sostituiti con strumenti di agevolazione. Ma questo non è sufficiente. Stiamo lavorando per vedere su quali altri fronti intervenire». Ieri si è saputo che anche il ministro Marzano starebbe lavorando a un progetto di riorganizzazione del sistema degli incentivi alle imprese in parte alternativo a quello giudicato troppo drastico di Tremonti.
          Intanto nell’opposizione si ironizza sugli annunci finora andati a vuoto sul tema fiscale. «È come credere a qualche leggenda del Medioevo che ritorna alla luce, come quei fiumi carsici che affiorano e scompaiono», diceva ieri a Sulmona il leader della Margherita Rutelli. «Sono tre anni che la destra è al potere e in questi tre anni le tasse sono aumentate, la pressione fiscale è aumentata, così come è aumentata la spesa pubblica. E’ credibile che una riforma del fisco si faccia a un mese dalle elezioni?».