«Sciopero inevitabile»

15/01/2003



 
   
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15 Gennaio 2003
ECONOMIA




 



              «Sciopero inevitabile»
              Tutta l’industria e l’artigianato fermi per quattro ore il 21 febbraio. La Cgil vota all’unamimità. «Non è una scelta di rottura»

              PAOLO ANDRUCCIOLI
              Il direttivo nazionale della Cgil ha deciso: sciopero generale dell’industria e dell’artigianato di quattro ore per il 21 febbraio. La Cgil ha votato all’unanimità la proposta del segretario generale Guglielmo Epifani, che ieri ha voluto anche rispondere al segretario della Cisl, Savino Pezzotta, che lo aveva accusato di voler perseguire l’egemonia. Tra sindacati si riaccende così la polemica e per oggi il segretario della Cisl ha convocato una conferenza stampa per spiegare i motivi della sua indignazione contro la Cgil. Lo sciopero generale non è in polemica con le scelte di Cisl e Uil, ha spiegato invece ieri Epifani nel corso della conferenza stampa convocata alla fine del direttivo. «Noi – ha detto il segretario generale della Cgil – abbiamo sperato fino che lo sciopero potesse avere catattere unitario, purtroppo non sono arrivate le risposte che pensavamo potessimo avere». Epifani ha smentito quindi che alla base dello sciopero ci sia una qualsivoglia pretesa egemonica della Cgil rispetto agli altri sindacati. E ha detto che lo sciopero non solo si è reso necessario per tentare di invertire una politica industriale inesistente del governo che sta portando interi settori su una strada di declino irreversibile. Basta vedere quel che sta succedendo per la più grande fabbrica d’automobili, la Fiat. Ma tutta l’economia produttiva va male e in crisi ci sono praticamente tutti i grandi gruppi, meno l’Eni, ha spiegato ieri Epifani, che forse è l’unico gruppo italiano che ancora riesce a reggere la competizione internazionale. Lo sciopero è necessario – hanno detto ieri molti dirigenti nazionali della Cgil – ma è anche urgente proprio perché sono urgenti le scelte da compiere ed è più che mai urgente cominciare a dare qualche risposta positiva alla crisi industriale e produttiva.

              I tempi dello sciopero (di cui sono ancora da decidere le modalità) sono state scelte oculatamente. «Adesso – ha detto Epifani rispondendo anche a tutti coloro che criticano la scelta della Cgil- bisogna fare qualcosa, perché adesso c’è la consapevolezza della delicatezza del sistema produttivo del paese». Anche su questo punto Epifani ha voluto fare riferimento alla Cisl. Anche Pezzotta, infatti, parla di rischio di declino industriale, come d’altra parte ne parlano con parole diverse anche la Banca d’Italia e la Confindustria. «Ma quello che ci divide oggi dalla Cisl – spiega ancora Epifani – è proprio la valutazione dei tempi, dell’urgenza di dover far qualcosa ora e non quando magari sarà tardi».

              Rispondendo a una domanda di un giornalista sull’idea di Berlusconi di modificare i criteri di calcolo del Pil, Epifani ha detto di non aver ben capito come mai il presidente del consiglio pensi di dover cambiare le modalità statistiche sul Pil e non ha invece detto nulla per quanto riguarda le modalità statistiche sui prezzi». Come al solito, è la conclusione del segretario della Cgil, Berlusconi usa due pesi e due misure per valutare i fenomeni e i problemi.

              Si va dunque allo sciopero. Non c’è tantissimo tempo per prepararlo visto che manca poco più di un mese. Da oggi partità però la macchina organizzativa della Cgil e di tutte le categorie interessate. Ovviamente è la Fiom a trainare, partendo dalla questione Fiat, ma allargando il tipo di intervento a tutta la realtà industriale metalmeccanica e legata alla metalmeccanica. Da Torino, a proposito di metalmeccanici, la Fiom spinge affinché lo sciopero del 21 sia davvero generale. «Chiediamo – ha detto ieri Giorgio Airaudo – che a Torino lo sciopero sia esteso a tutte le categorie e preparato con assemblee sulla base di una piattaforma sul futuro della città».

              La Cgil si mobilita anche su altri grandi temi, oltre che sulla crisi industriale. Sempre ieri il direttivo ha varato infatti molte proposte nuove della confederazione: dalla sanità, ai nuovi ammortizzatori sociali. Si annunciano poi mobilitazione anche di altri settori sociali e del lavoro. Tra questi si vuole dare grande rilievo alle tematiche della scuola. Per il 12 aprile la Cgil, insieme a molte altre organizzazioni della società civile, ha promosso una manifestazione sulla scuola pubblica a Roma, con lo slogan: «Scuola pubblica: tu per pochi, io per tutti». Qualche problema di linea si riscontra dentro la Cgil sulla sanità. La minoranza ha infatti criticato uno dei punti del documento sulla sanità. Fa in particolare discutere la proposta sulla sanità «integrativa» (ovvero quella privata). Il documento non è passato all’unamità : 60 sì, 23 no, 6 astenuti. «Questa divisione – ha detto ieri Gian Paolo Patta – che avviene sul terreno delicato dei diritti dei lavoratori e di cittadinanza spero venga ricomposta con impostazioni coerenti con gli orientamenti congressuali».