Sciopero generale più difficile

10/09/2003

mercoledì 10 settembre 2003
 
Pagina 31 – Economia
 
 
La Commissione di garanzia detta nuove regole per le proteste nei servizi pubblici essenziali
Sciopero generale più difficile
Epifani: così si ledono i diritti
          Protesta la Cgil, ma anche i comitati di base che oggi organizzano presidi
          I sindacati di categoria devono aderire formalmente. Più rigore nel preavviso

          ROMA – Giro di vite sugli scioperi generali. La Commissione di garanzia ha predisposto una bozza di riforma che contiene regole maggiormente vincolanti per la proclamazione di uno sciopero di questo tipo. Il voto in commissione, previsto per la giornata di oggi, è tuttavia slittato. Il documento, attualmente all´esame dei sindacati, è finalizzato – dice il presidente della commissione Antonio Martone – a tutelare i servizi essenziali. I sindacati autonomi, che vedono limitate le possibilità di proclamazione dello sciopero, parlano di regole liberticide. Nella bozza si stabilisce, infatti, che uno sciopero generale può essere proclamato soltanto da confederazioni «dotate tendenzialmente di diffusa rappresentanza per tutte le categorie pubbliche e private».
          Mentre Martone assicura che i sindacati verranno ampiamente consultati (Cgil, Cisl e Uil sono state convocate per il 16), la stessa Cgil e il sindacato di base Rdb-Cub hanno già espresso la loro netta contrarietà al progetto. In particolare, le Rdb-Cub hanno organizzato per la giornata di oggi un presidio davanti alla sede della Commissione di garanzia. Attraverso le nuove regole, la commissione vuole costringere anche le singole categorie ad esprimere formalmente la loro adesione o meno allo sciopero generale proclamato dalla confederazione: nella bozza si parla infatti di «un´apposita proclamazione da parte delle organizzazione di categoria» nel rispetto di tutti gli obblighi previsti dalla legge (quelli, in particolare, previsti per gli scioperi nei servizi pubblici, a partire dai trasporti).
          Il rischio, in questo modo, è che emergano conflitti tra categorie all´interno di una stessa confederazione circa l´opportunità di uno sciopero generale, o – più verosimilmente – che alcune categorie dei servizi pubblici non possano scioperare perché «ingabbiati» dalla legge sugli scioperi nei servizi pubblici essenziali. La legge prevede infatti vincoli di durata e di «rarefazione» degli scioperi: tra uno sciopero e l´altro, infatti, devono trascorrere almeno venti giorni.
          «Non sono d´accordo con i contenuti della bozza – ha detto ieri sera il leader della Cgil, Guglielmo Epifani, a margine di un incontro alla Festa dell´Unita di Genova – perché ciò che si profila porta ad una contrattazione restrittiva sullo sciopero generale, che lede il diritto dei lavoratori». Aggiunge Nicoletta Rocchi, segretaria confederale Cgil: «L´iniziativa minaccia di restringere, ingiustificatamente, il diritto di sciopero nel nostro Paese. Occorre, piuttosto, porre un limite alla tendenza della Commissione a dilatare impropriamente le sue competenze». La sindacalista precisa poi di non comprendere i motivi dell´iniziativa «dal momento che le categorie che rientrano nel campo di applicazione della legge 146 hanno sempre attuato, anche in occasione degli scioperi generali, le norme sul rispetto dei servizi pubblici essenziali». Martone raffredda il clima: «Ogni decisione verrà comunque assunta dopo aver ascoltato le confederazioni sindacali presenti nel Cnel».
          (r.d.g.)