«Sciopero generale? Non da soli»

28/01/2002





Cofferati rilancia il valore dell’unità sindacale ed esclude il ricorso a proteste separate«Sciopero generale? Non da soli»
(DAL NOSTRO INVIATO)

RIMINI – Non esiste per la Cgil un’ora «X». Quella in cui si tenta il tutto per tutto per vincere. L’occasione per una spallata. «Una grande organizzazione non si condanna all’impotenza, è sempre in grado di continuare ad agire quando non ha riscontro alla sua azione e noi non ci fermeremo fino a quando non avremo risultati positivi». Con queste parole Sergio Cofferati ha escluso che la Cgil da sola, senza Cisl e Uil, possa arrivare nelle prossime settimane allo sciopero generale per fermare il Governo. Un’ipotesi che pure era circolata dentro la confederazione, rilanciata in particolare al congresso dei metaleccanici della Fiom. E Cofferati è venuto proprio qui a dire la sua, a spiegare che il sindacato ha qualche chances se continua come in questi giorni a marciare assieme alle altre due confederazioni. Anche per questo, ha spiegato Cofferati, la Cgil non mancherà all’appuntamento di mercoledì con il Governo sui rinnovi contrattuali del pubblico impiego: «Agli incontri andremo – ha detto -, ma allo stato non c’è traccia delle risorse per il contratto. E se non ci saranno novità si chiuderà con un nulla di fatto che lascia condizioni peggiori delle precedenti». L’appello all’unità, comunque, non è stato inutile. Poco dopo il congresso ha votato un documento unitario con il quale ha ribadito la volontà di uno sciopero generale, senza però fare alcun riferimento alla possibilità che la Cgil marci da sola a fare da battistrada. Eppure appena mezz’ora prima che Cofferati prendesse la parola Giorgio Cremaschi, leader della forte componente di sinistra della Fiom, entrato a questo titolo in segreteria nazionale, aveva ribadito la necessità di una prova di forza, senza Cisl e Uil se necessario. Era comprensibile, peraltro, la volontà della Fiom di andare avanti anche senza il resto del sindacato confederale, perché i metalmeccanici ancora non sono usciti dal tunnel del contratto nazionale, vertenza chiusa dopo la firma separata di Fim e Uilm, mai accettata dalla Fiom. Le contingenze politiche nazionali hanno spinto la Cgil a riabbracciare Cisl e Uil e anche la Fiom ha dovuto fare buon viso verso Fim e Uilm, ma le tensioni restano. Cofferati però proprio su queste ha giocato, riconoscendo ai meccanici Cgil il peso della prova finora sopportata, ma spingendoli all’unità proprio per evitare altri accordi separati. «Una grande organizzazione come la Cgil – ha detto – conosce il valore dell’unità e quando questa è in crisi sceglie comportamenti che rafforzino il legame con i propri rappresentati e allo stesso tempo le condizioni per l’unità». No quindi allo sciopero generale e forte ricerca di unità, senza che questo peraltro attenui la contrapposizione con il Governo. Cofferati, che ha salutato con soddisfazione «l’alta partecipazione agli scioperi di oggi (ieri, ndr)», ha ribadito tutti i motivi di contrasto con l’Esecutivo. Non se l’è presa tanto con la Confindustria, che ha accusato genericamente di non cercare livelli elevati di competizione, preferendo il basso profilo del confronto sui costi. Il suo attacco è stato tutto contro il Governo, colpevole ai suoi occhi trattare i diritti dei lavoratori come merce di scambio, di voler impoverire funzioni sociali dello Stato, di puntare ad abbassare le protezioni sociali, più in generale di non cercare di soddisfare gli interessi di tutti i cittadini, ma solo dei propri elettori. «Continuano a dire – ha rilevato Cofferati parlando degli uomini di Governo – che devono essere fedeli alle aspettative dei propri elettori, dimenticando che l’Esecutivo deve pensare a tutti i cittadini». Nessun cedimento per l’articolo 18. «Circolano chiacchiere – ha detto il segretario della Cgil – su un possibile scambio tra una attenuazione della modifica dell’articolo 18 e il via libera alla riforma previdenziale o sull’accettazione di quelle modifiche da parte nostra se limitate al Mezzogiorno, ma non è vero nulla. Noi vogliamo lo stralcio, vogliamo che non si intervenga, perché questo è un diritto di civiltà».
Massimo Mascini

Sabato 26 Gennaio 2002