Sciopero generale, lunedì si decide

18/03/2002







(Del 16/3/2002 Sezione: Economia Pag. 15)
LA DECISIONE VERRA´ PRESA DALLE SEGRETERIE UNITARIE. LA CISL: LA DATA NON SARA´ QUELLA DEL 5 APRILE
Sciopero generale, lunedì si decide
Maroni: sul lavoro proposte moderate per favorire la crescita

ROMA LE segreterie confederali di Cgil, Cisl e Uil potrebbero riunirsi già lunedì sera per stabilire la data di uno sciopero generale unitario. «Lunedì mattina il nostro comitato esecutivo deciderà di andare allo sciopero generale, poi valuteremo con le altre confederazioni che cosa sarà possibile fare insieme» ha detto ieri il segretario della Cisl, Savino Pezzotta. La data non sarà quella del 5 aprile, già fissata dalla Cgil per il suo sciopero generale. Pezzotta ribadisce che la «Cisl non va allo sciopero proclamato da altri», aggiunge che anche la manifestazione del 23 marzo «resta una manifestazione della Cgil», ma le sue sono puntualizzazioni di forma che non intaccano la sostanza, che è quella di un fronte sindacale non solo ricompattato, ma anche rafforzato dalla convergenza dell´Ugl, e sempre più distante dalle posizioni del governo e della Confindustria, in un clima che si fa ogni giorno più teso. Così, dopo un mese di freddo, Sergio Cofferati e Savino Pezzotta saranno di nuovo insieme, oggi a Genova, sul palco dell´assemblea nazionale sul lavoro dei Ds, con il segretario Piero Fassino che promette appoggio incondizionato a ogni iniziativa di lotta contro la riforma. «Sull´articolo 18 non c´è mai stata diversità di posizione tra i sindacati: tutti eravamo contrari, le differenze – ha detto ieri Pezzotta – sono state tra chi aveva scelto di mobilitarsi subito e chi ha voluto sperimentare sino in fondo la possibilità di convincere il governo. Hanno deciso così, hanno sbagliato: governo e Confindustria hanno in mente una società di disuguali contro la quale noi ci batteremo». E Cofferati, aggiunge Pezzotta, ha ragione quando dice che la nuova delega sul lavoro è addirittura peggiore di quella originale, «perché introduce una discriminazione tra nord e sud». Accuse respinte dal presidente della Confindustria, Antonio D´Amato, secondo il quale la modifica dell´articolo 18 «è condizione essenziale per disegnare un nuovo stato sociale che riconosca i diritti a chi non ne ha, crei nuovi ammortizzatori sociali e più lavoro». Lo «scontro non serve a niente – ha detto l´amministratore delegato della Fiat, Paolo Cantarella – ma non si può rinunciare all´esigenza della flessibilità». Anche la Confindustria, tuttavia, soffre il clima pesante che si respira e teme una strumentalizzazione delle proteste che si annunciano in piazza. «Quando si affrontano riforme sociali fondamentali abbandonando un confronto civile intorno a un tavolo e preferendo il clamore delle piazze si perdono opportunità e si creano tensioni che possono essere strumentalizzate» ha detto D´Amato commentando le indiscrezioni che Panorama attribuisce ai servizi e che paventano il rischio di attentati terroristici legati alla riforma, sulle quali il presidente del Consiglio è stato invitato dai Ds a riferire immediatamente in Parlamento. Sul merito della legge delega di riforma (che martedì riprenderà il proprio cammino al Senato) anche il governo si difende, con il ministro del Welfare, Roberto Maroni, che definisce le proposte di riforma del mercato del lavoro «equilibrate, moderate e incisive per la crescita dell´occupazione», ma la maggioranza non ha ancora superato le divergenze interne. Anche ieri gli esponenti dell´ala sociale di Alleanza Nazionale, preoccupati di riallacciare il dialogo con la Cisl, hanno polemizzato per lo strappo. «Ho espresso un netto dissenso e non ho capito perché il governo ha deciso di accelerare. L´articolo 18 non è il primo problema della nostra economia e se ci devono essere scontri con il sindacato vanno cercati su cose più serie» ha detto il governatore del Lazio, Francesco Storace.

r. r.