Sciopero generale, la guerra delle piazze

12/04/2002


 
Pagina 32 – Economia
 
IL CASO
 
Per il 16 aprile a Roma e Milano anticipate Cgil, Cisl e Uil. Polemiche al Nuovo Pignone
 
Sciopero generale, la guerra delle piazze
i Cobas occupano S.Giovanni e Duomo
 
 
 
 
LUCIO CILLIS

ROMA – Duomo e San Giovanni vestite in rosso Cobas. Le due piazze storiche del sindacato italiano martedì non si riempiranno di lavoratori e simpatizzanti con le bandiere di Cgil, Cisl e Uil ma con quelle dei comitati di base e di altre sigle sindacali che hanno bruciato sul tempo la "concorrenza" e chiesto i permessi di rito alle questure con largo anticipo. Quindi, nonostante i volantini siano già stampati con i nomi delle piazze, non ci sarà alcun comizio finale in piazza Duomo e tantomeno in San Giovanni: a Milano i manifestanti delle tre sigle sindacali più importanti, malgrado la delusione e un pizzico di stizza per l´imprevisto spostamento, saranno costretti a deviare su piazza Duca d´Aosta (di fronte alla stazione centrale e al grattacielo Pirelli). Stessa delusione a Napoli, Palermo e Roma dove la protesta convergerà su piazza del Popolo. «Le piazze "prenotate" da altri, non rappresentano certo un dramma – spiega il segretario confederale Cgil Carlo Ghezzi – gli unici problemi a questo punto, potrebbero essere rappresentati dai percorsi dei diversi cortei che rischiano di incrociarsi».
Va avanti intanto la "campagna sindacale" per lo sciopero generale. Secondo la Cgil e Sergio Cofferati la protesta del 16 aprile «è a tutela di tutti i diritti: della persona, dei lavoratori e anche della casa». Cofferati ha insistito sulla «inscindibilità» delle garanzie e sulla necessità di vincoli e regole senza le quali «il mercato diventa una giungla a tutto discapito dei più deboli». Sulla stessa lunghezza d´onda il leader della Cisl Savino Pezzotta: «Governo e Confindustria pensano di modernizzare il paese eliminando tutele e garanzie: è un progetto che dobbiamo battere». Duro anche il commento di Luigi Angeletti, segretario nazionale della Uil, costretto a improvvisare davanti la sede della Nuovo Pignone di Firenze l´incontro con i giornalisti, originariamente previsto all´interno della fabbrica; l´azienda ha infatti impedito l´ingresso all´assemblea di tutti i cronisti, compresa una troupe della tv inglese Bbc. Una scelta che ha scatenato la reazione dei lavoratori della Nuovo Pignone e innescato uno sciopero di mezz´ora: «Evidentemente – ha commentato Angeletti riferendosi all´infelice decisione dell´azienda – hanno così paura delle motivazioni dello sciopero generale che sono arrivati al punto di impedire ai giornalisti, per la prima volta, di entrare in un´assemblea modificando così una tradizione sempre rispettata in questa fabbrica. Un fatto che la dice lunga sul nervosismo di governo e Confindustria».