Sciopero generale, il dilemma del Pd

28/05/2010

ROMA – Per il momento la risposta del Partito democratico alla manovra è no. «Se il testo resta così com´è non avrà il nostro appoggio in Parlamento», dice il vicesegretario Enrico Letta a Roma. Da Pechino (torna oggi in Italia) Pier Luigi Bersani ha solo parole di critica: «Questo provvedimento è la prova provata del fallimento della politica economica del governo. Purtroppo la musica non cambia se non cambiano i suonatori». Per il momento anche l´appello del capo dello Stato cade nel vuoto. «Non siamo degli irresponsabili, cercheremo di cambiare il testo alla Camera e al Senato – spiega Letta -. Ma Napolitano aveva anche chiesto misure eque. Tremonti ha preparato invece una manovra che ha moltissimi caratteri di iniquità».
Per il momento resta inevasa anche la domanda sull´atteggiamento del Pd rispetto allo sciopero generale annunciato dalla Cgil. Bersani è vicino al sindacato di Guglielmo Epifani. I democratici però vogliono prima esplorare tutte le strade, oggi è troppo presto per dire se e quale adesione verrà dal Pd all´iniziativa di Corso d´Italia. «Non c´è nemmeno la data», ricorda Letta. Dovrebbe essere per fine giugno. Allora, il Pd e le altre forze di opposizione avranno già capito l´antifona. Ossia i margini per correggere la manovra, a partire dal lavoro delle commissioni parlamentari. E quei margini daranno gli elementi per valutare un sì o un no allo sciopero generale. Perciò è «prematuro parlarne. È sbagliato rispondere subito con un´astensione dal lavoro quando conosciamo la manovra da poche ore ed è sbagliato accoglierla com´è uscita da Palazzo Chigi», osserva Letta.
Tutto il Pd ha oggi un giudizio molto negativo sul testo dell´esecutivo. Bersani al Gr1 parla di «impostazione sbagliata, la rotta è da correggere. E non c´è nessun intervento per la crescita perciò fra pochi mesi saremo punto e daccapo». Il senso di responsabilità del Pd, anche di fronte agli appelli del Quirinale, rimane intatto. «Faremo le nostre proposte. Tre-quattro punti dirimenti che andrebbero presi in considerazione», dice Bersani. Per questo Letta si vuole distinguere dalle forze fuori dal Parlamento che hanno parlato di «macelleria sociale» (Nichi Vendola). «Una manovra tanto complessa merita un esame approfondito non parole di questo genere», spiega il vicesegretario. Ma nella riunione dei parlamentari tenuta mercoledì sera non una sola voce si è levata per difendere il provvedimento di emergenza. Gli uffici del gruppo hanno preparato un promemoria che demolisce la manovra. «Solo le misure contro l´evasione potrebbero avere il nostro sì – dice Letta -. Ma ammettendo che con la tracciabilità si possono recuperare 10 miliardi in due anni Berlusconi e Tremonti confessano di aver regalato 10 miliardi all´evasione dal 2008 al 2010». Adesso il Pd seguirà una strada autonoma, dice Beppe Fioroni: «Noi abbiamo le nostre proposte. Lo sciopero generale, ora, rischia solo di esasperare gli animi».