Sciopero generale il 6 maggio

04/03/2011

ROMA Sciopero generale di quattro ore il 6 maggio con manifestazioni territoriali. Otto ore, invece, nel pubblico impiego e otto ore, forse, anche nelle aziende metalmeccaniche. Alla fine la Cgil ha deciso di scendere in campo ”senza se e senza ma” perché evidentemente Susanna Camusso ha ritenuto – dopo il via libera del direttivo della settimana scorsa – che fosse arrivato il momento della «scelta responsabile». Una scelta sulla quale però non può non aver pesato il pressing della Fiom e di una crescente fetta della base che chiedeva da tempo un impegno totale della confederazione di corso d’Italia. Anzi c’è chi all’interno della stessa Fiom sostiene, per esempio il pasdaran Giorgio Cremaschi, che la data della mobilitazione sia fin troppo lontana e chi, come il leader Landini, pensa di allungare la protesta ad otto ore. Esattamente come la categoria del pubblico impiego che ha annullato il proprio sciopero di settore, previsto per il 25 marzo, per farlo confluire – estendendolo a 8 ore – a quello generale del 6 maggio. Persino la minoranza interna della segreteria non appare completamente soddisfatta. «Quattro ore – dice Nicoletta Rocchi – sono un po’ incongruenti, ce ne sarebbero volute otto». Cgil «troppo prudente» anche per l’estrema sinistra politica: secondo Paolo Ferrero e Oliviero Diliberto, i tempi della protesta annunciata avrebbero dovuto essere doppi. Poi c’è chi, come Nichi Vendola, si spinge a fantasticare una Cgil in piazza con Cisl e Uil.
L’annuncio dello sciopero è arrivato da Modena dalla stessa Camusso che ha spiegato come «la mobilitazione debba essere immaginata su tempi lunghi…nel rapporto con il governo, nella campagna di democrazia, sui valori della Costituzione, della democrazia, della scuola». Nei giorni scorsi dinanzi al parlamentino confederale, il leader aveva sintetizzato le ragioni dello sciopero prossimo venturo: «Il governo sta affossando il Paese, noi vogliamo dare una scossa partendo dai problemi del lavoro che rimane un’emergenza dimenticata». Da Modena, abbinato all’annuncio dello sciopero, è arrivato un duro attacco nei confronti di Cisl e Uil, anche se ammantato da un invito all’unità sindacale: «Certo – ha sottolineato la Camusso – il filo dell’unità non va mai perso, ma ciò che stanno facendo Cisl e Uil nei confronti delle politiche del governo indica una resa senza condizioni. Noi pensiamo che il Paese debba cambiare rapidamente e questa responsabilità dovrebbero averla anche altri soggetti. L’unità si recupera sul piano delle regole e dei comportamenti e in questo momento le opinioni sono troppo diverse per arrivare ad una sintesi». Immediata la replica di Raffaele Bonanni: «La vera resa senza condizioni – ha risposto il leader Cisl – è quella del segretario della Cgil di fronte alle realtà estremistiche presenti nella sua organizzazione che obbligano a scioperare ed andare in piazza con i partiti in piena campagna elettorale per le amministrative. Noi non intendiamo mischiarci nè con le vicende politiche nè con alcun partito». Caustico il numero uno della Uil, Luigi Angeletti: «La Cgil? C’è da chiedersi se è ancora un sindacato». Per il ministro del Welfare, Maurizio Sacconi «lo sciopero a dieci giorni dal voto amministrativo corrisponde alla richiesta della Fiom ed è purtroppo atto atteso e scontato in chi da tempo ha fatto una scelta, tutta politica, di supplire alla debole opposizione parlamentare».
Sul versante lavoro, da registrare l’aumento, a febbraio, delle richieste di cassa integrazione. All’Inps sono arrivati ”solleciti” dalle aziende per 70,6 milioni di ore con un aumento del 17,2% rispetto a gennaio. «Rimbalzo» atteso, secondo l’istituto di statistica: rispetto a febbraio 2010 si è registrato un calo delle ore autorizzate del 27,3%.