Sciopero generale e Roma in vista

19/11/2007
    sabato 17 novembre 2007

      Pagine 9 – CAPITALE & LAVORO

        Sciopero generale
        e Roma in vista

          50mila metalmeccanici in corteo a Milano.
          «Giù le mani dal contratto nazionale».
          Oggi si ferma il commercio.
          Blocco totale dietro l’angolo

            Manuela Cartosio

            Milano
            Alla testa di tanti metalmeccanici in sciopero, ieri mattina per la strade di Milano in cinque hanno lavorato sodo. Ben piantati sul cassone di un camion cinque musicisti senegalesi del gruppo «Africa Tribal» hanno battuto i loro djembe per tre ore senza sosta, da Porta Venezia a Piazza Duomo. Hanno dato il ritmo al corteo e trascinato in un’impari contesa i percussionisti di latte vuote, i tamburi operai.

            Venuti da tutta la Lombardia, 50 mila metalmeccanici hanno manifestato per il rinnovo del loro contratto e per la difesa del contratto nazionale di tutti. Sono tornati a casa sapendo che altri scioperi sono in vista. Il segretario nazionale della Uilm, Tonino Regazzi, ha chiuso il suo comizio quasi ufficializzando lo sciopero generale. «Se nell’incontro di martedì ci troveremo ancora di fronte al muro di gomma di Federmeccanica, dichiareremo lo sciopero generale di categoria con manifestazione a Roma». Uno sciopero che diventa davvero generale nella dichiarazione di Susanna Camusso, segretaria della Cgil lombarda: «Se i contratti non si sbloccano subito, la risposta non potrà che essere lo sciopero generale». Camusso si riferisce, in particolare, al contratto dei meccanici e del commercio. Ieri hanno scioperato i dipendenti del commercio che lavorano su cinque giorni, oggi si fermano quelli che lavorano in negozi, super e iper market (esclusi quelli della Coop che ha accettato di trattare).

            Mescolati ai metalmeccanici ieri in corteo c’erano anche lavoratori e lavoratrici del commercio. Lungo il tragitto hanno fatto tappa sotto la sede di Confcommercio, hanno gridato «No contratto, no domeniche». Due precoci Babbo Natale alludevano alle ripercussioni sulla vendite natalizie, se il contratto non sarà rinnovato a breve. Per numero di addetti il commercio ormai supera il settore metalmeccanico. Eppure Roberto, delegato della Filcams, guarda i metalmeccanici con confessata invidia: «C’è una bella differenza tra noi e loro». Per la richiesta d’aumento, «loro 117 euro, noi 78», e soprattutto perché «loro sono più visibili, pesano di più». Facciamo notare a Roberto che i metalmeccanici lamentano d’essere diventati invisibili e che molti tifano perché siano irrilevanti. «Nessuno è più quello di una volta», ammette il delegato, «però il contratto dei metalmeccanici resta quello che dà il segno a tutto il resto».

            E allora sentiamoli i protagonisti della giornata, cominciando dalle tute blue brianzole della Beta utensili di Sovico che sul loro striscione hanno scritto «Ora basta, vogliamo il contratto», con due chiavi inglesi al posto delle virgolette. Ricetta per piegare Federmeccanica? «Non lavorare, fino a quando capiscono che sono le nostre mani che fanno andare le cose». Disposti ad alleggerire il contratto nazionale dietro la promessa di rimpolparlo in sede aziendale? «Il contratto nazionale è un diritto acquisito. Se si perde, si arretra tutti». Partita dai «padroni» la conversazione scivola subito sui «politici». E si scalda molto di più. «Se andiamo a Roma, sappiano che non ci andiamo con i fischietti. Portiamo i bulloni». Contro il governo, contro «i politici che sono tutti uguali». «Di punto in bianco aggiungono cinque anni per andare in pensione a noi gente onesta, mentre i commessi del Senato vanno in pensione a cinquant’anni». «I soldi ci sono per tutti eccetto che per gli operai». «Usano i nostri soldi per fare la guerra», azzarda flebilmente un metalpacifista. I compagni di lavoro lo sommergono: «Li usano per fare i loro porci comodi, è tutto un magna magna».

            Anche in una manifestazione per un contratto il nemico principale resta la «casta». La parola «padroni» compare solo sullo striscione della Pasotti di Pompiano (Brescia): «Niente scambi. Basta piegarsi ai padroni. Resistere». E’ vecchio di due anni, dice il delegato Lino Gatti, «ma è sempre attuale». La trattativa si fa con le imprese, «i soldi devono metterceli loro, non Prodi o chi per esso». Si confondono i ruoli perché la gente è «scontenta, esasperata». Secondo Simome Grisa, delegato della Same di Treviglio, «è la prova di quanto è grande la delusione per il cosiddetto governo amico». Al quale, colpevolmente, la Cgil ha retto il sacco. Almeno su un punto Grisa ci tranquillizza: «Neppure al Nord, dove c’è qualcosa da spartire, gli operai abboccheranno alla storiella della contrattazione aziendale. Se lo ricordano tutti che la Fiat per otto anni non ha fatto l’integrativo».

            I delegati dichiarano adesioni allo sciopero ottime e abbondanti, Purtroppo non c’è gioia nel 100% alla Lucchini Sidermeccanica di Lovere. Lì lo sciopero è cominciato giovedì e presegue fino a lunedì per un infortunio mortale, il secondo in sei mesi. I lavoratori della Sidermeccanica ieri avevano una fascia nera al braccio per lutto.