Sciopero generale, Angeletti rompe il fronte

21/05/2005
    sabato 21 maggio 2005

    I SINDACATI
    Sciopero generale, Angeletti rompe il fronte
    «Lo stop? Costa e ha pochi effetti: i lavoratori applichino le regole napoleoniche alla lettera»

      ROMA – Di fare lo sciopero generale, magari con tanto di manifestazione nazionale, proprio non ne vuol sapere. E pazienza se la Cgil insiste. «Per me è sbagliato. Io non sono disposto a chiedere ai lavoratori, che non hanno più soldi in tasca, di fare questo sacrificio, che avrebbe un alto valore politico, ma uno scarso effetto pratico». Il leader della Uil, Luigi Angeletti, dall’Egitto, dove spiega di trovarsi per incontri con i sindacati locali («è un impegno che avevo preso da tempo e lo sanno tutti»), conferma il suo no allo sciopero generale nazionale. Ed è proprio questo no, oltre che la sua assenza da Roma, ad aver impedito ai vertici di Cgil, Cisl e Uil di proclamare già giovedì sera il fermo dei lavoratori, rinviando questo punto a lunedì, quando si riuniranno le segreterie e ci sarà anche Angeletti. Un rinvio che ha indispettito non poco la Cgil (il segretario Guglielmo Epifani vorrebbe lo sciopero generale nella prima settimana di giugno), dove c’è chi, come Gian Paolo Patta, si è spinto a dire che si può anche fare a meno della Uil.

      «La Cgil pensi quello che vuole, ne discuteremo lunedì», taglia corto Angeletti, secondo il quale il sindacato deve trovare forme di lotta più incisive. «Abbiamo già fatto tre o quattro scioperi generali del pubblico impiego, ho perso il conto… E non sono serviti a nulla. Sperare che con un altro si arrivi al rinnovo del contratto per i dipendenti pubblici è una pia illusione. Lo sciopero generale costa solo al lavoratore, ma non ha un ritorno». Il segretario della Uil ha invece una proposta alternativa. «Facciamo per esempio uno sciopero di una o due ore in ogni Regione ogni giorno, se necessario anche per 20 giorni di seguito. Ai lavoratori costa poco, ma ha un forte impatto sulla pubblica amministrazione». Secondo Angeletti, questo tipo di scioperi si potrebbe fare nonostante la legge che regolamenta le agitazioni nei servizi pubblici, perché «sono limitati e a carattere territoriale».

      Ma il leader della Uil pensa anche ad altre due mosse. La prima: «Diamo indicazione ai tre milioni e mezzo di dipendenti pubblici di applicare alla lettera i regolamenti, che in alcuni casi risalgono al periodo napoleonico. L’amministrazione si fermerebbe e ci si renderebbe così conto che, di norma, sono i lavoratori a farla funzionare, nonostante i mille impedimenti burocratici». La seconda: «Facciamo scioperi intelligenti, bloccando il funzionamento dell’Agenzia delle entrate e degli uffici di riscossione dei comuni». Tutte queste sono «azioni efficaci per ottenere il contratto, senza peraltro creare troppi disagi ai cittadini». Lo sciopero generale nazionale, invece, sarebbe «un’operazione di facciata».

      Con questa linea Angeletti si presenterà lunedì alla riunione con Epifani e con il segretario della Cisl, Savino Pezzotta e con gli altri dirigenti membri delle segreterie delle tre confederazioni. La discussione si annuncia tesa. Fra l’altro il leader della Uil è stanco di portare acqua al mulino di una Cgil impegnata innanzitutto a mandare a casa il governo il prima possibile e poco disponibile, per esempio, a discutere della riforma del modello contrattuale. Un compromesso potrebbe essere trovato sull’ipotesi che prevede un calendario di scioperi generali regionali di 4 ore, magari accompagnato da un fermo nazionale della scuola. Di sicuro, dopo aver annunciato, giovedì sera, «la mobilitazione generale di tutti i lavoratori» con modalità però da stabilire, una soluzione dovrà essere trovata. Ma per Epifani, Pezzotta e Angeletti non sarà facile.

      Enrico Marro