Sciopero, Epifani rilancia

09/02/2002





Sciopero, Epifani rilancia
Il numero due della Cgil batte i pugni. E incalza i sindacati cugini
CARLA CASALINI – INVIATA A RIMINI

Savino Pezzotta sostiene che non compete a un sindacato far cadere un governo. "Vero, non gli compete, ma neanche gli compete di tenerlo in vita", ribatte il numero due della Cgil (che si candida a futuro numero uno), Guglielmo Epifani. Tocca a lui scompigliare l’elenco pomeridiano degli interventi, per dare una prima risposta ufficiale al segretario della Cisl che ha appena detto la sua sfilza di no alla Cgil. No, intanto, allo sciopero generale, e l’illustrazione di una linea di contrasto netto sulla contrattazione. No a una legge sulla rappresentanza n� a regole per i sindacati sulla democrazia . E’ su questo doppio registro che gli risponde Epifani, ritornando sul governo e cogliendo insieme l’occasione per sottolineare il valore della lotta della Fiom. Bene, Pezzotta "dice giustamente che la rappresentanza sociale � fondamentale nella democrazia di un paese. Ma se ci troviamo di fronte a un governo che assume solo il punto di vista delle imprese, per difendere la nostra autonomia e il nostro ruolo dobbiamo andare contro quel governo".
Sono i giovani che hanno riempito le piazze degli scioperi, e con loro i pi� vecchi, gi� resi consapevoli dall’esperienza che "vedono nel sindacato confederale un baluardo per la difesa dei loro diritti fondamentali". Loro hanno espresso una "richiesta di democrazia molto forte", la determinazione a contare e decidere, riproposta dai lavoratori in tanti posti di lavoro: qui sta il valore della lotta "dei metalmeccanici della Fiom", come conferma la partecipazione di massa alle elezioni delle rsu nel pubblico impiego e nella scuola. Il registro del dialogo indiretto si amplia riproducendo in filigrana anche le ansie e le preoccupazioni suscitate dagli insinuanti tentativi di governo di accordi con Cisl e Uil contro la Cgil. Gianfranco Fini ha rilanciato l’esca ancora ieri: cosa pensa del discorso di Cofferati?, semplice: "non ho nulla da aggiungere a quanto detto dai segretari di Cisl e Uil". Guglielmo Epifani rincara a Pezzotta e Angeletti che i risultati, come quello recente per il contratto del pubblico impiego, "premiano non gli incontri riservati ma le lotte dei lavoratori". E quelle lotte le tre confederazioni le hanno proclamate insieme "sullo stralcio dell’art.18, sulla previdenza", non ci sono altre strade, e se si continua a lottare, "non si lanciano messaggi, non si creano divisioni". Lo sciopero generale? Epifani non lo nomina ma poi risponder�: s�, lo riproponiamo. E chiarir� che il grande valore dell’unit� prevede mediazioni fra diversi, ma non sulla "qualit�": "quando si tratta di diritti e di dignit�, di libert� non c’� spazio per mediazioni".
Pina Murru, delegata Fiat di Mirafiori , rivolgendosi direttamente a Cofferati: "Sergio, insieme abbiamo condotto una grande battaglia che ha visto una partecipazione straordinaria, per� quel che � successo sul rinnovo del contratto dei metalmeccanici non � stato un incidente di percorso da rimuovere, � stato invece difenderci dall’attacco al ruolo che deve avere il contratto nazionale e al diritto delle lavoratrici e dei lavoratori di esprimersi e decidere". Democrazia, rappresentanza, Pina Murru ricorda le 350mila firme per il referendum sull’accordo separato firmato da Fim e Uilm e "la grandiosa manifestazione di novembre a Roma". Che hanno creato "grandi consensi e grandi aspettative" che si appuntano anche sulla difesa dalle minacce che incombono nei provvedimenti del Libro bianco sul lavoro: "anche se il governo decidesse di stralciare l’art. 18 gli scioperi devono continuare fino allo sciopero generale".
Non � la sola: dai metalmeccanici Grondona e Botti, al segretario nazionale della Filcams Corraini, si insiste che il sindacato, la Cgil, non pu� lottare sul punto della pur necessaria "resistenza": la difesa dei diritti fondamentali deve fondarsi anche su una proposta, "sulla estensione dell’art.18 nelle piccole aziende", dei diritti alla nuova crescente folla dei "collaboratori", e altri precari. Da Brescia su tutti questi punti dirimenti firmano un documento i segretari generali dei metalmeccanici, dei tessili, degli edili e dei chimici. Ed � il segretario della camera del lavoro di Brescia, Dino Greco, a segnalare il percorso necessario per una lotta che si trova di fronte "un blocco sociale, una sua corrotta rappresentanza politica che ha per baricentro Confindustria". Un lungo intervento puntuale anche "sui tempi, che hanno un valore", a partire dalla scadenza sulle deleghe in parlamento, dove ci sar� una sinistra capace di battersi "fino all’ostruzionismo"?. Sullo sciopero generale "e non ne basta uno", nessuno si illuda: "se gli altri sindacati dicono no, saremo noi guidare la lotta dei lavoratori e dei pensionati italiani".