Sciopero delle commesse, shopping a rischio

26/04/2012

I sindacati contrari all`apertura dei negozi per oggi e il primo maggio. Appello al Quirinale

ROMA – Aria di ponti vacanzieri, tra 25 aprile e primo maggio. Ma lo shopping di turisti e residenti è a rischio. Un conto è aprire la domenica, un altro nelle feste consolidate, in primis quella dei lavoratori, dicono gli impiegati del settore del commercio. Così da Milano a Roma, da Firenze a Venezia, incrociano oggi e martedì prossimo le braccia (e fanno abbassare le serrande) le commesse e tutti gli addetti al commercio. Almeno quelli che aderiscono alla protesta nazionale dei sindacati di categoria di Cgil, Cisl, Uil, da sempre con- trari ai turni no-stop degli addetti del settore. Oltre alla Capitale e Milano, anche Torino, Modena, Reggio Emilia, Bologna e tutte le province di Abruzzo, Veneto e Toscana, sono le principali zone dove verrà messa in atto la protesta, In molte città i sindacati hanno organizzati anche presidi, per affermare «il diritto dei lavoratori di onorare le festività e di non essere più considerati impegnati in un servizio essenziale», afferma la Filcams. Che aggiunge: «Le aperture in queste giornate di festa non danno neppure una spinta ai consumi, vista l`assenza di una concreta politica per la crescita». Alcune regioni e associazioni si sono schierate a fianco dei lavoratori, a dispetto delle recenti liberalizzazioni che sanciscono invece saracinesche sollevate per tutti, città d`arte in testa. Le aperture dei negozi per queste festività hanno addirittura motivato un appello al presidente della Repubblica, a cui si rivolge il capogruppo Pdl in Consiglio del Veneto Dario Bond perché bacchetti «la grande distribuzione che calpesta la Carta Costituzionale tenendo aperti gli ipermercati il 25 aprile e il 1 maggio». Ma contro chi vuole mettere paletti allo shopping insorge il popolo di Twitter che invoca «libertà di shopping nel giorno della Liberazione». «I sindacati invitano a boicottare i negozi e i supermercati aperti domani. E io andrò a fare la spesa», scrive uno dei promotori. «Quando il consumo diventa ribellione, vado anch`io», risponde subito un altro. Seguito davvero da tantissimi.