Sciopero della spesa contro il caro-prezzi

14/09/2005
    mercoledì 14 settembre 2005

      Pagina 7

        Sciopero della spesa contro il caro-prezzi

          Oggi i consumatori staranno lontani dalle casse dei supermarket e spegneranno la luce per 5 minuti:
          «Dagli alimentari ai trasporti, tutto più caro. Per non parlare dell’energia elettrica. E il governo non fa nulla»

            Giorgia Ariosto/ Roma

              GIÙ LE MANI DAI PORTAFOGLI, ma anche dagli apparecchi elettrici. Contro il carovita e la stangata da mille euro, in arrivo con l’autunno, i consumatori scelgono la linea dura: il boicottaggio della spesa e dell’energia. Questa mattina alle 11.30 partirà infatti anche il blackout volontario, di cinque minuti, dei consumi energetici, per protestare contro il caro petrolio che pesa sulle tasche degli italiani. Si tratta del quinto sciopero nazionale della spesa: una protesta simbolica, quella indetta dalle 11.30 alle 13.30 dall’Intesaconsumatori,per chiedere «una riduzione generalizzata dei prezzi del 20%». E si schierano con i consumatori anche Coldiretti, i sindacati confederali, i partiti politici (Ds, Prc, Pdci e Verdi) e perfino il mondo dello sport.

                Per la segretaria confederale della Cgil, Marigia Maulucci, l’adesione è «a nome e tutela di quanti subiscono le conseguenze della fallimentare politica economica del governo». Punta il dito contro il caro prezzi anche la Uil che ha deciso di aderire al boicottaggio dell’energia. «Dall’introduzione dell’euro – denuncia il segretario generale Luigi Angeletti- abbiamo subito un incremento dei prezzi e delle tariffe senza alcuna giustificazione economica». Si preannuncia «un autunno caldo» per le famiglie che, al ritorno dalle vacanze, trovano ad accoglierle un rincaro generalizzato dei prezzi. Secondo la stima di Intesaconsumatori, per una famiglia media di 4 persone, con due figli, al caro scuola di 621 euro si aggiunge la spesa della scorta alimentare (200 euro), dei trasporti (60 euro), delle rate ancora da pagare (80 euro), e perfino delle multe per riabituarsi al traffico cittadino dopo le ferie (33,60 euro).

                  Insorge tutto il mondo del consumo ma la protesta prende strade diverse. Per Adoc, Adusbef, Federconsumatori e Codacons l’astensione dalla spesa è l’unico segnale contro «l’immobilismo del governo»: e allora, per oggi, addio alla colazione al bar, al parrucchiere, ma anche all’inseparabile cellulare. E se gli acquisti nei negozi e i pasti al ristorante possono aspettare, sono stati anticipati, invece, quelli dei beni di prima necessità (pane, acqua, latte e farmaci). Appuntamento anche nelle piazze: Catania, Genova, Milano e Roma. É da qui che partirà la protesta: alle 11 dinanzi a Montecitorio verranno distribuite lampadine a basso consumo energetico e magliette, mentre Coldiretti promette «sorprese a base di pomodori». Alle 11.30, poi, si spegneranno anche le luci del Parlamento. A Catania invece verrà distribuita frutta a prezzo simbolico, durante una sfilata dei «carretti siciliani».

                    Dura la condanna di Confesercenti verso le iniziative che – spiega il presidente Marco Venturi – avranno come «unico risultato quello di danneggiare i soliti esercenti». Ma c’è anche chi nel fronte del consumo (Movimento Consumatori, Adiconsum, Confconsumatori, Movimento difesa del Cittadino, Lega consumatori, Assoutenti e Unione nazionale) boccia lo sciopero e sceglie invece il blackout volontario. Cinque minuti ma posticipati alle 21 di sera, per riportare l’attenzione su alcuni provvedimenti urgenti: energia elettrica, benzina, assicurazioni, medicinali e banche.

                      E la Cisl fa la fronda della protesta

                      I Pensionati-Cisl non prenderanno parte allo sciopero della spesa proclamato per oggi dalle associazioni dei consumatori. Pur condividendo le ragioni della protesta contro il caro-prezzi, il sindacato dei pensionati si dissocia dall’iniziativa autopromossa dalle organizzazioni a difesa del consumatore, perché «le parole d’ordine sono tutt’altro che nette» e manca l’attenzione nei confronti di altre categorie più deboli, come anziani e disoccupati, «tagliati fuori» dal mercato: «I sindacati vanno a ramengo – polemizza il segretario della Fnp-Cisl Antonio Uda, critico sull’adesione «entusiasta» di Cgil e Uil – ed emerge l’individuo consumatore, l’unico capace di domare il mercato. E i disoccupati, i malati, i non autosufficienti? Mica consumano: dunque non esistono!».