Sciopero della fame continuo Precari, protesta a mani nude

03/09/2010

Non è che sono venuti apposta per lei. Loro piazza Montecitorio, la presidiano da giorni. Anzi, in realtà come in un gioco di porte girevoli non si sono nemmeno incrociati. Di qua, il ministro, Maristella Gelmini, che entra ed esce da Palazzo Chigi, grattando il fondo del barile. Di là loro, i precari, in presidio permanente davanti alla Camera dei deputati, ancora deserta. Quelli che secondo il ministro si fanno strumentalizzare dai partiti d’opposizione. Sospettati addirittura di essere solo «militanti politici». Come se fosse un insulto, poi. L’avranno insospettita gli slogan, forse. «Non il posto a ogni costo, ma la scuola al primo posto». «L’Italia ha precarizza». Gli striscioni contro i tagli alla scuola pubblica. Avrebbe almeno potuto farseli spiegare. Verificare di persona. Forse non l’ha fatto perché sa già chi è che in questo momento ha in mano la «patacca».In caso di dubbi, Caterina Altamore, maestra elementare, al settimo giorno di sciopero della fame, si è messa un cartello al collo un cartello: «Vera precaria». L’ambulanza la porta via. Oggi il calo di pressione è toccato a lei. L’altro giorno a Giacomo. Il confronto, ovviamente, il ministro non l’ha concesso. «C’era d’aspettarselo, nessuno che ha un barlume di ragione può sostenere che tagliando risorse si migliora la scuola», spiega il palermitano che sedici giorni fa ha iniziato lo sciopero della fame. Ormai un simbolo della protesta che si sta diffondendo in tutta Italia ancor prima che la scuola cominci. Prossimo appuntamento, l’8 settembre. Davanti a Montecitorio. Per dare il «benvenuto» ai parlamentari alla ripresa dei lavori dellaCamera. E alla vigilia di un anno scolastico, che si preannuncia tesissimo. Il gioco del ministro è fin troppo facile da scoprire. «Diecimila assunzioni sono irrisorie a fronte di 67mila posti a tempo indeterminato già tagliati e 130mila cattedre tutt’ora vacanti… In due anni 67mila docenti e 35mila Ata hanno perso il posto e non c’è bisogno di attendere per sapere che non ce l’avranno quest’anno, basta guardare i numeri dei convocati…». Seduti sotto al sole attorno a un computerino portatile i sediziosi precari che in questi giorni si sono aggiunti alla protesta di Caterina e Giacomo, in sciopero della fame, buttano giù di getto un comunicato di risposta. «Troppo facile accusarci di essere militanti politici… così si aggira
il problema per cui chiediamo un confronto con il ministro: la qualità della scuola, la ricaduta dei tagli decisi dal governo». Sanno di cosa parlano. «Domani a Roma ci sono le convocazioni per la mia classe di concorso, insegno da otto anni, sono trentesima in graduatoria, ma non so se otterrò l’incarico, tra gli assunti a tempo indeterminato ci sono 22 perdenti posto e 2 di loro sono ancora senza incarico», spiega lo stato d’animo Ilaria Persi, 35 anni, laurea in letteratura Latina, con il massimo dei voti, specializzazione in greco. «Come lei, io la scuola l’ho scelta, perché mi sentivo utile a insegnare», la interrompe Carlo Serravalli, 34 anni, massimo dei voti anche lui. Un falso precario. Nel senso che, appena specializzato, ha avuto la prima cattedra. Per tre anni di fila. «Mi sentivo quasi come un assunto, Fioroni aveva annunciato 150mila assunzioni, io ero tra quelli». Adesso anche lui non sa che fine farà.