Sciopero dei supermercati Camusso: «Coop, non sei più tu»

20/12/2015   (Il Manifesto)

Attacco senza precedenti della Cgil alla Coop, che da due anni non rinnova il contratto: «Dicono “la Coop sei tu”, ma chi è questo tu?», ha chiesto ironicamente la segretaria Susanna Camusso sfilando con i lavoratori a Milano. «Dicono che siamo soci, ma soci di che cosa, che l`unico fine è il profitto? Ripensino allo slogan», ha concluso. La Coop ha scelto di non smorzare, ma anzi ha rivendicato – con orgoglio – il fatto che i soci e consumatori nel giorno dello sciopero abbiano deciso di non sostenere le ragioni dei cassieri. Protesta anche contro Federdistribuzione e Confesercenti.
L ‘ epoca era finita da un pezzo, ma ieri – se fosse servita una prova – la conferma è arrivata dallo sciopero del commercio. La Cgil ha attaccato molto duramente la Coop, con un precedente che si era visto all`ultimo congresso del sindacato, l`anno scorso, ma non così esplicitamente. «Dicono “la Coop sei tu”, ma chi è questo tu? Dicono che siamo soci, ma soci di che cosa, che l`unico fine è il profitto? Ripensino allo slogan», ha detto tranchant la segretaria Susanna Camusso, sfilando a Milano con i lavoratori della grande distribuzione: che aspettano il rinnovo del contratto da due anni – non solo da Coop, ma anche da Federdistribuzione e Confesercenti. La Coop non ha scelto di smorzare, ma anzi ha rivendicato – con orgoglio – il fatto che i consumatori nel giorno dello sciopero abbiano scelto di non sostenere le ragioni di cassieri e addetti agli scaffali: «La totalità dei punti vendita delle coop di consumatori sono rimasti regolarmente aperti in tutto il territorio nazionale, con regolare affluenza dei soci e consumatori – spiega una nota – Un risultato importante e positivo che ci conforta nel sostenere le nostre opinioni anche nella nuova fase della contrattazione successiva allo sciopero».
Perfino i soci, dunque, ieri hanno messo panettoni e cotechini nei carrelli, a detta del maggiore gruppo di distribuzione italiano: quelli che scegliendo di tesserarsi al progetto Coop dovrebbero aderire a una filosofia più «etica» rispetto a temi sensibili come il contratto e le tutele del lavoro. Ma tutto cambia, ed evidentemente i trending topics, oggi, sono altri. Lo scontro con la Coop si gioca sul fatto che il gruppo, in sede di rinnovo, ha chiesto di annullare i miglioramenti contrattuali guadagnati in passato, e che distinguono (in meglio) la busta paga di Coop da quella di tutte le altre aziende della grande distribuzione, poniamo Carrefour, Auchan o Esselunga. Trattamenti di maggior favore che però zavorrano i bilanci, falsando la «competitività». Coop ha ribadito che vuole tornare al tavolo della trattativa, ma appunto ristabilendo condizioni «competitive»: «Primaria missione della cooperazione di consumatori è quella di garantire a soci e clienti un adeguato servizio, tutelando così anche l`occupazione», compito «assolto» anche oggi – prosegue la nota del colosso Coop rinnova la propria disponibilità al confronto con le organizzazioni sindacali, nel quale continuerà a sostenere le esigenze sin qui espresse, volte a garantire alle cooperative pari capacità competitive rispetto alle altre imprese che operano nel merca- to, mantenendo importanti elementi di distintività». Coop promette «impegno e concretezza» nel negoziato «per giungere a un rinnovo contrattuale che vorremmo fosse utile per i soci delle cooperative e soddisfacente per i lavoratori» senza però dimenticare «il contesto» in cui le cooperative si trovano a operare. Fin qui la Coop, ma lo scontro sui contratti riguarda anche i privati, piuttosto avari nel voler concedere aumenti. «Abbiamo presentato le piattaforme già a fine 2013, e i primi incontri si sono svolti nel 2014, ma poi tutto si è arenato – spiega Maria Grazia Gabrielli, segretaria della Filcams Cgil - Il problema è che la controparte ci chiede un inaccettabile ridimensionamento di alcuni importanti istituti del contratto nazionale, peraltro offrendo a fronte un aumento che dovrebbe riguardare solo il 2016-2018, facendoci perdere dunque i due anni appena trascorsi». Una bella beffa, che si aggiunge al pesante ritardo già accumulato. Oltretutto, continua Gabrielli, »non ci vogliono riconoscere altro che l`inflazione, stando quindi sotto gli 85 euro che abbiamo già ottenuto firmando il rinnovo con Confcommercio. Noí puntiamo a quell`obiettivo, anche per mantenere una certa omogeneità su tutti i tavoli aperti. E se non avremo risposte, non siamo per niente disposti a fermarci».
Federdistribuzione, conclude la Filcams Cgil, chiede di alleggerire le buste paga sugli scatti di anzianità, i permessi, l`incidenza del Tfr su tredicesima e quattordicesima. Insomma, non si capisce come dovrebbero ripartire i consumi – trainando la ripresa – se si impoveriscono i salari. Non sono più i tempi di Ford, che ci teneva a valorizzare i suoi dipendenti perché poi acquistassero le auto. «O fanno il contratto o continueremo», dice il segretario Uil Carmelo Barbagallo.