Sciopero contro la violenza

04/03/2003

        4 Marzo 2003

        La mobilitazione / Cgil, Cisl e Uil
        Sciopero contro la violenza
        Astensione di 15 minuti in occasione del funerale dell’agente

        ROMA Cgil, Cisl e Uil si schierano insieme contro il terrorismo. Non solo
        con le parole e le dichiarazioni di condanna ma mettendo in campo un programma
        di iniziative unitarie per ricreare un clima sociale contro la violenza.
        Giovedì, nel giorno dei funerali dell’agente Emanuele Petri, ucciso domenica
        mattina dai brigatisti, i tre sindacati confederali hanno proclamato 15 minuti di sciopero mentre in Toscana lo stop durerà un’ora.
        Oltre a esprimere il dolore per la scomparsa dell’agente e per il ferimento del suo collega, Bruno Fortunato, Cgil, Cisl e Uil, in una nota comune, ricordano i valori della democrazia e libertà minacciati dal terrorismo che è «fatto atroce, insanguina il nostro Paese da alcuni decenni e tenta di minare la nostra democrazia.
        È un nemico dei lavoratori poiché tenta di mettere in discussione le regole e le dinamiche della dialettica sociale e del confronto democratico, della convivenza civile. I lavoratori e i pensionati confermano la volontà unitaria del mondo del lavoro di sbarrare la strada a gesti criminali che vanno estirpati definitivamente
        dalla vita del Paese».
        Già in mattinata, prima che venisse deciso lo sciopero, il leader della Cisl, Savino
        Pezzotta aveva auspicato un comune fronte di lotta: «Serve un segnale forte di
        tutto il sindacato, bisogna creare la tensione perché questi atti non si ripetano,
        non si può solo assistere e condannare».
        Il mondo del lavoro, quello che più di tutti è finito tra gli obiettivi del terrorismo,
        lascia indietro le divisioni per riaffermare i valori democratici.
        Incluso il diritto alla dialettica e alla differenza, incluso il diritto a dire «no» o «sì» alle riforme che ultimamente sono state proposte dal Governo e approvate
        dal Parlamento. Proposte che hanno una radice culturale comune, gli studi e il lavoro di Marco Biagi, il consulente del ministero del Welfare ucciso dalle Brigate Rosse il 19 marzo dello scorso anno. Una data che il sindacato vorrà commemorare unitariamente oltre partecipare al seminario «Decentramento delle politiche del lavoro e della contrattazione collettiva», dove interverrà anche il presidente della Camera Pier Ferdinando Casini. Anche per le riforme messe a punto da Marco Biagi, il dicastero del ministro Maroni è finito nel mirino. Ecco, in sintesi, i principali provvedimenti nati al Welfare.
        Libro bianco. Un documento di legislatura, nel quale sono tracciati i percorsi
        che, a giudizio del Governo, si dovranno compiere in tema di mercato del
        lavoro. La prima fetta di riforme è stata già varata. Nel Libro bianco, scritto anche
        da Marco Biagi, non compariva la riforma dell’articolo 18, poi diventato il
        tema di scontro dello scorso anno tra Governo e sindacati prima e, poi, tra
        tutti e la Cgil che non firmò il Patto per l’Italia. Nel Libro bianco si parla anche
        di decentramento della contrattazione, di contratti individuali, di flessibilità e
        di democrazia economica.
        Delega lavoro. È il primo frutto del Libro bianco. Varata definitivamente
        dal Parlamento, la delega che riforma il mercato del lavoro contiene due filoni
        principali: la liberalizzazione del collocamento e la flessibilità. Viene cioè da
        un lato consentito a tutti gli operatori privati (anche le società di lavoro interinale) di incrociare domanda e offerta di lavoro, dall’altro vengono creati nuovi contratti flessibili (come il job on call) o resi più elastici contratti già esistenti
        (come il part-time).
        Articolo 18. Sul tema dei licenziamenti, Governo, imprese, Cisl e Uil hanno
        trovato una mediazione nel Patto per l’Italia. Invece delle originarie tre modifiche
        previste all’articolo 18, ne è rimasta solo una che ora è all’esame del Senato. Si tratta di una deroga temporanea (tre anni) e parziale all’attuale disciplina: in pratica,
        le aziende che assumendo supereranno la soglia dei 15 addetti, in caso di licenziamento illegittimo, non avranno l’obbligo di reintegrare il lavoratore
        ma solo di risarcirlo con un indennizzo monetario.
        Riforma pensioni. L’altra delega al Governo, ora all’esame del Parlamento, è
        quella di riforma delle pensioni. Tra le novità il trasferimento obbligatorio del
        Tfr (liquidazione) ai fondi integrativi, una decontribuzione fino al 5%, un meccanismo di incentivi per incoraggiare la permanenza al lavoro e allungare l’età pensionabile.
        Proprio sul trasferimento del Tfr e sulla decontribuzione, i sindacati fanno fronte comune promettendo iniziative di contrasto al provvedimento.
        Libro bianco sull’assistenza. È stato messo a punto proprio qualche settimana
        fa, sotto il coordinamento del sottosegretario Maria Grazia Sestini. Anche questo
        è un programma di legislatura che ha due cardini: la famiglia «così come la
        intende la Costituzione» (quindi no a coppie di fatto) e la disabilità.

LI.P.

Il Welfare nel mirino
I punti caldi delle riforme sul tappeto

Libro Bianco. È il documento (alla cui stesura ha contribuito anche
Marco Biagi) nel quale sono indicate le priorità per il mercato del
lavoro: decentramento della contrattazione, contratti individuali,
flessibilità e democrazia economica. Una prima parte di riforme ha
già avuto il via libera del Parlamento. Nel Libro bianco non si parla
di riforma dell’articolo 18, tema di scontro nel 2002 tra Governo e
sindacati (solo la Cgil, però, non ha firmato il Patto per l’Italia)
Delega lavoro. Varata dal Parlamento, è il primo frutto del Libro
bianco. Due i filoni: liberalizzazione del collocamento, con la
possibilità per tutti gli operatori privati di far incontrare domanda e
offerta; flessibilità del mercato del lavoro, con l’introduzione di
nuovi contratti flessibili e altri resi più elastici
Articolo 18. Sul tema dei licenziamenti Governo, imprese, Cisl e
Uil hanno trovato una mediazione: in via sperimentale (tre anni) le
aziende che con l’assunzione superino la soglia dei 15 addetti in
caso di licenziamento senza giusta causa avranno l’obbligo di
risarcire il lavoratore, ma non di reintegrarlo nel posto di lavoro
Riforma pensioni. Delega al Governo ora all’esame del
Parlamento: prevede il trasferimento obbligatorio del Tfr ai fondi
integrativi e incentivi per incoraggiare la permanenza al lavoro
Assistenza. Messo a punto qualche settimana fa, è un programma
di legislatura incentrato su due cardini: la famiglia «come la
intende la Costituzione» e la disabilità