Sciopero contro la manovra, domani si ferma l’Italia

29/11/2004

    lunedì 29 novembre 2004

      BANCHE CHIUSE E TRENI FERMI PER QUATTRO ORE. AEREI A TERRA DALLE 12 ALLE 16. METROPOLITANE E BUS NEL DEPOSITO. I BIG PARLANO A TORINO, MILANO E VENEZIA
      Sciopero contro la manovra, domani si ferma l’Italia
      In piazza per contestare una legge di bilancio ritenuta «ingiusta e inadatta»

      Giacomo Galeazzi


      ROMA
      Sciopero generale: domani l’Italia si ferma per la protesta anti-Finanziaria dei sindacati. Una giornata di stop, quindi, negli uffici, nelle fabbriche, nei trasporti pubblici, nella sanità. Incrociando le braccia (per quattro o otto ore a seconda delle categorie), Cgil, Cisl e Uil dicono no ad una manovra bollata come «ingiusta sbagliata e inadatta alla gravità della situazione economica e sociale del Paese». Si tratta della quinta prova di forza contro la politica economica del governo Berlusconi. Dunque, banche chiuse per l’intera mattinata, treni fermi dalle 9 alle 13, aerei bloccati dalle 12 alle 16, metropolitane e autobus fuori servizio per quattro ore (9-13 o 16-20 nelle varie città) anche se per i mezzi pubblici la Commissione di garanzia ha chiesto fino all’ultimo il rinvio dello sciopero. E domani, tranne alcune eccezioni, non escono neppure i quotidiani. Uno scontro che negli ultimi giorni si è arricchito di ulteriori elementi di attrito: la decisione di rimodulare le aliquote Irpef bocciata dai sindacati come «iniqua, inutile e sbagliata» che sottrae solo risorse agli investimenti premiando i più ricchi e gli evasori fiscali. E su tutto, la «concertazione», ossia quel dialogo promesso più volte dal governo, ma mai decollato.


      «La pazienza è finita. Non abbiamo mai potuto discutere. Non ci hanno mai convocato», scandiscono ad una sola voce i leader di Cgil, Cisl e Uil che ribadiscono la necessità di una manovra «alternativa» che rilanci l’economia rafforzando il potere d’acquisto di retribuzioni e pensioni, con misure in favore degli ultra 75enni e degli incapienti, iniziative efficaci e concordate per la riduzione dei prezzi e il contenimento delle tariffe. E ancora. Che faccia fronte alla crisi produttiva e occupazionale con politiche industriali mirate e selettive in favore della competitività e a sostegno del Mezzogiorno.

      Per questo, dunque, oggi il paese si ferma e accompagna lo sciopero generale con oltre 70 manifestazioni di piazza mentre alcune categorie «doppieranno» la protesta. Università, ricerca, poste, farmacie, ristorazione collettiva e tutto il pubblico impiego, in attesa da nove mesi del rinnovo del contratto, dai ministeri agli enti pubblici, dalle regioni agli enti locali, dalla sanità alle agenzie fiscali, si asterranno dal lavoro per 8 ore. L’appuntamento di domani, però, è anche l’avvio di una lunga stagione di lotta. «Non ci fermeremo qui. Non è che l’inizio», spiegano i leader di Cgil, Cisl e Uil che hanno già stilato un primo programma a 360 gradi. Si riparte, infatti, il 18 dicembre a Roma con una manifestazione unitaria sull’immigrazione cui seguiranno presidi sindacali con i quali scandire le fasi finali dell’approvazione della legge finanziaria. E dal prossimo anno due assemblee unitarie di quadri e delegati convocate a Roma e a Milano saranno chiamate a fare il punto sul Mezzogiorno e sulle crisi industriali in atto. Pure lo slogan scelto dà il senso della sfida che i sindacati lanciano al governo. «Costruire il nostro futuro» è la parola d’ordine adottata, ma è la stessa dell’ultimo sciopero generale, quello del 26 marzo scorso. Come a dire «nulla è cambiato». Al centro della protesta era allora la politica del governo (dal fisco al caro vita, dal lavoro alle pensioni) e ci resta tuttora.

      I leader sindacali, Guglielmo Epifani, Savino Pezzotta e Luigi Angeletti chiuderanno le manifestazioni organizzate domani a Milano, Venezia e Torino. «È paradossale che per la prima volta nella storia d’Italia si faccia uno sciopero contro l’alleggerimento della pressione fiscale – ribatte Alleanza Nazionale -, la strumentalizzazione e la base ideologica della protesta impediscono ogni dialogo e qualsiasi possibilità di aggiustamenti nell’iter parlamentare». Pure nella sanità, disagi in vista per i cittadini. I «camici bianchi» di Cgil, Cisl e Uil, che unitariamente sono i più rappresentativi dell’area medica (circa 25.000) scioperano per l’intera giornata. Assieme ai medici incrociano le braccia i dirigenti sanitari, gli infermieri e tutti i lavoratori della sanità. Potrebbero essere quindi sospesi, a seconda dell’adesione alla protesta, gli interventi chirurgici non urgenti, annullate le visite ambulatoriali, le analisi di laboratorio e di esami radiologici non programmati. Saranno garantite le urgenze. Il 30 novembre, inoltre, è una data importante per i medici che potranno scegliere se lavorare nel 2005 in esclusiva oppure no. Al momento sono circa 90 mila, su 103 mila, i «camici bianchi» che hanno optato per il lavoro in esclusiva e i sindacati non prevedono un cambiamento significativo di queste cifre.