Sciopero commercio (Rassegna ven.19 articoli n.10)

19/12/2003



19 Dicembre 2003
Lo sciopero entra nei supermercati
Domani l’apertura è garantita ma si prevedono disagi e code alle casse

Marina Cassi
Scioperano oggi e domani i dipendenti del terziario, dal commercio ai servizi, all’informatica. Ma naturalmente l’astensione dal lavoro che coinvolge di più i cittadini è quella dei dipendenti della distribuzione, soprattutto grande e grandissima; è probabile che, in particolare domani, si possano creare code alle casse e altri disagi.
Per questo i lavoratori, già da alcuni giorni, hanno distribuito volantini davanti a super e ipermercati, per spiegare le ragioni della loro protesta e per scusarsi dei problemi che si potranno creare. Fanno gli auguri di Buon Natale ai clienti e chiedono anche un gesto di solidarietà: «Non acquistate oggi e domani». E aggiungono: «La vita costa di più per tutti, per voi che qui fate la spesa e per noi che qui lavoriamo».
I dipendenti del settore – in tutto un milione e 600 mila – sono in lotta per il rinnovo del contratto collettivo nazionale scaduto da undici mesi e chiedono un aumento salariale medio lordo a regime di 107 euro. Ma il cuore della piattaforma – presentata unitariamente da Filcams Cgil, Fisascat Cisl e Uiltucs Uil alle controparti Confcommercio e Confesercenti è il problema della precarietà.
Racconta Marinella Meschieri, segretaria della Filcams nazionale: «Le controparti vogliono non solo applicare la legge 30 sul mercato del lavoro, ma peggiorarla, e questo in un settore che è già oggi molto flessibile».
Prosegue: «Abbiamo sempre tenuto in considerazione le esigenze delle imprese e già oggi l’80 per cento dei dipendenti del commercio fanno part-time di tutti i tipi a partire da un minimo di otto ore alla settimana». E poi ricorda che nei negozi e nei supermercati si lavora spesso sette giorni su sette, la domenica, e con orari pesanti.
Meschieri aggiunge: «Il nostro non è uno sciopero politico, ma una lotta per il contratto e per il futuro dei lavoratori del settore. Oltre al salario c’è bisogno di tranquilittà sul proprio domani. Una tranquilità che è impossibile avere se si è perennemente precari, perennemente senza un contratto stabile. Chiediamo ai cittadini di riflettere: anche i loro figli potrebbero un giorno lavorare in questo settore».
Oggi lo sciopero riguarda i lavoratori che operano per cinque giorni alla settimana, domani quelli il cui orario è organizzato per sei giorni su sei. Sostanzialmente significa che oggi, tranne pochissime catene commerciali, si astengono dal lavoro i dipendenti della new economy, della aziende che si occupano di spedizioni mentre domani sarà la volta della distribuzione vera e propria.
Il sindacato ha organizzato varie manifestazioni, oggi e domani, in giro per l’Italia. Nel Lazio lo sciopero dell’intero settore del commercio è previsto per oggi, e si terrà anche un presidio a Roma di fronte alla sede della Confcommercio nazionale, in piazza Belli. Il sindacato comunica che a Milano le associazioni dei consumatori hanno espresso solidarietà verso i lavoratori in sciopero; domani si terrà anche una manifestazione in piazza Duomo. A Verona ci sarà un presidio davanti alla sede dell’Ascom e alla Coin e alla Fnac. A Torino sono previsti quattro presidi in altrettanti grandi ipermercati. Oggi scioperano anche le farmacie municipalizzate.
Sull’agitazione il presidente della Confcommercio, Sergio Billè, si è soffermato intervenendo alla trasmissione radiofonica Radio Anch’io. Ha detto: «Lo sciopero di domani è legittimo, ma inopportuno». E ha aggiunto: «Non ci sono a mio avviso le condizioni per arrivare ad uno sciopero: non c’è stata infatti nessuna chiusura da parte delle aziende, anzi a gennaio torneremo a negoziare e speriamo di chiudere. Lo sciopero, quindi, non serve a nulla, crea solo difficoltà alle imprese».

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      venerdì 19 docembre 2003

      Commercio, sciopero per il contratto
      Oggi e domani fermi per l’intera giornata. Contro la Confcommercio, che punta ad applicare la legge Biagi

      ANTONIO SCIOTTO
      Commercio, oggi e domani sciopero per l’intera giornata nei supermercati, ipermercati e piccoli negozi alimentari. Ma anche nelle aziende di software, in quelle di leasing e nella pubblicità, nelle agenzie matrimoniali. Un comparto variegatissimo e per questo anche molto frammentato, non ad alta sindacalizzazione in tutti i diversi rivoli, ma che conta oltre 1 milione e seicentomila addetti. Pesante anche la presenza dei precari, dai cococo alle collaborazioni occasionali, passando dai contrattisti a termine per arrivare agli apprendisti; molto diffusi i part time, e i «forzati» della domenica: sempre più dipendenti costretti, di fatto, al lavoro nei giorni festivi quando dovrebbe essere, di regola, volontario. E adesso Confcommercio si è scatenata: chiede l’applicazione della legge Biagi, e solo a questa condizione è disposta a trattare sugli aumenti. Part time super elastici, dove può decidere a suo piacimento e con soli due giorni di preavviso i cambiamenti di turno, l’affitto a tempo indeterminato di lavoratori, carta totalmente bianca sulle cessioni di ramo d’impresa e sulle esternalizzazioni. Flessibilità che il sindacato non è intenzionato a concedere, mentre chiede un aumento di 107 euro, corrispondente a un +7,5% medio. «Il primo punto che non accettiamo di far passare, unitariamente con Fisascat Cisl e Uiltucs Uil – spiega Marinella Meschieri, della segreteria nazionale Filcams Cgil – è l’affitto a tempo indeterminato che viene richiesto per chi si occupa di sistemare la merce sugli scaffali dei supermercati, per alcune funzioni di ufficio e gli addetti alla manutenzione immobili. I lavoratori diventano come merce, presi e ceduti all’interno di accordi commerciali tra le imprese, in un settore oltretutto privo di ammortizzatori sociali». Il secondo tema su cui si è consumato lo scontro, riguarda il diritto di informazione e contrattualizzazione nel caso di cessioni di impresa, appalti ed esternalizzazioni: «Confcommercio ci ha risposto che non vuole lacci e lacciuoli, che le imprese hanno bisogno di muoversi con la velocità richiesta dal mercato», spiega Meschieri.

      C’è poi il capitolo della giungla di contratti «atipici», usati ad esempio nei supermercati: in molti casi i lavoratori arrivano nello stesso pacchetto della merce che dovranno sistemare sugli scaffali, retribuiti come cococo o collaboratori occasionali da agenzie al limite della legalità contattate dalle grandi marche per avere manodopera flessibile pronta all’uso. «Noi chiediamo di definire con chiarezza la differenza tra lavoro autonomo e dipendente, e che in ogni caso tutti i lavoratori addetti alla medesima mansione abbiano per le imprese lo stesso costo dei subordinati – dice la sindacalista – Confcommercio risponde picche: "è una materia che non ci interessa normare", ci ha detto». Altro problema «caldo», il lavoro nelle domeniche: i sindacati chiedono che venga riconfermata la volontarietà e riconosciuta la maggiorazione da contratto nazionale (30%) a tutte le tipologie di lavoratori, lasciando al secondo livello la contrattazione sulle singole aziende. Le imprese intendono al contrario rifarsi solo al decreto 66 approvato l’anno scorso, che di fatto rende le domeniche un giorno di lavoro ordinario.

      C’è poi il part time, sul quale i sindacati non accettano l’impostazione imprenditoriale: Confcommercio, in conformità con la legge Biagi, vuole le «clausole elastiche» – cioè la possibilità per l’imprenditore di cambiare i turni con soli due giorni di preavviso – senza concedere dall’altro lato il diritto di ripensamento e di ritorno al vecchio orario. Inoltre, per il pagamento delle ore supplementari, non intende concedere la somma dell’incidenza degli statuti differenti alle altre percentuali di maggiorazione, e vuole imporre i recuperi attraverso la banca ore. Divisione, infine, sull’apprendistato, che la legge prevede addirittura prolungabile fino a 6 anni.

      «E’ una buona piattaforma, l’abbiamo votata all’unanimità – dice Maurizio Scarpa, segreteria nazionale Filcams, della minoranza Lavoro società – Sarebbe stato opportuno scioperare anche nell’area delle cooperative, comunque adesso l’essenziale è sostenerla con gli scioperi». Oggi un presidio davanti alla sede nazionale di Confcommercio, in piazza Belli a Roma. Si muovono anche i lavoratori della multinazionale tedesca Metro (5 mila in Italia), che presidiano gli uffici centrali di San Donato Milanese. Chiedono l’innalzamento del premio di risultato a 1400 euro (l’azienda è leader nell’ingrosso e macina utili), l’integrativo esteso a tutti i dipendenti, un tetto ai contratti a termine, il diritto di precedenza per precari e part time rispetto alle assunzioni a tempo indeterminato e full time.

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      19 dicembre 2003

      Commercio, sciopero per il contratto
Oggi e domani serrande abbassate
      In questi giorni insieme ai pacchi di riso, alle buste di pane, alle scatole di fagioli e ai panettoni, i commessi e le cassiere dei supermercati hanno infilato nelle borse della spesa anche alcuni volantini. Per informare, correttamente – visto che i media non ne hanno parlato – e non essere poi accusati di "sciopero selvaggio". Il titolo, molto semplice: vogliamo il contratto. E oggi sottolinereanno questa richiesta incrociando le braccia per tutto il turno di lavoro. Lo faranno in due tranche: prima le imprese commerciali e poi, domani, la grande distribuzione.

      Come gli autisti degli autobus, anche loro sono in attesa da parecchi mesi di ricevere in busta paga quanto gli spetta: 107 euro (che corrisponde a un aumento medio del 7,5%), per la precisione. E invece la "parte padronale", Confcommercio, tanto per fare qualche nome, non ha nessuna intenzione di chiudere la trattativa. E da 11 mesi trascina il confronto di scadenza in scadenza. Ai tavoli preferisce parlare di flessibilità sfrenata, come quella contenuta nella legge 30 e nel decreto 276. Vuole a tutti i costi subordinare l’aumento salariale all’accettazione del Libro bianco. Cgil, Cisl e Uil hanno rifiutato questa impostazione e aperto un percorso di lotta con un pacchetto di sedici ore di sciopero. La seconda parte della protesta potrebbe andare "in onda" già a gennaio. «Molto dipenderà dall’atteggiamento della controparte – sottolinea Marinella Meschieri, segretaria nazionale della Filcams -. Il nostro non è uno sciopero politico ma uno sciopero per il rinnovo di un contratto di lavoro a cui i lavoratori hanno diritto. Così come hanno diritto – aggiunge – ai due livelli di contrattazione e ad adeguati livelli salariali». Maurizio Scarpa, segretario nazionale della Filcams, ci tiene a sottolineare che «la decisione assunta di non proclamare lo sciopero anche per le aziende del settore organizzate dalle centrali cooperative, rappresenta un errore che va ad indebolire il fronte di lotta, e che non aiuta a sbloccare la vertenza contrattuale nel suo complesso».

      Le modalità di mobilitazione dello sciopero cambiano da regione a regione. A Roma, per esempio, dove la giornata di protesta sarà unica, si terrà un presidio sotto la sede della Confcommercio. Un altro presidio è previsto a Milano, sia in piazza Duomo (Rinascente) sia davanti alla sede della Metro, a San Donato Milanese. In questa azienda, infatti, si sta rinnovando anche il contratto aziendale.

      I lavoratori occupati nella distribuzione commerciale sono circa 1milione 400mila: il comparto di gran lunga prevalente all’interno di un contratto che di occupati ne conta 1milione 800mila.

      La differenza tra gli occupati dell’intero contratto e gli occupati nella sola distribuzione commerciale, 400mila, deve essere ascritta al comparto delle aziende che forniscono servizi. È da segnalare come i due terzi dell’occupazione nel terziario sia assorbita da imprese con meno di dieci addetti, mentre in ambito europeo la quota di occupazione nelle piccole imprese è ampiamente inferiore al 50 per cento.

      Il peso percentuale del comparto del commercio sull’intera economia italiana (dati 2000) era del 13,1%, i servizi alle imprese del 19,5%, i servizi alle persone del 13,4% (non c’è tuttavia piena corrispondenza tra i servizi qui citati e le categorie merceologiche contemplate dal contratto).

      Fabio Sebastiani

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19 dicembre 2003
Commesse, la protesta di Natale
Sciopero per il contratto scaduto da un anno, ma la maggior parte non aderirà
      Commesse e commessi in sciopero. E questa mattina andranno sotto la sede della Confcommercio in piazza Belli con un camion dove hanno installato dei manichini «vestiti» da sofferenza e mancanza di diritti. I lavoratori del commercio protestano così per il mancato rinnovo del contratto ad un anno dalla scadenza. Una manifestazione indetta sotto le festività natalizie, quando il settore è al massimo dell’attività, e che a livello nazionale è in programma per domani. A Roma e nel Lazio, però, non lavoreranno oggi: «Vogliamo portare la nostra protesta sotto la Confcommercio finchè gli uffici sono aperti – spiega Luigi Corazzesi, segretario generale della Filcams-Cgil di Roma e del Lazio – Contiamo di essere a migliaia. Almeno quanti avranno la possibilità di scioperare, perchè quello del commercio è un settore molto polverizzato, con aziende piccole e contratti flessibili, quindi non tutti si possono permettere il "lusso" di protestare». Su un milione e mezzo di impiegati ufficiali in Italia, a Roma e nel Lazio sono trecentomila, dei quali il 70% donne, che «ben difficilmente vedono riconosciuti i più elementari diritti – aggiunge Luigi Corazzesi – perchè i contratti sono per lo più part-time o di apprendistato. In un anno non abbiamo nemmeno iniziato a discutere la parte economica, perchè la Confcommercio vuol parlare solo di acquisizione dell’articolo 30, sulla flessibilità, in un settore che non ne ha assolutamente bisogno. La flessibilità c’è di fatto per i tanti tipi di contratto in vigore». «Gli assunti regolarmente sono la minoranza – aggiunge il segretario generale della Cisl di roma e del Lazio, Stefania Vannucci – Vi è un ricorso massiccio al lavoro interinale e all’apprendistato. E perfino sul part-time i commercianti vorrebbero fissare di giorno in giorno le ore: è chiaro che non è possibile». La richiesta economica dei sindacati confederali è di 107 euro lordi al mese: oggi un impiegato di IV livello, come può essere una commessa delle esclusive boutiques del centro, guadagna mediamente sugli 800 euro al mese, e per il part-time lo stipendio è medio è 350 euro. «Non è il momento di scioperare – spiega Antonio Nori della Confesercenti – Rischiano la chiusura fra il 10 e il 15% delle aziende del settore e l’abbigliamento è in piena crisi con quattro outlets già aperti. I negozi sono tutti in sofferenza». Invita alla «concertazione» l’assessore al Commercio Daniela Valentini: «I contratti quando scadono vanno rinnovati, è normale – dice – Ma in questo momento di crisi per i consumi e per i lavoratori, la cosa migliore è riprendere il dialogo».
Lilli Garrone

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Giovedì 18 dicembre 2003

ECONOMIA E FINANZA
Pag. 32  

Domani, per i dipendenti che lavorano cinque giorni, e sabato la protesta in provincia

Commercio, sciopero per il contratto

Il settore occupa a Brescia 60.000 addetti, 9.000 nei supermercati
 


BRESCIA

Sciopero dei dipendenti delle imprese commerciali venerdì e sabato: Filcams, Fiasacat e Uiltucs, i sindacati di categoria di Cgil, Cisl e Uil, dopo le assemblee hanno invitato all’astensione per l’intera giornata di domani i dipendenti delle imprese che lavorano su cinque giorni (quindi in particolare i magazzinieri e gli addetti all’approvvigionamento della grande distribuzione), mentre sabato l’astensione coinvolgerà l’intera categoria. La protesta interessa in provincia complessivamente sessantamila addetti, di cui cui oltre novemila (secondo il sindacato) occupati nella grande distribuzione (supermercati, ipermercati, superettes e discount) ed i rimanenti nelle aziende del dettaglio. Pierluigi Cetti, segretario di Filcams Cgil, motiva la protesta dicendo «la categoria è senza contratto da dicembre dello scorso anno: l’intransigenza di Confcommercio nazionale e di Confesercenti ci hanno portato a questa decisione, scelta – sottolinea Cetti – del cui peso siamo consapevoli, ma che abbiamo ritenuto inevitabile.Non era mai accaduto, infatti, che la pax sociale nel comparto commerciale venisse messa in discussione nell’imminenza del Natale, ma le logiche che stanno prendendo sempre più spazio ci hanno condotto a questa decisione unitaria». Secondo il sindacato nelle imprese è infatti in atto un percorso di adozione di «orari ancora più flessibili di quelli attuali», le aziende puntano «a rapporti di lavoro sempre più precari, come il lavoro a chiamata, con nuove forme di rapporto anche solamente di otto ore; sono inoltre in atto una tendenza ad aumentare la durata dell’apprendistato fino a sei anni, l’obbligatorietà del lavoro supplementare per i part time, oltre all’obbligatorietà del lavoro domenicale». Oscar Turati, segretario Fisascat Cisl, sottolinea che «lo sciopero è importante per la parte normativa: le distanze con Confcommercio e Confesercenti sono forti, soprattutto sulla contrattualizzazione della legge 30 – la cosiddetta legge Biagi – che interessa massicciamente commercio e terziario; prevedo sarà uno sciopero partecipato anche se per sostenere la protesta immagino sia anche l’ora di cambiare strumenti: il presidio ha perso forza e forse è il tempo di tornare ai comizi, nei quali ti vedono in pochi ma ti ascoltano in molti» Queste le contestazioni che i sindacati oppongono a Confesercenti e Confcommercio per la parte normativa: per quella salariale il sindacato «chiede un recupero del potere d’acquisto dei salari, con un aumento medio pari a 107 euro per il biennio 2003/2004». Che sciopero sarà? Sia Cetti che Turati non hanno dubbi «innanzitutto sarà uno sciopero unitario, pensiamo che la partecipazione sia massiccia», dice il segretario Cgil, mentre il segretario del commercio della Cisl aggiunge che «le ragioni della protesta stanno in una serie di condizioni sulle quali non si può non riflettere». Quali? «Un lavoratore con un part time di 24 ore la settimana incassa 70 euro, ma ci sono part time anche di venti ore. Che ne dite?»

  
Camillo Facchini

 

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19 dicembre 2003

Piacenza
Otto ore per il rinnovo del contratto. Problemi soprattutto nei supermercati
Sciopero nel commercio, shopping a rischio

  Acquisti in pericolo nell’ultimo sabato di shopping prenatalizio. Dopo il settore dei trasporti, oggi e domani infatti, la fermata per sciopero tocca al variegato comparto del commercio e servizi, che effettuerà 8 ore di agitazione in tutta Italia per protestare contro il mancato rinnovo del contratto nazionale di categoria, scaduto da ormai un anno. A proclamare la mobilitazione, che investirà tutte le aziende aderenti a Confcommercio e Confesercenti, ad eccezione delle cooperative, sono state le segreterie di Filcams-Cgil, Fisascat-Cisl, e Uiltucs, al termine dell’ultimo incontro con le controparti conclusosi con un nulla di fatto. La protesta riguarda circa un milione e 600mila lavoratori in Italia, impiegati soprattutto nell’ambito della grande distribuzione, ma non solo. Oggi è previsto che si fermeranno i dipendenti delle realtà commerciali che lavorano fino al venerdì, nei supermercati lo sciopero è programmato invece per domani. E’ in queste ultime strutture che si avvertiranno con ogni probabilità i maggiori disagi. «Anche a Piacenza – spiegano i rappresentanti sindacali – è possibile che vi siano servizi ridotti con alcune difficoltà di approvvigionamento per la clientela». La trattativa per il rinnovo contrattuale si è arenata qualche giorno fa, per l’indisponibilità delle organizzazioni sindacali ad introdurre i principi della legge 30 (nota come legge “Biagi”) nella nuova intesa da siglare. «La logica della controparte – fanno notare i sindacati – è quella di scambiare flessibilità, inserendo anche nuove tipologie di lavoro (somministrazione a tempo indeterminato per il caricamento dei banchi, logistica ecc., lavoro a chiamata), per ridurre i costi. Si intende pertanto applicare non solo la nuova normativa sul mercato del lavoro, ma anche quella sull’orario che viene strettamente legata al lavoro domenicale e festivo». Le segreterie dei sindacati confederali hanno indetto le prime 8 ore di sciopero tra oggi e domani, su un pacchetto complessivo di 16 già programmato, e chiedono ai cittadini di essere solidali con i lavoratori del commercio, non effettuando acquisti nei giorni di agitazione. Secondo il presidente di Confcommercio Emilia Romagna, Pietro Blondi, «lo sciopero è un’iniziativa nel momento più sbagliato, nel periodo dell’anno in cui, anche e proprio per il rispetto delle tradizioni, tutti (parti sociali comprese) dovrebbero operare al fine di assicurare il clima di maggior serenità possibile. Per quanto riguarda l’attuazione della legge “Biagi” – aggiunge – essa è una realtà come tale deve essere applicata alla generalità delle imprese e dei lavoratori, quindi anche nel settore del commercio».
Ma. Fe.

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TORINO

VENERDÌ 19 DICEMBRE 2003

 
 
Pagina IX
 
 
LA VERTENZA
Shopping a rischio, sciopero negli ipermercati

Addetti in agitazione: oggi chiuse le farmacie, domani tocca alla grande distribuzione

          Acquisti di Natale a rischio per due giorni causa la protesta dei lavoratori del commercio che da un anno attendono il rinnovo del contratto. Oggi scioperano per otto ore gli addetti della distribuzione tradizionale e il personale delle 34 farmacie comunali. Domani lo stop riguarda tutti i centri commerciali e i grandi magazzini. All´origine della protesta non c´è solo una rivendicazione salariale, di poco più di 100 euro per il biennio 2003-2004, ma il rifiuto di esasperare al massimo la flessibilità. «La Confcommercio pretende ? spiegano Giuseppe Melillo, della Filcams-Cgil, Cosimo Lavolta della Uiltucs-Uil, e Roberto Ranieri della Fisascat-Cisl ? l´integrale applicazione della legge 30. L´apprendistato dovrebbe passare da 36 mesi a sei anni, togliendo qualsiasi limite ai contratti a tempo determinato e al part-time». Cinque i presidi organizzati dai sindacati: oggi, dalle 8.30 alle 12, di fronte alla Tnt di None, domani, dalle 11 alle 16, all´ipermercato Panorama di Settimo, a Le Gru di Grugliasco e alla Rinascente di via Lagrange.
          (d.l.)

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19 dicembre 2003

COMMERCIO
Oggi e domani le astensioni dal lavoro

Ascom: «Uno sciopero assurdo E perché non tocca le coop?»

Scioperi nel commercio per il rinnovo del contratto nazionale di lavoro, che interessa anche il settore dei servizi. Le segreterie nazionali di Filcams, Fisascat e Uiltucs hanno infatti proclamato l’agitazione per domani nel settore del commercio, che riguarda chi lavora su sei giorni, e per oggi relativamente a chi lavora su cinque giorni (praticamente gli impiegati).
«Sono state costituite commissioni tecniche per analizzare i vari punti della piattaforma sindacale — si legge in una nota dell’Ascom —. Da parte nostra non ci sono pregiudiziali nell’affrontare i temi proposti dal sindacato (anche se non si può fare a meno di osservare che questo sciopero sotto Natale rischia di penalizzare sensibilmente i commercianti), ma dobbiamo sottolineare con forza la necessità di muoverci in direzione dell’attuazione della legge Biagi, soprattutto con riferimento alle nuove forme di flessibilità. Questo aspetto non è condizione trattabile. E’ una legge dello Stato. E come tale va applicata senza modifiche o interpretazioni».
Senza che ciò entri in una trattativa sindacale come «merce di scambio», l’Associazione commercianti boccia lo sciopero proclamato dai sindacati, «pur non contestando i diritti sindacali sanciti per legge».
Ma ciò che lascia più perplessa l’associazione di Strada Maggiore sono le modalità scelte da Filcams-Cgil, Fisascat-Cisl e Uiltucs-Uil nell’indire la giornata di astensione dal lavoro, «andando a colpire giorni particolarmente caldi per le categorie del commercio e dei servizi».
Secondo l’Ascom «non c’è nessun atteggiamento di netta chiusura, dunque. Ma anzi, disponibilità a confrontarci su più punti della piattaforma sindacale».
Proprio per questo appaiono perciò «incomprensibili, se non inserite in un quadro squisitamente politico, le ragioni addotte per proclamare uno sciopero nazionale in un periodo delicato e importante arrecando un danno non solo agli imprenditori, ma anche agli stessi lavoratori sui quali nel medio e lungo periodo, anche alla luce della delicata situazione finanziaria, si potranno ripercuotere eventuali effetti di tale decisione». La sensazione, secondo le imprese commerciali, riguardo alle richieste sulla legge Biagi è che i sindacati stiano tentando di portare anche nel settore del commercio le argomentazioni e le obiezioni sollevate nell’industria. Ed è singolare che, rispetto alla grande distribuzione, emerga un’anomalia: lo sciopero, infatti, è stato indetto nei settori del commercio e dei servizi, ma non nella grande distribuzione legata al mondo della cooperazione.Perché?
Anche Confesercenti critica l’inizitiva delle organizzazioni sindacali : «Per quanto legittima è stata presa in un momento sbagliato. Consumatori e clienti, comunque, troveranno domani i commercianti ad attenderli e a fornire il loro consueto servizio».
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venerdì 19 dicembre 2003

Ieri pomeriggio, intanto, volantinaggio in Top e Bren Center per il rinnovo del contratto e contro la precarietà del lavoro
Domani grandi negozi a rischio chiusura

Sciopero in arrivo per centri commerciali e grande distribuzione

di Nicola Baldo

TRENTO. Cgil, Cisl e Uil si stanno preparando in vista dello sciopero nazionale del commercio previsto per domani e, tramite un volantinaggio in quelli che saranno due delle sedi dell’agitazione (ovvero Top Center e Bren Center), invitano tutti a non andare nei negozi. L’obiettivo, dichiarato, dei sindacati è far incrociare le braccia a tutti i circa 13 mila lavoratori trentini del settore.
Mani lontane dal portafoglio per un giorno, così da sostenere le richieste che circa 13 mila lavoratori trentini portano avanti da quasi un anno. «Quello del commercio è un settore precario per antonomasia – ha spiegato ieri, volantini alla mano, Ezio Casagranda segretario della Filcams Cgil -. Il contratto è scaduto lo scorso 31 dicembre, in sette incontri con la controparte non si è arrivati a niente se non ad un vero ricatto. O accettare anche le parti peggiori della Legge 30, come part time, liberalizzazione del lavoro domenicale e precarietà, oppure non si discute nemmeno di aumenti salariali». Così, armati di bandiere e volantini, un gruppo di sindacalisti ha "invaso" i corridoi di Top Center e Bren Center per convincere i trentini a non recarsi nei negozi. Un’operazione di sensibilizzazione per spiegare alla gente non solo la bontà delle richieste avanzate ma, anche, a difesa della qualità del servizio. «La qualità dell’offerta passa anche dal riconoscimento dei lavoratori – aggiunge Casagranda -. Bisognerebbe puntare più sulla formazione, sulla professionalità e la garanzia del posto di lavoro, perché il commesso deve diventare una specie di consulente del cliente».
«In questi ultimi tempi si stanno diffondendo forme di contratto come l’interinare e quelli a termine – ha aggiunto Gianni Tomasi, segretario della Uiltucs Uil -, che portano diversi problemi. Ad esempio, per una donna che fa part time ora con orari stabili sui quali basa anche la propria vita familiare, se si passa ad orari flessibili come fa ad organizzarsi? Diventano contratti che incentivano le dimissioni». Nuove forme contrattuali che, secondo i sindacati, diventerebbero così un rischio non solo per i giovani che si affacciano sul mondo del lavoro, ma anche per chi un posto ce l’ha da diverso tempo. «Basti pensare alla riforma del contratto di apprendistato – conclude Giovanni Agostini, numero uno della Fisascat Cisl -. Con queste novità si arriverà al punto che bisognerà lavorare sei anni, prima di poter conseguire la qualifica di commesso». Domani così, quegli stessi corridoi ieri invasi da compratori e sindacalisti, potrebbero ritrovarsi desolatamente vuoti. In quello che è l’ultimo sabato prima del Natale, giorno tradizionalmente dedicato allo shopping dell’ultimora. Per i ritardatari ci sarà così il problema in più di trovarsi centri commerciali, supermercati e magazzini chiusi, oltre quello di trovare il dono più adatto in poco tempo.

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19/12/2003

Commercio, diecimila dipendenti in sciopero per il contratto. Presìdi davanti ai supermercati
LA PROTESTA Nell’ambito della vertenza nazionale. Prezzi, via all’operazione trasparenza
Invito a disertare la spesa. In piazza prodotti agricoli in offerta speciale
Sciopero dei lavoratori del commercio, con invito a disertare la spesa per solidarietà; vendita diretta, in piazzetta della Lega, dei prodotti del marchio Coldiretti ‘Terre Alessandrine’. Sono le due facce della giornata di domani, a cinque giorni da Natale. La protesta proclamata a livello nazionale per sollecitare il rinnovo del contratto di lavoro, scaduto da circa un anno, interessa in provincia circa diecimila dipendenti. I punti che registrano posizioni ancora distanti riguardano tutta la sfera del mercato del lavoro. Il sindacato chiede più tutele e respinge l’inserimento di nuove forme di flessibilità. Sul salario non si è ancora discusso, la richiesta è di 107 euro mensili. «Il settore del terziario è in espansione anche nella nostra provincia – sottolineano Bruno Pasero e Giovanni Ciarlo della Cgil – per la crescita della grande distribuzione, che da sola conta circa 4 mila addetti. In questi grandi gruppi le flessibilità su orario e forme di assunzione sono tante, al punto che spesso il dipendente è costretto a subire le condizioni imposte. Questo fenomeno si assiste tra i giovani ed in alcune specifiche aziende». La protesta si concentrerà con presidi nei centri commerciali di maggiori dimensioni, dove saranno distribuiti volantini per spiegare le motivazioni e scusarsi per i disservizi. E proprio sabato in piazzetta della Lega, il ‘cuore’ di Alessandria, si svolge la prima vendita diretta di prodotti, dopo il protocollo d’intesa firmato da associazioni di categoria, sindacati e consumatori sul contenimento dei prezzi. Una iniziativa seguita con attenzione a livello romano: il prefetto Pellegrini ha trasmesso il protocollo a presidenza del Consiglio, ministeri dell’Interno e delle Attività produttive. A dare il via all’operazione ‘trasparenza’ è la Coldiretti, che nell’alessandrino ha raccolto 15 mila firme per la proposta di legge sulla tracciabilità e indicazione del ‘percorso’ dei prezzi, dalla produzione all’acquirente. Con lo slogan ‘Una Campagna amica per un euro amico’ sarà possibile acquistare vino, miele, ortofrutta e tutti gli altri prodotti del marchio ‘Terre Alessandrine’. Non un esperimento, evidenziano il vice presidente Bruno Tacchino e il direttore Gianni Moretti, ma l’inizio di un percorso che, subito dopo le feste, sarà esteso ai centri zona. Per creare, insieme alle altre categorie, una ‘rete’ in grado di fare recuperare il potere d’acquisto alle famiglie. Tra i primi acquirenti ci saranno il prefetto Pellegrini, il sindaco Mara Scagni con i vari assessori, ad iniziare dal responsabile del Commercio, Diego Motta, che in questi mesi si è impegnato per arrivare ad un protocollo che diventi modello anche per tutte le altre città della provincia. Gli artigiani, dal canto loro, hanno già iniziato a praticare lo sconto del 10 per giorno sulle prestazioni professionali in determinati giorni della settimana.

Silvana Fossati

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