Sciopero commercio (Rassegna dom.21 articoli n.14)

22/12/2003


  Sindacale


21.12.2003
Ieri la protesta per il contratto
Sciopero del commercio,
il ricatto della distribuzione
sui lavoratori precari
I sindacati chiedono un aumento di 107 euro
e più garanzie per gli atipici

Luigina Venturelli

MILANO Precari all’opera per mitigare gli effetti dello sciopero: così i grandi magazzini sono rimasti aperti e lo shopping natalizio si è svolto come d’ordinanza. Nonostante lo sciopero nazionale dei lavoratori del commercio, proclamato per ieri da Filcams, Fisascat e
Uiltucs, nulla sembra aver turbato il sabato tradizionalmente più
critico per gli italiani alle prese con i regali.
La grande distribuzione, infatti, si è organizzata per tempo, collocando tra gli scaffali dei vari reparti tutti i lavoratori atipici di
cui disponeva e la piena partecipazione alla mobilitazione dei dipendenti più tutelati non è stata avvertita da chi si è recato a fare
compere. Per alzare le serrande a iper e supermercati è bastato
mettere all’opera i titolari di un contratto a tempo determinato, gli
apprendisti, i collaboratori e le persone chiamate a supportare il
personale ordinario, sovraccarico di lavoro per le festività.
«L’andamento generale dell’astensione – hanno comunicato i
sindacati – va da un 85% a situazioni in cui la partecipazione è stata
del 35%».
Il bilancio della giornata fatto da Ivano Corraini, segretario generale
della Filcams Cgil, non può che essere soddisfacente: «Una buona percentuale di chi poteva ha scioperato, ma i precari sono soggetti al ricatto del posto di lavoro e in un grande magazzino, nonostante i conseguenti disservizi, è sufficiente una quantità ridottissima di personale per assicurare l’apertura del negozio».
«Del resto – ha spiegato Corraini – il nostro intento non era quello di creare il più possibile disagi all’utenza, ma quello di riaffermare la nostra volontà di giungere, dopo lunghe ed inutili trattative, alla conclusione di un contratto scaduto da 12 mesi. Un contratto necessario non solo per i dovuti adeguamenti salariali, ma anche per
puntare al recupero di alcune situazioni di precarietà».
Le proposte del sindacato vanno tutte nella stessa direzione: quella di una maggiore stabilità e garanzia del lavoro: il ripristino del diritto di precedenza per un contratto a tempo indeterminato di chi è dipendente a termine rispetto a nuove assunzioni, la comunicazione
anticipata agli apprendisti del nuovo contratto che li attende, per
evitare che apprendano solo in extremis quello che sarà il loro
futuro lavorativo, l’incremento dell’orario settimanale per quei dipendenti part-time che regolarmente svolgono lavoro supplementare.
Tutte richieste che Confcommercio ha accolto con un secco
rifiuto, stroncando le trattative per il rinnovo contrattuale. «Degli
incrementi salariali poi – continua il segretario della Filcams – non
siamo nemmeno riusciti a parlare. Eppure l’aumento medio mensile
di 107 euro lordi che chiediamo è il minimo dovuto, basterà a mala
pena a coprire l’inflazione. Una commessa fortunata, infatti, vale a
dire assunta a tempo pieno e indeterminato con due scatti di anzianità, prende circa 1.200 euro lordi. Il che vuol dire circa 800 euro netti con cui vivere per un mese intero. È ora che i datori di lavoro trovino la volontà politica per firmare il contratto».

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domenica 21 dicembre 2003

Commercio, buona riuscita dello sciopero nei supermercati

Ha registrato la piena partecipazione dei lavoratori lo sciopero per il rinnovo del contratto nazionale del commercio e del terziario. L’altro ieri, venerdì, l’astensione riguardava i magazzini della logistica (chi si occupa dei rifornimenti) e le aziende dei servizi terziari. Ieri, sabato, lo sciopero ha riguardato la grande distribuzione, iper e supermercati.
L’andamento generale della giornata di sciopero, dicono Filcams Fisascat Uiltucs, va da un 85% a situazioni in cui la partecipazione può essere del 35%, e tuttavia percentuale di adesione molto significativa. È il caso, per esempio, dei negozi di bricolage Leroy Merlin a Torino, dove la scarsa presenza sindacale non aveva mai consentito la partecipazione agli scioperi. La prima volta di Leroy Merlin è il risultato di una nuova e intensa fase di sindacalizzazione. «Bisogna riprendere le trattative per rinnovare un contratto scaduto da 12 mesi – dice Ivano Corraini, segretario generale della Filcams – . La riuscita dello sciopero del 19 e 20 dicembre dimostra le buone ragioni del sindacato». I Cobas del lavoro privato del settore Commercio, intanto, fanno sapere di aver partecipato alle giornate di mobilitazione, «anche se la richiesta di aumento di 107 euro in tre anni non è ritenuta sufficiente, è importante ottenere il rinnovo del contratto con clausole e principi che riducano il devastante effetto che avrà, se recepita cosi come vogliono le associazioni padronali, la legge 30 o Riforma del lavoro», scrivono in un comunicato.

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21 Dicembre 2003

Lo sciopero non ha compromesso gli incassi

Pochi disagi per i clienti, il sindacato: punte di adesione vicine all’85 per cento
Nella battaglia delle cifre sull’adesione allo sciopero del terziario la parola spetta ai torinesi, che ieri affrontavano l’ultimo sabato di shopping prima di Natale. Il disagio per la clientela dei negozi, temuto alla vigilia, non c’è stato. Dai grandi magazzini alle botteghe, dai centri commerciali ai supermercati, la protesta dei dipendenti ha risparmiato ai cittadini il caos seguito invece alle agitazioni nei trasporti pubblici.
Quante commesse e commessi hanno realmente incrociato le braccia? I dati, al solito, divergono. Piena partecipazione, esultano i sindacati Filcams, Fisascat, Uiltucs, e citano percentuali tra il 35 e l’85 per cento. In ballo c’è il rinnovo del contratto scaduto da 12 mesi, la battaglia contro la precarietà, l’aumento del salario in proporzione all’inflazione. Di contro, i vertici delle grandi catene, Auchan, Carrefour, Rinascente, Panorama, Le Gru, negano il successo dell’iniziativa. Ecco Antonio Sarà, direttore del Gs di corso Unione Sovietica 29: «C’è uno sciopero, lo sappiamo. Ma qui da noi l’adesione è stata al massimo del 20 per cento». Basta fare un giro per il supermercato per capire che se la protesta ha minacciato difficoltà, i responsabili della struttura si sono organizzati con le sostituzioni. Quattro casse su sei sono aperte, ma le altre due semplicemente non sono necessarie. La fila scorre via rapida: pagare un tubetto di dentifricio e un panettone alle 17,30 richiede circa cinque minuti d’attesa.
La stessa scena si ripete al Pam, al Lingotto. Nove casse, sei funzionanti, e l’impressione che smaltiscano senza problemi le persone in coda. Spesa tranquilla al DìperDì di corso Massimo d’Azeglio, da Metà in via Mazzini. All’Iperstore di corso Bramante c’è il consueto affollamento del sabato pomeriggio: 17 postazioni, una chiusa, una in fase di pulizia, le altre 15 a pieno regime. Al banco informazioni Anna M. alza le spalle minimizzando: «Nessuna lamentela dei clienti vuol dire nessun problema». Inutile chiedere alle cassiere, che con la scusa della concentrazione necessaria alla battitura dello scontrino, ignorano la domanda sulle colleghe contestatrici.
Dagli alimentari ai grandi magazzini, i torinesi si accorgono a stento della protesta. Le porte scorrevoli della Rinascente di via Lagrange non fanno neppure in tempo a richiudersi: un gruppo entra a mani vuote, l’altro esce carico di pacchetti infiocchettati. Se non fosse per il banchetto allestito davanti all’ingresso con tanto di bandiere rosse e megafoni per richiamare l’attenzione, la gente neppure saprebbe. Tanto che, in serata, i dirigenti del Gruppo diffondono un comunicato per ringraziare i collaboratori «di aver garantito alla clientela il tradizionale servizio natalizio».
L’Ascom non mostra sorpresa. «Immaginavamo che la partecipazione sarebbe stata bassa: nessuna azienda ci aveva comunicato preoccupazioni per la giornata», il presidente Giuseppe De Maria. Secondo De Maria, la ragione sta nella scelta del periodo sbagliato. «Dopo mesi di magra, gli acquisti sembrano crescere con le festività. Era ovvio che nessun piccolo commerciante avrebbe chiuso. Forse i dipendenti della grande distribuzione sono stati frenati nell’aderire alla protesta dal timore di perdere il posto, anche se nessuna azienda avrebbe agito con ritorsioni».
Diversa lettura danno i sindacati Filcams, Fisascat, Uiltucs, certi che il mancato disagio per la città non significhi l’insuccesso dell’iniziativa: «Gli scioperi nella grande distribuzione agiscono in modo differente che nell’industria. In un magazzino basta una quantità ridotta di personale per assicurare l’apertura.
E, utilizzando il lavoro precario, ci vuole poco a sostituire i dipendenti»

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domenica 21 dicembre 2003

Lo sciopero nei supermercati frena lo shopping

A casa un dipendente su due: 5.000 lavoratori incrociano le braccia per il rinnovo del contratto

Giornata difficile, ieri a Bergamo, per il popolo dei consumatori alle prese con le spese natalizie. Oltre ai disagi causati dallo sciopero dei mezzi pubblici, a rallentare la corsa di chi ha approfittato della giornata per fare le ultime compere – da disporre sotto l’albero o da servire in tavola il giorno del 25 dicembre – ci si è messo anche lo sciopero dei lavoratori del commercio. Secondo le organizzazioni sindacali di Bergamo – che ieri mattina dalle 8 alle 11 hanno organizzato anche un presidio davanti all’ingresso e nella galleria dell’Iper di Seriate, al fine di sensibilizzare la clientela sui problemi che interessano il comparto – oltre il 50 per cento dei dipendenti della grande distribuzione orobica ieri ha incrociato le braccia. E già venerdì c’era stata una prima anticipazione della protesta del settore, con l’adesione di quei dipendenti la cui settimana lavorativa è costituita da cinque giornate.
Cosa abbia spinto questi lavoratori (la nostra provincia ne conta in tutto 10 mila) a prendere questa decisione, per giunta in uno dei periodi più frenetici e impegnativi dell’anno dal punto di vista del volume del lavoro cui far fronte, è presto detto: il mancato rinnovo del contratto nazionale di lavoro. «La categoria – spiega Roberto Corona, segretario di Fisascat Cisl di Bergamo -, pur consapevole e rammaricata dei disagi che ha arrecato ai consumatori, rivendica un contratto ormai scaduto da 12 mesi. I sindacati, inoltre, lamentano in maniera particolare l’interruzione delle trattative per il suo rinnovo».
Tra le cause del dissenso annunciato dai sindacati non manca l’applicazione della legge Biagi al terziario, «che richiederebbe – hanno sostenuto i segretari di Cgil, Cisl e Uil – una flessibilità sempre maggiore che rischia di penalizzare i lavoratori del commercio, rendendo i loro posti di lavoro sempre più precari e quindi meno stabili, soprattutto nel caso della formula del part-time». Ma le proteste delle organizzazioni sindacali si rivolgono anche all’operato di Confcommercio, che «ha rifiutato di entrare nel merito delle richieste – hanno aggiunto – ponendo la pregiudiziale della discussione sul mercato del lavoro, tentando quindi d’imporre uno scambio tra il rinnovo contrattuale e lo smantellamento delle attuali norme di tutela dei lavoratori previste nell’accordo nazionale».
Dal punto di vista economico, la richiesta salariale dei lavoratori del settore si traduce invece in un aumento di 107 euro per quanto riguarda il biennio 2003-2004 e anche, per quanto riguarda il part-time, nella richiesta di una maggiorazione del 30 per cento per il pagamento del lavoro festivo-domenicale, oltre quel 35 per cento previsto per il lavoro supplementare attualmente già in vigore.
Ma le rivendicazioni vanno oltre e interessano anche gli aspetti legati alla previdenza (con la richiesta di un aumento dell’attuale quota pagata dalle aziende da 0,50 per cento all’1 per cento) e all’assistenza sanitaria integrativa (attraverso l’introduzione di una cassa a sostegno dei lavoratori).
«L’adesione bergamasca allo sciopero del commercio – ha aggiunto Mirco Rota, segretario della Filcams-Cgil – negli esercizi della grande distribuzione presenti sul nostro territorio ha superato il 50 per cento del totale dei lavoratori, e precisamente: oltre la metà dei lavoratori dell’Auchan di via Carducci, circa il 50 per cento di quelli dell’Auchan di Curno e pressappoco il 40-50 per cento gli addetti della catena dei supermercati Gs. Anche i dipendenti delle aziende commerciali hanno risposto in maniera considerevole. Se infatti in realtà come la Centax l’adesione è stata di circa il 50 per cento del personale, alla Cotifa di Lallio la partecipazione all’iniziativa si è aggirata addirittura intorno al 70 per cento».
«I grandi esercizi commerciali – ha aggiunto Maurizio Regazzoni, segretario Uiltucs-Uil – hanno tamponato le assenze dei lavoratori che hanno aderito allo sciopero grazie all’attuale presenza nei propri organici di lavoratori interinali, cioè assunti a tempo determinato proprio in occasione del periodo natalizio». «I numeri di questa adesione – ha concluso Rota – dipendono anche dal fatto che questo è il primo sciopero che interessa il settore».
Le iniziative sindacali di rivendicazione del settore commercio non si fermano: per gennaio è infatti previsto un nuovo sciopero di otto ore.
Vanessa Bonacina
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domenica 21 dicembre 2003
Commercio, i sindacati ancora all’attacco
«Sciopero riuscito, ora si riapra la trattativa sul rinnovo del contratto»

ROMA Ha registrato piena partecipazione, second i sindacati, lo sciopero per il rinnovo del contratto nazionale del commercio e del terziario. Venerdi l’astensione riguardava i magazzini della logistica (chi si occupa dei rifornimenti) e le aziende dei servizi terziari. Ieri,sabato, lo sciopero riguardava la grande distribuzione, iper e supermercati.
«Le stime sulle adesioni – dicono Filcams Fisascat Uiltucs – vanno da un 85% a limiti bassi del 35%, tuttavia percentuale di adesione molto significativa. È il caso, per esempio, dei negozi di bricolage Leroy Merlin a Torino, dove la scarsa presenza sindacale non aveva mai consentito la partecipazione agli scioperi. È significativo, a proposito della partecipazione allo sciopero, che il gruppo Auchan-Rinascente abbia diffuso una nota stampa in cui afferma che le percentuali di adesione allo sciopero sono state tali da consentire la regolare apertura di tutti i punti vendita».
Questa affermazione è «singolare e denota grande nervosismo, poiché – scrivono i sindacati – gli scioperi nella grande distribuzione agiscono in modo differente da quelli nell’industria. In un grande magazzino è infatti sufficiente una quantità ridottissima di personale per assicurare l’apertura. E il personale a disposizione c’è: basta utilizzare il lavoro precario come i contratti a termine e le collaborazioni. Vi saranno disservizi, code alle casse, ma il negozio resta aperto. È sull’organizzazione del magazzino che si scarica il peso dell’astensione dal lavoro. L’affermazione di Auchan-Rinascente dà dunque conferma dell’ottima riuscita della giornata di sciopero».
Ma ora, per le federazioni sindacali, l’obiettivo è il confronto. «Bisogna riprendere le trattative per rinnovare un contratto scaduto da 12 mesi -dice Ivano Corraini, segretario generale della Filcams-. La riuscita dello sciopero del 19 e 20 dicembre dimostra che le buone ragioni del sindacato messe sul tavolo della trattativa sono ampiamente condivise dai lavoratori del commercio».

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Ancona
domenica 21 dicembre 2003

Commessi, colpita la grande distribuzione


Cento per cento all’Upim, il 50 da Oviesse. Auchan: «Da noi tutto regolare, solo malattie»
di CLAUDIA GENTILI

Ultimo sabato prima del Natale e seconda giornata dello sciopero del terziario indetto a livello nazionale dopo la rottura del tavolo di trattativa tra sindacati (Filcams Cgil, Fiscat Cisl e Uiltucs Uil) e associazioni di categoria. Uno sciopero di cui però non tutti erano informati. Ieri, dopo magazzini e depositi, toccava ai lavoratori con articolazione di lavoro pari a 6 giornate alla settimana. Se la piccola distribuzione non ne ha risentito, massiccia è stata invece, secondo i sindacati, l’adesione nella grande distribuzione nella provincia anconetana. All’Upim si è registrato un 100% come anche, dicono, all’Oviesse. Ma l’azienda smentisce: «Ha scioperato il 50% dei dipendenti – afferma Francesco Fineschi, direttore del punto Oviesse di Ancona e Macerata – Capisco le motivazioni sindacali ma ora come ora, con questa crisi, mi chiedo se lo sciopero sia la cura giusta. Una cura che forse rischia di uccidere il paziente». In tutta la provincia anconetana, l’agitazione ha coinvolto anche i punti delle catene Sma (supermercati e Cityper sparsi tra Ancona, Jesi, Senigallia, Osimo, Falconara e Villa Musone) dove ha incrociato le braccia il 60% dei lavoratori. L’attività è stata resa possibile solo grazie ai lavoratori stagionali e a quelli interinali. Ben il 75% dei lavoratori di Cagnoni ha invece aderito alla prima giornata di sciopero in buona compagnia i dipendenti della Rinascente di Osimo dove venerdì il 95% dei lavoratori aveva mostrato il dissenso astenendosi dalle attività. Il mancato rinnovo del contratto nazionale, scaduto da 11 mesi, agita ancora di più le acque di un settore, quello del commercio, già provato dalla crisi. Qualche acquisto in più alla vigilia del natale, ma di minore entità e orientato all’offerta. «Noi non scioperiamo – ha precisato Paola Zengarini responsabile dell’abbigliamento uomo di Terranova – perché siamo trattati bene. ma uno sciopero nel commercio lascia il tempo che trova. Abbiamo poco potere contrattuale rispetto ai trasporti, il cui sciopero incide e si fa notare». Solidale comunque il personale che non ha aderito, come anche la clientela che ieri si è trovata di fronte alla rappresentanza di lavoratori lanciata in un volantinaggio per sensibilizzare e informare i cittadini. Solidale, ma poco convinta a rinunciare alla spesa ieri per tornare oggi vista la deroga domenicale. Tanto più che lo sciopero non sembra aver interessato il centro commerciale Auchan. «Tutto regolare. Non c’è stata nessuna adesione – ha precisato il direttore del centro Riccardo Gara – Mi risultano 3 o 4 persone a casa per malattia. Anche riguardo allo sciopero dei magazzini di venerdì, non ci ha toccato e non ci toccherà. Non ci saranno problemi per le scorte di domani (oggi, ndr)».

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domenica 21 dicembre 2003

LA MOBILITAZIONE
Sindacati e lavoratori in assemblea
Shopping natalizio ad ostacoli
Commercio: «Sciopero riuscito»

Giornata difficile, quella di ieri, sul fronte degli acquisti, a causa dello sciopero di 8 ore dei lavoratori del commercio indetto dalle organizzazioni di categoria Filcams Cgil, Fisascat Cisl e Uiltucs. L’adesione durante la mattinata di ieri era calcolata intorno al 75%, con punte più alte specialmente nella grande distribuzione, dove erano presidiate le barriere cassa; ma una chiusura in blocco comunque non c’è stata, grazie alla diversificazione degli orari dei negozi e alla forte presenza, in questo periodo, di personale assunto a tempo determinato che, come ha sottolineato Pietro Baio, segretario Uiltucs, di fatto non può scioperare. I motivi del contendere sono molteplici.
Il contratto collettivo nazionale di lavoro della categoria è scaduto da oltre 11 mesi, e le trattative con Confcommercio e Confesercenti si sono rotte da sei mesi. Il motivo? La richiesta da parte delle associazioni di categoria di applicare tout court quanto asserito dalla legge Biagi.
"Ma è una richiesta impensabile – afferma Dalida Angelini, segretario generale Filcams Cgil Toscana ,- perché la legge di riforma del mercato del lavoro vuole introdurre orari ancora più flessibili di quanto già non lo siano nel nostro settore, e soprattutto rendere sempre più precari i rapporti di lavoro. Noi siamo per una flessibilità contrattata, che dia comunque garanzie e regole al lavoratore e non accettiamo ricatti del tipo, ‘se applicate la legge Biagi, avrete più soldi in busta paga’, come ci ha detto la Confcommercio. Così ci sentiamo presi in giro".
Era dal 1974 che i lavoratori del commercio non arrivavano ad un’azione così forte, che probabilmente si ripeterà, perché il pacchetto di sciopero previsto dai sindacati è di 16 ore.
"Se, come sembra, non ci saranno segnali positivi per riaprire il tavolo delle trattative – prosegue Angelini,- saremo costretti a scioperare di nuovo".
Elettra Gullè

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Domenica 21 Dicembre 2003

Lo sciopero non ferma la corsa ai regali
Code alle casse di alcuni centri commerciali, nessuna chiusura forzata di negozi

di Pietro Gorlani
Inizio inverno veramente «caldo» per Brescia. Allo sciopero improvvisato dei trasporti si è aggiunto quello programmato dei lavoratori del commercio e del terziario, per ricordare il contratto collettivo nazionale scaduto da un anno (31 dicembre 2002). Se in una città affollata per le ultime spese natalizie, nei negozi e negli esercizi della piccola distribuzione l’adesione allo sciopero è stata vicina allo zero, è andata diversamente per i centri commerciali e gli esercizi della grande distribuzione: i sindacati parlano di adesione vicina al 70%, i direttori di diverse catene commerciali del 20-30%.
In centro città ieri pomeriggio commessi e commesse erano attivissimi nel tentativo di far fronte alla ressa di clienti. «Non abbiamo avuto alcun tipo di problema -assicura Carlo Massoletti, titolare del negozio Eurosport di corso Zanardelli, nonchè presidente dell’Ascom cittadina -: l’adesione allo sciopero è vicina allo zero; il nostro personale qualificato ha sostanzialmente contratti diversi rispetto a quelli della grande distribuzione. Inoltre i nostri dipendenti hanno capito la criticità del momento. A preoccuparci è invece l’altro sciopero, quello dei trasporti, che rischia di arrecarci seri danni economici».
Diverse le cifre per quanto riguarda Coin: «L’adesione non supera il 30% del nostro organico (93 dipendenti) – spiega il direttore Diego Pulsator- ;una media fisiologica direi, anche se qualche disagio si è verificato, visto il grande afflusso per le spese natalizie. La Coin ha già in parte risposto alle esigenze del personale stipulando contratti integrativi; basti pensare che se in un negozio normale una festività è pagata mettiamo "130" da noi è pagata 230».
Pulsator, che definisce «assolutamente infondate» le voci di una possibile chiusura del Coin, ricorda i danni commerciali (dell’ordine del 3%) causati dalla sciopero dei trasporti.
Nessun tipo di problema si è verificato nelle due filiali Coop di Brescia: «Le cooperative hanno istituzionalmente altre tipologie di contratto – ricorda il Tiziano Tessaroli, responsabile della Coop di piazzale Canton Mombello -: ad ogni modo le trattative sindacali stanno continuando e si trovano ad una fase più avanzata rispetto a quelle dei lavoratori privati».
Diversa la situazione per la grande distribuzione ed i centri commerciali anche se, come sempre, è guerra di cifre sull’adesione tra sindacati e aziende. Se per Oscar Turati, segretario generale della Fisascat Cisl di Brescia, la partecipazione allo sciopero è quantificabile intorno al 70 per cento, per i direttori delle aziende commerciali non supera il 30%. Nessun esercizio si è visto costretto alla chiusura – cosa che non era auspicata nemmeno dalle tre categorie sindacali – ma ad ogni modo i disagi causati dall’assenza del personale professionalizzato si sono fatti sentire, soprattutto all’Ikea di Roncadelle, dove ieri mattina lo sciopero che ha investito massicciamente il reparto casse ha obbligato diversi impiegati di reparto ad improvvisarsi contabili, con conseguenti code per i clienti.
«L’adesione allo sciopero non è andata oltre il 20% – fanno sapere dalla direzione dell’Auchan – ed ha riguardato solamente qualche reparto, mentre le casse sono state coperte durante l’intero arco della giornata».
Le tre categorie sindacali (Filcams Cgil, Fisascat Cils e Uiltucs Uil) hanno ricordato come lo sciopero non avesse come obbiettivo solo una richiesta salariale (107 euro per il biennio 2003-04), ma puntava a tutelare il lavoratore dal nuovo concetto di flessibilità: contratti da sole 8 ore a settimana, contratto di apprendistato sino a 6 anni, obbligatorietà del lavoro supplementare (e domenicale) per i part-time.

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MILANO
domenica 21 dicembre 2003

I negozianti: senza tram e metrò abbiamo dimezzato gli incassi
«Pochi milanesi in centro, in un giorno persi 50 milioni di euro» L’assessore Predolin: troppi danni, adesso qualcuno dovrà pagare»

«Siamo arrabbiati, stanchi, preoccupati. È andato in fumo il sabato più importante dell’anno. Non si è mai visto un dicembre così nero per noi commercianti». Da corso Buenos Aires a corso Vercelli a piazza San Babila, l’umore dei commercianti è lo stesso: nerissimo. Sono circa centomila gli imprenditori del settore della distribuzione che ieri guardavano sconsolati le loro vetrine semivuote e si domandavano come recuperare almeno parte delle spese. Meno dieci, venti, trenta per cento dei ricavi: in corso Vittorio Emanuele, dalla Rinascente a Foot Locker, da Zara a H&M, commessi senza clienti e una calma molto diversa dalla ressa dello scorso weekend.
Profonda preoccupazione «per una situazione che penalizza i milanesi e i piccoli imprenditori». Così commenta Carlo Sangalli, presidente della Camera di Commercio di Milano.
Le prime stime parlano di cinquanta milioni di euro bruciati in una sola giornata. Il direttore della Confesercenti, GianBruno Barbieri, parla di 30 mila pubblici esercizi aperti che hanno avuto ricavi magrissimi, molto al di sotto delle aspettative. «Anche perché – spiega – molti negozi hanno assunto del personale appositamente per queste feste, per offrire un servizio in più ai clienti. Faremo il possibile perché siano individuate le responsabilità».
Paolo Uguccioni, presidente dei comitati cittadini di Venezia e Buenos Aires accusa: «Siamo terribilmente arrabbiati. Abbiamo subito una batosta nel sabato più ricco dell’anno, quello che doveva risollevare le sorti di un’annata difficile. Già non c’era tanto da festeggiare, ma almeno avremmo limitato i danni. E invece abbiamo perso dal trenta al cinquanta per cento». Da Sisley le commesse commentano. «Mai capitato di vedere così poca gente sotto Natale». Meno di un feriale di qualsiasi mese, è la stima generale. Niente ressa nemmeno alla Rinascente, che aveva garantito, per ieri, la normale attività commerciale nonostante lo sciopero indetto dalle organizzazioni sindacali del commercio per il rinnovo del contratto nazionale di lavoro del settore, scaduto da 11 mesi, e al quale hanno aderito soprattutto i dipendenti dei supermercati (la Filcams Cgil riporta un’adesione del 70 per cento dall’Upim di piazzale Corvetto).
Solidale con i negozianti l’assessore al Commercio Roberto Predolin: «Questo sciopero ha colpito l’economia della città e la gente che lavora. Chi l’ha provocato se ne deve assumere le responsabilità». Gli fa eco Renato Borghi, vicepresidente regionale dell’Unione del Commercio: «È stato il modo più sbagliato di trasformare un diritto in un atto di violenza che ha provocato danni ingentissimi».
Hanno preferito rimanere a casa, dunque, i milanesi. Pochi hanno avuto il coraggio di sfidare il traffico e rivivere un’altra giornata di ingorghi. Nemmeno il concerto in piazza Duomo, con artisti come Ivana Spagna, Paola e Chiara, Enzo Jannacci, Ornella Vanoni, Le Vibrazioni, Enrico Ruggeri, è riuscito a richiamare la folla che solitamente riempie la piazza durante i concerti gratuiti: «È stato un atto selvaggio – ha commentato l’assessore agli Eventi, Giovanni Bozzetti – fatto senza avvisare la cittadinanza. Peccato perché questa sera (ieri) siamo qui sia per ricordare le vittime della strage di Nassiriya sia per essere vicini ai soldati italiani impegnati in missioni di pace nel mondo e alle loro famiglie».

Annachiara Sacchi

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Domenica, 21 Dicembre 2003

VENEZIA

I titolari delle strutture minimizzano ma in alcuni casi si sono registrati problemi consistenti per i clienti
La Filcams non esclude la denuncia per attività antisindacale





Lo sciopero dei dipendenti del commercio manda in tilt lo shopping nell’ultimo sabato prima di Natale. Soprattutto in terraferma.

Gli ipermercati e i centri commerciali sono rimasti aperti tutto il giorno ma, almeno in alcuni casi, con enormi difficoltà da parte delle aziende nel "reclutare" il personale e per i clienti nel fare la spesa.Soprattutto al Carrefour di Marcon (e al vicino Castorama) dove l’astensione al lavoro è stata parecchio massiccia: l’azienda minimizza parlando di "adesione normale" ma le code interminabili alle casse (file anche di 25-30 carrelli) danno ragione ai sindacati che parlano invece di un’adesione record, intorno al 90 per cento dei lavoratori.Sempre stando alle cifre comunicate da Filcams-Cgil, Fisascat-Cisl e UilTucs al Panorama di Marghera invece ha aderito allo sciopero il 60-65 per cento dell’organico, nel magazzino della Cadoro a Quarto d’Altino si sale al 75 per cento ma a Mestre si scende al 40 per cento registrato a Coin e al 20 per cento all’Auchan (circa 70 in sciopero sui 360 dipendenti).Praticamente neanche quelli nei due punti vendita della Pam in corso del Popolo e al centro Le Barche, dove i sindacati in mattinata hanno tenuto un presidio ma alle casse e nei reparti non si sono registrati vuoti di personale.Ma anche dove lo sciopero si sarebbe fatto sentire di più, le aziende sdrammatizzano.Come ha fatto Panorama ("L’adesione è stata piuttosto bassa"), salvo poi riconoscere qualche assenza nel reparto gastronomia che è stato costretto a lavorare in regime di self service e un calo deciso nell’affluenza dei clienti ("Poca gente per un sabato, specie prima di Natale, ma forse ha pesato molto lo sciopero degli autobus").Fatto sta che i sindacati restano sul piede di guerra in attesa del contratto nazionale di categoria dove le loro richieste fin qui sono rimaste inascoltate sul fronte degli aumenti salariali (per un quarto livello, per esempio, 107 euro per il primo biennio) e soprattutto sulle nuove regole contro la precarietà.Da qui il pacchetto di 16 ore di sciopero, di cui tra ieri e venerdì (quando è toccato alla Metro rischiare la chiusura) si sono spese soltanto le prime 8. Ma Filcams e soci, uniti in questa battaglia nazionale, non paghi di quello che considerano un successo pieno per numero di adesioni, promettono che ci saranno degli strascichi dalla protesta di ieri. In particolare sarebbero pronte alcune denunce per attività anti sindacale (in particolare a Castorama e Coin) e richieste di controlli all’ispettorato del lavoro. «Molti si sono garantiti l’apertura chiamando il personale da altri punti vendita o arrivando a chiedere anche un turno intero di straordinari ai dipendenti – dice il segretario generale Filcams, Giuseppe Sforza – si fanno forti col personale a tempo determinato, che non possono permettersi di andare contro l’azienda. Ma il problema dei precari esiste, ed è molto forte, anche nei piccoli negozi». Un po’ più sfumata la situazione a Venezia. In centro storico moltissime strutture commerciali hanno tenuto aperto e non si sono segnalate difficoltà di rilievo. Diversa la situazione per quanto riguarda i negozi delle grandi catene che spesso sono rimasti chiusi.

Andrea Regazzi




PADOVA
Sciopero supermercati e centri commerciali
Supermercati e centri commerciali si erano premuniti per tempo. Le assenze nei reparti sono state colmate con il massiccio ricorso ai contrattisti a termine e con l’ampliamento degli orari part-time. Chi affollava i negozi per il tradizionale shopping prenatalizio ha dovuto comunque affrontare tempi d’attesa più lunghi del solito. Ed anche le file alla cassa hanno richiesto una buona dose di pazienza. Come da copione sono state le aziende con maggiore tradizione sindacale a registrare le adesioni più massiccie allo sciopero nazionale per il rinnovo del contratto del commercio, scaduto da undici mesi. I disagi maggiori si sono verificati a Coin dove ha incrociato le braccia l’80\% delle commesse. Le organizzazioni sindacali di Filcams-Cgil, Fisascat-Cisl e Uiltucs-Uil sono riuscite a fare breccia anche nei supermercati delle catene Despar-Aspiag Service (50\%), Pam e Billa (40\%) e al nuovo centro commerciale "Le Brentelle", dove i buchi in organico hanno riguardato circa la metà del personale, concentrati in gran parte nel comparto alimentare. Tiepida invece l’adesione delle commesse dell’Auchan di via Venezia e della Rinascente (25-30\%). I tre segretari provinciali di categoria Leonardo Zucchini, Ferruccio Fiorot e Ivana Veronese hanno scelto proprio l’ipermarket "Le Brentelle" per lanciare il guanto di sfida alle controparti, in primis alla Confcommercio. E’ stato allestito un piccolo presidio all’esterno dell’avveniristica struttura di Sarmeola, con tanto di bandiere e manifesti colorati. Agli utenti sono stati consegnati dei volantini che riassumevano le ragioni della protesta. "Commesse, cassiere, magazzinieri e banconieri – attacca Ivana Veronese (Uiltucs) – non vogliono diventare lavoratori a chiamata. Non si riesce ad approdare alla firma del contratto perchè siamo sottoposti ad una specie di ricatto. I grandi gruppi sono disposti a fare concessioni sul piano salariale (la richiesta sindacale è di un aumento pari a 107 euro lordi annui al 4° livello, ndr) in cambio della totale applicazione della legge 30. Rischiamo di ritrovarci in un meccanismo di lavoro a chiamata o intermittente, con orari flessibili. Ai lavoratori verrebbe preclusa qualsiasi possibilità di organizzare al meglio la propria vita familiare. In molte realtà – conclude Veronese – gli orari vengono definiti settimana per settimana se non addirittura giorno per giorno. E vengono nascosti alle nuove leve persino diritti fondamentali quali l’adesione ad uno sciopero. Chi è assunto da poco subisce pressioni dalla direzione e rinuncia a starsene a casa".




BELLUNO
LA PROTESTA Nonostante il blocco della trattativa sul rinnovo del contratto nessun disagio nei grandi punti vendita
Commercio, fallito lo sciopero
I sindacati adombrano «un velato ricatto». Per l’Ascom: «La flessibilità è un’esigenza»
Col fiato del padrone sul collo, nei fatti la categoria dei dipendenti del commercio non è mai stata molto disposta a scioperare, nemmeno quando si tratta di sollecitare un contratto nazionale scaduto da dieci mesi. Belluno non fa mai eccezione. Ieri l’ha fatta, ma non nel senso che qualcuno può immaginare. Mentre a Mestre qualche ipermercato ha dovuto fare attendere i clienti alle casse sguarnite di personale rimasto a casa deciso a protestare, in città sono tutti presenti, almeno nei punti chiave. Due situazioni significative, come il gruppo Interal di Iperdolomiti, Famila e A&O da una parte e l’Ipermercato Mega (un’ottantina di dipendenti) dall’altro, confermano che la percentuale dei dipendenti che hanno aderito alla protesta di otto ore proclamata dai sindacati è stata bassissima.

Lo ammette anche Dario De Biasi, segretario provinciale della Filcams-Cgil, che tuttavia sottolinea: «Abbiamo la nette impressione che i lavoratori abbiano subito una sorta di velato ricatto, perché nel corso delle assemblee tenutesi le settimane scorse nei centri più importanti ci era sembrato che la base fosse pronta a scioperare. L’adesione, invece, è stata inferiore alle previsioni».Con Fisascat-Cisl e Uiltucs l’atteggiamento negativo nei confronti del tavolo della trattativa nazionale è negativo. Dopo nove incontri, all’inizio del mese, le parti si sono alzate e salutate. Troppe divergenze. De Biasi accusa Confcommercio e Confesercenti di spingere troppo su una flessibilità che ritengono già nei fatti con orari di lavoro stagionali e assunzioni a tempi indeterminato. «Troviamo inaccettabile, per esempio, che con la legge Biagi arrivi anche l’estensione del periodo di apprendistato a sei anni, come se chi lavora alla cassa o fra gli scaffali abbia bisogno di un tempo così lungo per imparare. E anche che si possa dare in appalto esterno alcuni lavori all’interno del negozio, come le casse o i magazzini. Di fronte a questi problemi non abbiamo nemmeno affrontato la parte economica, per la quale chiediamo 107 euro mensili (IV livello)».

Franco Debortoli, presidente dell’Ascom: «Non credo proprio che ci siano stati ricatti, anche se ovviamente non possono rispondere per ogni singolo datore di lavoro. Credo invece che la protesta sia fallita perché la vicinanza alle festività natalizie abbia suggerito maggiore senso di responsabilità. Sono convinto anche che ci sia margine per chiudere la trattativa. La flessibilità è un’esigenza delle aziende, altrimenti finirebbero per soffrirne tutti. È il mondo che va così e noi non saremo certo con la frusta in mano. Dobbiamo tutti capire il cambiamento».

Flavio Olivo




TREVISO

L’ALTRA PROTESTA

Proteste contro il mancato rinnovo del contratto di lavoro, scaduto da 11 mesi? Se c’è stata, la protesta, nei centri cittadini non si è avvertita in maniera tangibile. Anche se le cifre definitive sull’agitazione di ieri saranno chiare solo oggi, complessivamente la valutazione nel trevigiano – almeno in centro – direbbe che non ha scioperato quasi nessuno e se qualcuno lo ha fatto, non è stato in maniera tale da provocare chiusure. Paura di ritorsioni o diversa valutazione dei fatti, ma la questione è che ieri a girare per ogni negozio la risposta se c’erano state astensioni dal lavoro è stata «no», quando non era limitata solo ad un cenno di diniego, senza una piccola sosta per scambiare due chiacchiere, visto lo stralavoro che c’era. «L’adesione – hanno affermato invece i sindacati nazionali – è stata alta, con punte del 50-60\%, anche se bisogna distinguere tra grandi e piccoli esercizi. Il fatto che i negozi siano aperti – sottolineano infatti – non vuol dire che lo sciopero non sia riuscito: in questo periodo, infatti, sono molti i lavoratori con contratto a termine, assunti proprio per le feste natalizie». La Filcams-Cgil ha parlato ieri di una precentuale di astensione dell’80\% nella grande distribuzione. Alla Standa rispondono con un «nessuna dichiarazione» e mettono giù il telefono. Il gentilissimo responsabile del centro Tiziano di San Biagio invece dice che fortunatamente sono stati smentiti i suoi timori, che ci fossero magari anche piccole manifestazioni di protesta. Tutti presenti, tutto tranquillo. Lo shopping natalizio, osserva comunque la Faid, l’associazione che raggruppa la grande distribuzione, non è affatto a rischio: «Tutti i nostri punti vendita al dettaglio – confermano fonti dell’associazione dopo le rassicurazioni già diffuse ieri – sono aperti e perfettamente funzionanti». La decisione di fissare lo sciopero proprio il sabato precedente al Natale era stata presa dai sindacati Filcams, Fisascat e Uiltucs alla fine di novembre, a sostegno della vertenza contrattuale. Il contratto, che riguarda nella nostra provincia 22 mila lavoratori, è scaduto da 11 mesi e per il rinnovo i sindacati hanno chiesto unitariamente un aumento medio mensile al quarto livello di 107 euro. Da uno sciopero i negozi avrebbero avuto un danno doppio: chi ha avuto astensioni nel personale ha visto allungarsi le code, e magari qualcuno se ne è andato verso le molte bancarelle che offrivano sciarpe, prodotti dell’artigianato del Sud America e dell’Africa e vari oggettini adatti al regalino natalizio.

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domenica 23 dicembre 2003

Guerra di cifre sulla partecipazione dei lavoratori all´agitazione
Il commercio sceso in sciopero

Scontro di cifre, come sempre accade, sullo sciopero dei lavoratori del commercio. Per i sindacati ieri ha incrociato le braccia almeno il 60 per cento dei dipendenti della grande distribuzione, mentre per l´Unione commercio la partecipazione allo sciopero è stata vicina allo zero. Per i sindacati, invece, le grandi catene hanno dovuto ricorrere a lavoratori provenienti da fuori provincia per coprire i vuoti. Lo sciopero era stato proclamato perché il contratto di lavoro è scaduto da undici mesi e non è stato ancora rinnovato. Per questo sono previste a breve altre otto ore di sciopero. «Scioperare è necessario perché la controparte non riconosce gli aumenti salariali e pretende devastanti forme di lavoro precario», ha detto Ezio Casagranda della Filcams Cgil nel corso di un presidio davanti all´Orvea di via San Pio X. Il segretario ha sottolineato come siano «semplicemente vergognosi i casi di sostituzione dei dipendenti in sciopero con manodopera chiamata da fuori. Sono fatti gravissimi. Episodi che la dicono lunga sulle condizioni intollerabili con cui devono conivere ogni giorno moltissimi lavoratori del settore».