Sciopero alla Feltrinelli: Aldo Nove ne fa le spese

12/05/2006
    venerd� 12 maggio 2006

    Pagina 25 – CulturaSpettacolo

    A MILANO LA NUOVA PROTESTA DEI DIPENDENTI DELLA CATENA DI LIBRERIE

    Sciopero alla Feltrinelli
    Aldo Nove ne fa le spese

      Fabio Poletti
      MILANO

      JONAS che avr� 600 euro di stipendio questo mese – contratto part time, 24 ore settimanali – si sgola al megafono: �Contratto, contratto, sciopero, sciopero…�. Armida Lugani che fa la dirigente – responsabile area Nord Italia – batte scontrini alla cassa come un dipendente qualsiasi in un’azienda qualsiasi: �C’� sempre una prima volta�. Capita – ed � la seconda volta in poco pi� di un mese – alla libreria Feltrinelli di piazza Piemonte a Milano. Capita alla Feltrinelli dell’Archivio del movimento operaio, alla Feltrinelli voluta da Giangiacomo che sognava un mondo di libri ed � morto su un traliccio come �compagno Osvaldo� perch� sognava anche la rivoluzione. E capita alla Feltrinelli dove il management arriva di peso dalla grande distribuzione e dai supermercati.

      Capita anche alla Feltrinelli – ed � una bella rivoluzione, un’altra, non quella che sognava �Osvaldo� – che i lavoratori scendano in sciopero per un contratto che aspettano da marzo. Dell’anno scorso. Capita che ci sia un picchetto davanti alla libreria per informare i clienti che si guardano attorno smarriti. �Ma non ci doveva essere la presentazione del nuovo libro di Aldo Nove, sul lavoro precario?� chiede qualcuno, con il sospetto di essere finito in una specie di evento pubblicitario per il volume che ha per titolo Mi chiamo Roberta. Ho 40 anni. Guadagno 250 euro al mese. �Mi chiamo Chiara Nicolini. Sono alla Feltrinelli da cinque anni. Sono la responsabile del reparto Saggistica dello store di corso Buenos Aires. Guadagno 1000 euro al mese�, racconta questa libraia, contratto full time, lo stipendio che � quello che �, un po’ di magone perch� la Feltrinelli � pur sempre la Feltrinelli, Il dottor Zivago, Cent’anni di solitudine, Il Gattopardo, 19 premi Nobel, le foto di Giangiacomo con Fidel Castro, stesso sigaro, stessa testa, e guarda come � andata a finire.

        Va a finire che la casa editrice di Toni Negri, il teorico dei movimenti e del lavoro liberato, sia imbullonata in questo contenzioso sul contratto come una fabbrichetta qualsiasi. �Ci trattano come dipendenti di un supermercato. Carlo Feltrinelli e sua madre Inge si occupano della casa editrice e non della rete vendita. Sono un po’ troppo assenti�, vanno all’attacco questi lavoratori che lamentano una disparit� di trattamento tra chi � stato assunto prima del 2001 e chi dopo, quando � arrivato il nuovo management, messo nel mirino per essere passato dalla Esselunga alla Effelunga, come si chiama adesso il blog dei dipendenti in lotta. �Chi � stato assunto prima del 2001 ha la quindicesima e i buoni sconto sui libri fino al 70%. Se io voglio informarmi di quello che vendo, devo pagarlo di tasca mia. La quindicesima non l’ho mai vista�, si lamenta una impiegata, ai piedi il rotolo di manifesti da mettere sul muro, il secchio e la colla come una volta.

          Aldo Nove, stringe mani e si infila alla presentazione del suo libro. �E’ una inquietante coincidenza�, dice parlando il meno possibile del suo volume, in silenzio del tutto quando da fuori si sente il megafono che racconta le ragioni di questo sciopero uguale a tanti altri. Se – appunto – non fosse la Feltrinelli. �Nel 2001 non avevamo firmato il contratto. Adesso abbiamo deciso di fare di pi�. Molto di pi�, va alla guerra Carmen, otto anni da libraia, prima nei negozi a misura di lettore e adesso in questi giganteschi store dove c’� di tutto, dai giochini ai Dvd, dall’aperitivo alla presentazione di questo libro dove sono raccolte storie ordinarie di ordinari lavoratori con una locandina rossa che fa il verso alla Costituzione: �Questa � una Repubblica affondata sul lavoro�. Flessibilit�, legge Biagi, part time orizzontale e verticale, book store, sono il nuovo lessico di questa catena di grande distribuzione libraria che alle 18 e 30 si ferma – o quasi – con i dipendenti che incrociano le braccia nei vari punti vendita, in piazza Piemonte come in piazza Cavour, in Duomo e in via Manzoni. �Nei prossimi giorni entreranno in sciopero le altre citt�. Andremo avanti cos�, promette Carmen e giura che questo sciopero arriver� in tutta Italia. Come sarebbe piaciuto a Giangiacomo Feltrinelli.