Scioperi natalizi nella catena dello sport

07/01/2002





 
   


05 Gennaio 2002



 



Scioperi natalizi nella catena dello sport
I dipendenti della Giacomelli chiedono maggiorazioni festive più alte, più formazione e sicurezza
ANTONIO SCIOTTO

Le ultime feste hanno portato con sé una serie di scioperi alla Giacomelli sport, grossa catena di articoli sportivi presente in tutta Italia e in molti paesi europei, decisamente in ascesa (l’Espresso, nell’ultimo numero, ha scelto di farsi suo "catalogo", vedi sotto). L’agitazione, durante le tre domeniche natalizie, è stata decisa da Filcams Cgil, Fisascat Cisl, Uiltucs Uil per porre diverse richieste, prima tra tutte quella di una migliore retribuzione per il lavoro domenicale natalizio, sull’esempio delle "colleghe" più anziane, come Coin, la Rinascente e la Standa, che trattano decisamente meglio i propri dipendenti.
La Giacomelli sport in pochi anni ha trasformato l’unico negozio che aveva in Emilia Romagna negli oltre 100 di oggi. Nel 1992, quell’unico negozio fatturava 2 miliardi e dava lavoro a 5 persone, a Rimini. Oggi, gli oltre 100 negozi fatturano (dati relativi al 2001) più di 500 miliardi, dando lavoro a 1500 persone in Italia e in Europa. Un +98,5% di crescita media annua (con un’espansione che peraltro non utilizza il sistema del
franchising) che ha portato la società controllata dalle famiglie Giacomelli e Spada (che detengono il 53%) anche in borsa. E se una settantina di negozi della catena sono distribuiti in 17 regioni italiane, gli altri 30 si sono diffusi a macchia d’olio in 10 paesi europei, soprattutto nell’est: 10 punti vendita in Polonia, 5 in Ungheria, 2 nella Repubblica ceca e in Estonia. Ma anche 7 in Spagna, e vari altri in Francia, Germania, Belgio e Portogallo.
Una crescita continua ed esponenziale, che adesso porta con sé – inevitabilmente – anche la necessità di impostare un nuovo rapporto con i dipendenti. Un po’ in tutti i negozi, la richiesta primaria, come si è detto, è quella di avere di più rispetto al 30% di maggiorazione domenicale previsto dal contratto collettivo nazionale. Basti pensare che per le domeniche natalizie, i dipendenti di Coin, Rinascente, Standa e Prénatal hanno un aumento di retribuzione in busta paga del 230% (due giornate di riposo più il 30%). Per questo motivo, la richiesta di aumento per le domeniche natalizie nel contratto integrativo aziendale (ancora, però, non è pronta una piattaforma) sarà di almeno il 130%.
Ma i problemi non si vedono soltanto di domenica. Lo spiega Francesco Suma, dipendente Giacomelli e delegato Filcams Cgil. "Non abbiamo scioperato soltanto per la retribuzione domenicale – dice – ma per attirare più generalmente l’attenzione dell’azienda verso i suoi dipendenti. Per il momento, tutte le energie vengono indirizzate verso lo sviluppo commerciale, il marketing e la pubblicità. Ma ci sono anche i problemi della sicurezza e della nostra formazione. Nel nostro punto vendita, ad esempio, in uno spazio di 1600 metri quadrati, ci sono tre bagni quasi completamente occupati dalla merce. Non c’è uno scarico merci, e le uscite di sicurezza sono ingombrate: dobbiamo scaricare da una rampa di scale, con la mancanza assoluta di rispetto per le norme della 626". La mancanza di spazi per i dipendenti e il problema dell’applicazione della 626 (legge sulla sicurezza nei luoghi di lavoro) vengono segnalati pure in altri negozi, come ad esempio quello di via Laurentina, a Roma. "Per l’elezione del responsabile della sicurezza – aggiunge Suma – in molti negozi i direttori hanno fatto sapere che solo i dipendenti full time potevano essere eletti, mentre la legge dice che anche i part time sono eleggibili. I full time sono pochissimi, quasi tutti dirigenti e capi area, la maggior parte dei dipendenti sono giovani part time, di 24 o 20 ore, spesso poco informati sui propri diritti sindacali". Nell’azienda si diffondono, come ormai dappertutto, gli impieghi interinali e i contratti stagionali, soprattutto nei periodi di punta, ed è chiaro che il sindacato può agire con maggiori difficoltà dove sono presenti moltissimi giovani (il 95% dei dipendenti Giacomelli è sotto i 35 anni), parecchi part time che sperano in un passaggio a full time e altri "flessibili" di vario tipo.
La formazione è un altro nodo centrale delle vertenze. Alcuni dipendenti di Brescia spiegano che vorrebbero essere formati di più, dato che si richiede un’attenzione sempre maggiore verso il cliente. "Abbiamo fatto – dice uno di loro – solo un corso con un esperto degli sci. Per il resto, ci formiamo da soli, ‘on the road’. Eppure, se prima i negozi erano come grandi magazzini in cui il cliente faceva da sé, sempre di più invece ci chiedono di andare incontro alla gente, presentando i prodotti. E il sabato e la domenica entrano in negozio oltre 5 mila persone".