Scioperi e referendum

17/06/2002
        15 giugno 2002



        Scioperi e referendum
        Il Comitato alla Cgil: «uniti nell’estensione dei diritti». Contrasti nei Ds

        Posta per Aznar Sergio Cofferati scrive al premier a sostegno dello sciopero generale spagnolo. Pezzotta invita Aznar a tornare al «dialogo sociale»

        CARLA CASALINI


        «Se non ci fosse l’articolo 18 sarebbe stata colpita la dignità di questo lavoratore, e il suo diritto a esprimere liberamente e civilmente le proprie opinioni». E’ la vicenda di Marcello Martini, licenziato in tronco dall’Enel per diffamazione, che la Cgil di Belluno commenta, subito dopo la sentenza del giudice che ieri ha ritenuto il licenziamento illegittimo e condannato l’azienda a reintegrare al suo posto il dipendente e a risarcirlo. La colpa di Martini, membro del direttivo provinciale della Fnle (il sindacato dell’energia), e consigliere e vicesindaco di Claut, nel pordenonese, sarebbe stata quella di avere criticato in consiglio comunale la non sufficiente attenzione posta dall’Enel nella manutenzione degli impianti, con potenziali pericoli per le comunità locali. Libertà del prendere parola sui beni comuni, la salute: la difesa dai licenziamenti individuali illegittimi che consente l’art.18 dello Statuto dei lavoratori, ha funzionato qui come salvaguardia della «dignità» personale, e garanzia generale di democrazia. E’ questo il perno che ha connesso ieri la discussione organizzata dal «Comitato dei 14», promotore del referendum per l’estensione dell’art.18 e dell’art.35 (libertà sindacali) dello Statuto, con giuristi e rappresentanti di forze politiche, sindacali, associazioni che nel Comitato di sostegno organizzano la campagna per la raccolta di firme: tra gli altri, Prc, Verdi, Socialismo 2000, Associazione Rosa Luxemburg, Associazione per la rinascita della sinistra, Fiom, sinistra Cgil , Cobas.

        Il punto di merito: una «battaglia unitaria» per il cambiamento di una cultura informata dagli imperativi liberisti che mordono su diritti, poteri, libertà. Battaglia che vive negli scioperi della Cgil, nella proposta di legge di iniziativa popolare per estendere garanzie ai lavoratori «atipici», e nei referendum per allargare lo Statuto alle aziende sotto i 15 dipendenti. Strumenti diversi, che a questo possono concorrere, hanno sottolineato i sindacalisti, e il «Comitato», che ha di nuovo sollecitato un incontro alla Cgil.

        La Cgil ha infatti bocciato il ricorso al referendum per «estendere i diritti», ma anche nell’Ulivo e nei Ds si contrappongono posizioni diverse. Ieri, a Francesco Rutelli che ha definito il referendum «inutile», «irresponsabile», ha reagito Fausto Bertinotti: «Rutelli dovrebbe dirci come si fa a difendere i diritti dei lavoratori. Perché delle due l’una: o ha ragione Berlusconi, e allora bisogna togliere l’art.18, o abbiamo ragione noi, e allora bisogna estenderlo a tutti». Questa divergenza renderà più difficile il confronto tra Ulivo e Prc, l’incontro già fissato per fine mese? Bertinotti sdrammatizza, ma precisa: «ogni ipotesi d’accordo non può prescindere dai contenuti».

        Nei Ds, Cesare Salvi e Luciano Pettinari, di Socialismo 2000, smentiscono la dichiarazione di Vannino Chiti, coordinatore della segreteria del partito, secondo il quale i Ds sono contrari all’iniziativa referendaria: «Chiti parla per la maggioranza dei Ds, non c’è stata alcuna discussione nel partito».

        E mentre la riunione del Comitato si chiude con un appello «al massimo impegno» per aggiungere alle 100mila firme già raccolte, «altre 150mila entro il 23 giugno», la Cgil si concentra sugli scioperi in difesa dei «diritti dei lavoratori», con uno sguardo al territorio europeo.

        Sergio Cofferati scrive al premier spagnolo Aznar, al momento anche presidente di turno del Consiglio europeo. Il segretario della Cgil segnala infatti le azioni contro il lavoro in atto anche «in altri paesi europei», oltre che in Italia. E conferma il pieno sostegno allo sciopero generale proclamato dai sindacati spagnoli per il 20 giugno, «conseguente» alle misure adottate dal governo di Madrid che «peggiorano pesantemente la tutela e i diritti delle persone»: «vere e proprie misure antisociali e contro il diritto del lavoro», come «il taglio delle prestazioni di disoccupazione, il rendere per le imprese i licenziamenti più facili e meno onerosi, e l’annullamento graduale del diritto al sussidio per i lavoratori agricoli».

        Anche il leader della Cisl Savino Pezzotta scrive ad Aznar la «profonda preoccupazione di fronte ai tagli sui diritti dei lavoratori e sui diritti sociali», appena decisi dal governo spagnolo «attraverso un decreto-legge», e invita Aznar a ritirarlo e a ristabilire «il dialogo sociale». Dialogo che Pezzotta conferma invece «ben avviato» in Italia nella trattativa separata di Cisl e Uil con Berlusconi sul tavolo del «lavoro» su cui incombe l’art.18. La Cgil lombarda, che, come quella campana, prepara lo sciopero generale del 20, sottolinea che le decisioni di tantissime rsu sono raccolte dalle iniziative unitarie di Fim e Fiom bresciane contro i tagli dell’art.18, e dei sindacati lombardi del commercio.