Scioperi, autodisciplina in bilico

11/09/2003

giovedì 11 settembre 2003
 
Pagina 29 – Economia
 
 
I sindacati reagiscono alla proposta di nuova regolamentazione.
La Uil: i commissari vanno oltre le loro competenze
Scioperi, autodisciplina in bilico
Cgil e Cisl minacciano la disdetta dopo il piano della commissione
          Sacconi (Welfare): il progetto per i servizi pubblici essenziali è equo e ragionevole

          ROMA – I sindacati sono compatti nel respingere ogni ritocco normativo al diritto di sciopero generale. La reazione di Cgil, Cisl e Uil alla bozza della Commissione di garanzia è durissima: se si procederà su questa strada – è il senso delle dichiarazioni dei tre sindacati – si potrebbe arrivare alla disdetta dei codici di autoregolamentazione sottoscritti fino ad oggi. Una minaccia concreta che rischia di rendere ancor più incandescente il clima della discussione attorno al documento che la Commissione avrebbe dovuto esaminare due giorni fa e che è stato rinviato alla prossima settimana.
          Il primo affondo è di Laimer Armuzzi, segretario generale della Funzione pubblica Cgil: «Se la Commissione continuerà su questa strada, chiederemo alla Cisl ed alla Uil di valutare insieme la possibilità di disdettare i codici di autoregolamentazione che liberamente abbiamo sottoscritto e rispettato. È davvero una mostruosità giuridica – lamenta Armuzzi – ma anche il segno del tentativo in atto di restringere la libertà delle persone».
          A stretto giro di posta è giunto il sostegno della Fp-Cisl, col segretario Rino Tarelli: «Lo sciopero è un diritto costituzionale e qui la commissione di garanzia si arroga un compito che nessuno le ha assegnato. Qui – ha aggiunto – si agisce in modo unilaterale».
          La Uil, per voce del segretario generale Antonio Foccillo, sottolinea un´altra faccia del problema. E mette in dubbio la competenza stessa della Commissione sul tema: «Ma è legittimo che si possa intervenire per regolare materie come lo sciopero politico, che sono tutelate dalla Costituzione? La commissione – sottolinea Foccillo – non ha un potere legislativo ma solo di regolamentazione, per di più provvisoria, in assenza di un accordo tra le parti. Ecco, mi sembra che stia per travalicare i poteri che ha».
          Toni pacati, invece, giungono dall´organo di Garanzia. Che risponde così alle critiche: «L´iniziativa non è diretta a regolare restrittivamente uno sciopero privo di vincoli, bensì ad aprire spazi maggiori per lo sciopero generale nell´ambito dei servizi pubblici essenziali…». Secondo la Commissione, infatti, «la legge esistente per la regolamentazione dello sciopero nei servizi pubblici essenziali, esonera da alcune prescrizioni, come il preavviso e le indicazioni di durata, solo gli scioperi "in difesa dell´ordine costituzionale o di protesta per gravi eventi lesivi dell´incolumità e della sicurezza dei lavoratori" mentre non prevede nessun esonero da nessuna regola lo sciopero generale…».
          In difesa del lavoro intrapreso dalla Commissione, si è schierato il sottosegretario al Welfare Maurizio Sacconi: «La Commissione ha giustamente affrontato il problema dello sciopero "politico" allo scopo di individuare anche in questo caso il doveroso equilibrio tra due interessi costituzionalmente tutelati: quello dei lavoratori e quello degli utenti. La legge 146, che è stata dedicata a questo equilibrio – spiega Sacconi – si rivolge a tutti gli scioperi quando riguardano, anche solo parzialmente, i servizi essenziali. È evidentemente necessario adattare la disciplina generale ai casi in cui non vi è uno specifico conflitto inerente il lavoro nelle aziende dei servizi essenziali. Si tratta – conclude il sottosegretario – di garantire il rispetto dei criteri dell´intervallo tra gli scioperi proclamati dalla stessa organizzazione o confederazione, oppure tra gli scioperi, da chiunque vengano proclamati, e che ricadono sullo stesso bacino di utenza».
          (lu.ci.)