“Scienza” Cercando la formula che misura la felicità

03/04/2007
    martedì 3 aprile 2007

    Pagina 27 – Economia & Finanza

    Alla ricerca della formula
    per misurare la felicità

    FABIO POZZO
    TORINO

    Si può misurare economicamente la felicità? La domanda, che a prima vista potrebbe sembrare un divertissement utopico, è invece il titolo di un convegno che vedrà riunirsi a Roma economisti di fama mondiale.
    Alla base della due giorni di studio, c’è una considerazione, forse lapalissiana, ma non banale, se è vero che il re del Buthan ha deciso di non misurare più la crescita del suo Paese, ma il livello di felicità della sua popolazione: più siamo felici, meglio viviamo e più produciamo.

    Già, ma come valutare l’indice di felicità di una nazione? E, poi, come orientare di conseguenza le azioni di politica economica e sociale? I partecipanti al convegno – esperti dell’Ocse, del Joint Research Center della Commissione Ue, di Bankitalia e del Ceis dell’Università di Tor Vergata – partono da un dato certo: non basta più prendere in considerazione il Pil, il livello di inflazione o della disoccupazione, ma occorrono nuovi indicatori.

    «Dovremmo fare come in Australia – spiega Enrico Giovannini dell’Ocse – dove l’istituto di statistica ha chiamato una sorta di concertazione tra le parti sociali per definire un set di indicatori che ora è riconosciuto come una buona approssimazione dell’indice di progresso». E in Italia bisognerebbe «trovare un territorio comune tra destra e sinistra, sindacati e associazioni datoriali, sul quale capirsi e comprendere se il paese migliora».

    Torniamo però alla domanda iniziale: come capire se siamo felici? Secondo studi econometrici, la felicità sarebbe un mix tra livello di istruzione, qualità della salute, reddito relativo, ma anche shock negativi, come la perdita del lavoro, il fallimento delle relazioni affettive, l’inflazione, e positivi come il matrimonio. Come dire, i soldi non sono tutto e non fanno vivere meglio.