Sciacca: Nuovi alberghi, ma solo sulla carta

07/02/2005

    domenica 6 febbraio 2005

    sezione: ECONOMIA ITALIANA (TURISMO) – pagina 11

    SCIACCA
    Nuovi alberghi, ma solo sulla carta

    MILANO • È dagli anni 70 che Sciacca (Agrigento) insegue l’obiettivo di realizzare un mega-polo turistico di lusso. A distanza di oltre trent’anni quell’obiettivo è stato conseguito solo in parte, in una regione che ha poche strutture di fascia alta. E ora spera nel gruppo inglese Forte che vuol realizzare un resorta 5 stelle con campo da golf.

    Il primo progetto per Sciacca, studiato dalla Regione Sicilia, prevedeva un polo di ben 11 alberghi e due centri termali su un tratto di costa di 300 ettari per 7mila posti letto e quasi 8mila posti di lavoro; oltre 700 i milioni di euro da spendere al valore di oggi.

    Protagonista dell’operazione, fin troppo ambiziosa per quegli anni, la Sitas, partecipata al 45% dall’Ente Minerario Siciliano, al 40% dalla Abano Sciacca (società privata formata da operatori turistici di Abano terme) e per il resto dall’Azienda delle Terme di Sciacca.
    Oggi la società Sitas è da alcuni anni in liquidazione e degli 11 alberghi previsti solo quattro sono stati effettivamente realizzati e, dopo essere rimasti chiusi per molto tempo, sono i fase di sviluppo.

    Di tutto il resto rimangono 70 ettari di terreni, che l’ufficio di liquidazione della Sitas cerca da tempo invano di vendere, dopo aver ceduta Sviluppo Italia turismo circa 400mila metri quadrati. La storia del progetto Sciacca mare è stata tormentata fin dall’inizio. I cantieri del polo alberghiero presero il via nel 1976 sostenuti da finanziamenti regionali, ma la Sitas inizia quasi subito ad accumulare passivi per decine di miliardi di vecchie lire. Nel 1982, con due soli complessi realizzati, la Sitas parte con la vendita sui mercati esteri dei posti letto ma colleziona solo inadempienze contrattuali. Ai problemi economici si sommano, nel tempo, contrasti tra i soci e le difficoltà nell’acquisizione di tutti terreni individuati per lo sviluppo di un megapiano, che è ormai chiaro a molti che è solo votato al fallimento.

    Per dieci anni, quel poco di ralizzato di Sciacca mare, è rimasto solo un polo turistico fantasma, uno spettrale monumento alle ambizioni e all’inefficienza.


    La svolta è avvenuta all’inizio degli anni 90, quando le strutture alberghiere vengono messe in gara. «La nostra avventura in questa vicenda — dichiara Antonio Mangia, presidente Gruppo Aeroviaggi — inizia nel 1992, con la partecipazione al bando Sitas per l’attribuzione della gestione di due alberghi del polo di Sciacca (Lipari e Alicudi), per un canone annuo di 1,7 miliardi di vecchie lire». Mangia spiega: «I 4 alberghi realizzati ben presto furono chiusi, gli albergatori di Abano vendettero le quote alla Regione Siciliana, che pubblicò poi un’asta per la gestione dei complessi». Per diversi anni le aste andarono però deserte.


    «Razionalizzammo la gestione, apportammo alcune modifiche agli impianti adottando un’appropriata commercializzazione — continua Mangia —. L’operazione ha avuto successo, tant’è che dopo 4 anni di gestione dei due alberghi chiedemmo alla Sitas di avviare la gestione degli altri due alberghi (Torre del Barone e Cala Regina), fino ad allora chiusi e in degrado».


    Successivamente la Sitas fu messa in liquidazione e Aeroviaggi ha rilevato tutti e quattro gli alberghi in gestione costituendo una joint-venture con la società francese Fram per una struttura in loco. Così, alla fine, solo una parte del progetto ha visto la luce, ma restano da piazzare molti ettari di terreni. In attesa che decoli il polo turistico inglese targato Forte.