Schröder «incassa» subito, l’Italia no

21/10/2003



      Martedí 21 Ottobre 2003


      Ricette a confronto: in Europa passa la linea del rigore
      Schröder «incassa» subito, l’Italia no


      ROMA – Tempi di attuazione, metodo contributivo e mix incentivi-disincentivi. In questi tre meccanismi di "regolazione" del flusso pensionistico è sostanzialmente possibile decodificare diversità e peculiarità delle riforme dei sistemi previdenziali varate negli ultimi mesi dai governi italiano, tedesco e francese. Riforme che sono ormai di casa nel nostro Paese: quella proposta dall’Esecutivo Berlusconi è la quarta dal ’92. Ma anche i tedeschi, afflitti dal peso del deficit, stanno imitando l’Italia: all’intervento del 2002 per dare più forza alla previdenza privata ne segue già un altro per bloccare già nel 2004 la crescita degli importi delle pensioni e per favorire l’innalzamanto dell’età pensionabile a 63 anni tra il 2006 e il 2008. Un piano a presa rapida (e quindi "pronta-cassa") a differenza di quello italiano che rimanda le misure strutturali al 2008.
      La ricetta tedesca punta sulla tassazione (dal 2005) degli assegni pensionistici e anche sul binomio incentivi-disincentivi, ma si muove ancora timidamente sulla strada del "contributivo", già imboccata invece dal nostro Paese fin dal 1996 con la legge Dini. Strada che resta di fatto sconosciuta alla Francia (dove la componente retributiva rimane prevalente). Che però ha fatto scattare subito un meccanismo 40 per far giungere nel 2008 a «quota 40» di contribuzione anche i lavoratori pubblici oltre a quelli privati e prevede già l’obbligo di arrivare a quota 41 nel 2012 e a quota 42 nel 2020.
      In ogni caso l’età minima di pensionamento resta il vero punto debole del nostro Paese: anche con il piano Berlusconi sarà possibile andare in pensione con 57 anni e 35 di contributi fino al 2007 senza disincentivi e dal 2008 con forti penalizzazioni); in Francia la soglia minima è fissata, salvo alcune eccezioni, a 60 anni e in Germania è stato deciso di far salire tra il 2006 e il 2008 l’età media di pensionamento a quota 63 anni rinunciando in extremis a prevedere un’innalzamento della soglia a 67 anni. Che potrà comunque scattare dopo il 2010 quando il Governo verificherà se sarà alzare ancora il requisito anagrafico.
      L’Italia presenta anche un’altra "anomalia": il peso contributivo. Attualmente l’aliquota sui lavoratori dipendenti pubblici e privati è di quasi il 33 per cento. La delega Maroni prevede una decontribuzione di 3-5punti, ma il Governo ha lasciato intendere di essere disponibile a trattare su questo punto con i sindacati (contrari alla riduzione dei contributi). In Francia e in Germania (anche dopo le ultime riforme) il peso contributivo resta sotto il limite del 20 per cento. Differenze anche sui disincentivi. Il piano-italiano prevede il ricorso alle penalizzazioni sulle anzianità solo dal 2008; in Francia invece è previsto che scattino subito (insieme agli incentivi rappresentati da maggiorazioni del 3% della pensione per ogni anno supplementare dal 2004), anche se andranno a regime lentamente, nel 2020 (tasso di riduzione del 5% per ogni anno mancante). Questa limitazione , comunque, non si applicherà a chi avrà più di 65 anni di età. In Germania, di fatto, i disincentivi sono già previsti: la misura di riferimento è la penalizzazione dello 0,3% per ogni mese per chi decide di anticipare di tre anni l’andata in quiescenza fissata "ufficialmente" a 65 anni di età (gli incentivi per chi posticipa sono pari allo 0,5% per ogni mesi in più).
      Italia e Germania marciano su percorsi diversi anche sul fronte della forme integrative. La riforma tedesca del 2002 aveva proprio l’obiettivo di fare maggiore forza alla previdenza privata per la quale ora dovrebbero scattare nuove agevolazioni fiscali. In Italia, invece, la previdenza complementare, nonostante fosse uno dei cardini della "Dini", è ancora al palo. Tanto è vero che è uno degli obiettivi della delega Maroni. Convergenze, dunque, ma anche molte e significative differenze tra le tre ricette. E quelle più evidenti riguardano i tempi di attuazione degli interventi. La Germania ha deciso di far scattare alcune misure strutturali subito: congelamento dei previsti aumenti delle pensioni dal 2004; tassazione degli assegni previdenziali dal 2005 (già vigente seppure con altre forme in Italia); e innalzamento a 63 anni anni dell’età media di pensionamento entro il 2008. Anche in Francia l’armonizzazione contributiva, seppure graduale, degli "statali" (in Italia già resa operativa dalla riforma Prodi del ’97) scatta dal 2004. Per l’entrata in vigore del nuovo intervento strtturale italiano occorrerà invece attendere il 2008.

      MARCO ROGARI