Schedatura dei sindacalisti, il Viminale: «Deplorevole, colpa dei carabinieri»

29/07/2002




28.07.2002
Schedatura dei sindacalisti, il Viminale: «Deplorevole, colpa dei carabinieri»
di g.l.


Il «caso Tolentino», dove in alcune aziende i carabinieri hanno chiesto gli elenchi dei lavoratori iscritti ai sindacati, continua a suscitare generale indignazione. Troppo comoda la motivazione ufficiale del ministro dell’Interno che scarica le responsabilità sul locale comando dell’Arma. Un caso analogo era avvenuto a Pero (Milano) in occasione dello sciopero generale della Cgil. I sindacati di Macerata alzano il tiro: «Che si sia trattato di una iniziativa locale o che si tratti di un’operazione nazionale è di una gravità inaudita; uniti chiediamo che si faccia chiarezza», hanno detto i segretari provinciali di Cgil, Cisl e Uil in una conferenza stampa cui ha partecipato anche il sindaco Luciano Ruffini per esprimere solidarietà. Martedì ci sarà la risposta «ferma e compatta» con una manifestazione pubblica. Guglielmo Epifani, vicesegretario nazionale della Cgil, chiede «l’intervento di Berlusconi, bisogna sapere qual è la verità e di chi è la responsabilità perché è un fatto molto grave».
Tre carabinieri hanno chiesto alla Poltrona Frau i nomi dei dipendenti sindacalizzati, giustificando la richiesta con il fatto che si stava effettuando un «monitoraggio a livello nazionale», motivazione messa a verbale e rilasciata all’azienda. Alla Nazareno Gabrielli i militari hanno invece detto che si trattava di una verifica sulla consistenza sindacale. Lo spionaggio ha riguardato anche altre aziende, la Laipe e la Nuova Simonelli (macchine da caffè) di Belforte del Chienti. Tutti i sindacati si dichiarano preoccupati, chiedono che si chiariscano le responsabilità e invitano l’Assindustria al rispetto della legge sulla privacy.
Le Rsu della zona parlano di «attacco politico del governo portato al sindacato in un momento in cui c’è divisione interna». Per Gherardo Giglioni (Cgil scuola) è una «dimostrazione di forza da parte del potere per far vedere che può fare qualsiasi cosa». Lo dimostra anche la contestata circolare di Maroni per chiedere alle sedi periferiche del ministero rilevare e trasmettere i dati sulle adesioni allo sciopero Cgil. Alla interpellanza dell’Ulivo il ministro aveva risposto che non si trattava di schedature, ma solo di quantificare le adesioni. Poi il fatto si è ripetuto anche in Emilia Romagna. Troppi episodi analoghi. L’Arma avrebbe disposto accertamenti sul comandante di Tolentino, ma è un modo per far volare gli stracci e coprire, se ci sono, responsabilità in alto. Timori che le verifiche non hanno dissipato: il Viminale ha parlato di «deplorevole iniziativa» dei carabinieri, di una «improvvida, deplorevole e ingiustificabile iniziativa del comando della compagnia dei carabinieri di Tolentino, per la quale è in corso l’accertamento delle responsabilità»: il ministro dell’Interno Pisanu ha incaricato il prefetto di Macerata di riferire la sua valutazione ai sindacati, i quali tuttavia non mollano. Chiedono chiarezza anche i leader. Savino Pezzotta «prende atto» della versione del ministro ma insiste perché l’episodio sia valutato da parte degli organi competenti del ministero dell’Interno, ed anche il leader Uil Luigi Angeletti chiede che «al più presto dovranno essere accertate le responsabilità». Per il numero due Uil Adriano Musi si tratta «non solo di una evidente violazione del diritto alla privacy, ma ancora prima di una violazione di un diritto costituzionale, la libertà di associazione». Se i carabinieri avevano necessità di sciogliere dubbi su persone determinate – prosegue Musi – non dovevano andare in azienda a chiedere gli elenchi degli associati ai sindacati: «Per altri versi ricordo le difficoltà che ci sono state in passato per acquisire gli elenchi degli iscritti alla P2: non vorrei che risultasse che è più facile tenere nascosta la lista della P2 che non rispettare il giusto riservo su un dato di libertà associativa, di associazioni peraltro che si muovono con finalità trasparenti, e composte da persone che non hanno nessun problema a dichiarare la propria appartenenza e militanza sindacale». Ma non può trovare scuse – dice ancora Musi – un’indagine che, pur avendo fondate motivazioni, per il modo con cui viene condotta finisce per suscitare dubbi e perplessità circa la sua legittimità». Anche Adriano Musi insiste sul tasto chiarezza: «Ho letto le dichiarazioni rassicuranti del ministro, il quale sembra dire che forse i carabinieri hanno sbagliato, ma dev’essere verificato perché i militari si siano presentati con quell’ordine specifico, perché hanno richiesto gli elenchi e infine perché e chi ha ordinato di acquisire gli elenchi invece delle eventuali informazioni utili alle indagini».