Scaturchio ha chiuso, si rompe la cordata che voleva acquistarlo

20/07/2010

Trotta resta solo: farò il possibile
NAPOLI – Saracinesche abbassate e dipendenti infuriati. E’ la fine di Scaturchio? Purtroppo lo storico marchio della pasticceria napoletana sembra non trovare pace: sono ormai 10 giorni che il noto locale di piazza San Domenico Maggiore è chiuso e i 53 dipendenti si interrogano allarmati sul proprio futuro. Inutile dire che la piazza senza la storica pasticceria appare triste: come un capolavoro a cui mancasse qualcosa.
Eppure dopo l’asta del 7 maggio, in cui i 3marchi Giovanni Scaturchio, Ministeriali e Babà Vesuvio erano stati aggiudicati per un milione di euro alla società Sant’Anna al Borgo, costituita da Michele Giugliano di Mimì alla Ferrovia ed Edoardo Trotta di Palazzo Petrucci, tutto sembrava procedere a gonfie vele.
Raggiunto anche l’accordo con i sindacati su tutti gli aspetti riguardanti la salvaguardia dei posti di lavoro si attendeva solo l’arrivo dell’8 luglio per la formalizzazione del trasferimento della proprietà innanzi al notaio; pertanto il 7 luglio, come previsto dalla procedura fallimentare, i 53 dipendenti sono stati licenziati temporaneamente – o almeno così si credeva che fosse – dalla società fallita, per poter essere riassunti dalla Sant’Anna al Borgo dopo il passaggio del testimone. Poi la svolta drammatica: all’improvviso la situazione è precipitata e l’8 luglio, Giugliano e Trotta, a causa di problemi sorti all’ultimo momento tra loro, sono stati costretti a chiedere un rinvio della stipula al 14 luglio. Non si conoscono le ragioni di questa imprevista impasse che al momento tiene col fiato sospeso le maestranze della nota azienda napoletana; si sa solo che proprio l’8 luglio Trotta ha acquisito le quote di Giugliano nella società Sant’Anna al Borgo, divenendone socio unico. Tuttavia le garanzie presentate il 14 luglio da quest’ultimo al Tribunale non sono state reputate sufficienti. Ora è partita la corsa contro il tempo per il proprietario dello stellato Palazzo Petrucci che si è impegnato a fornire ulteriori garanzie per poter stipulare l’atto entro il 21 luglio, termine ultimo disponibile in base agli accordi presi con i sindacati. «Credo molto in questa operazione che ritengo strategica se consideriamo che in piazza San Domenico Maggiore possiedo già l’unico ristorante di Napoli che può fregiarsi della prestigiosa stella Michelin – afferma Trotta. Vorrei portarla a termine ma l’abbandono del progetto da parte del mio socio mi ha messo in gravi difficoltà rispetto agli impegni che ci eravamo assunti».
Sul piede di guerra, intanto, il sindacato che chiede il rispetto degli accordi presi durante questi due lunghi mesi di trattative. «Se gli impegni sottoscritti dalla società Sant’Anna al Borgo dovessero essere disattesi non esiteremo amettere in atto tutte le azioni a nostra disposizione per tutelare i dipendenti» preannuncia Andrea Vitagliano, rappresentante di Filcams Cgil. Dello stesso avviso il curatore fallimentare dott. Pasquale Prisco, il quale aggiunge che in questa malaugurata ipotesi egli si riserverebbe anche l’azione di rivalsa nei confronti dei due imprenditori inadempienti. Ormai si attende con impazienza l’arrivo del 21 nella speranza di un improbabile lieto fine della storia che possa consentire il rilancio di un marchio che da quasi cento anni dà lustro alla città di Napoli. L’eventuale alternativa? Una nuova asta, la cui data è stata già individuata nel 16 settembre.