Scatta lo sciopero dei supermercati. Sabato spesa a rischio in tutta Italia

05/11/2015   (La Stampa)

Il contratto è scaduto da 2 anni. Da Coop a Esselunga la mobilitazione dei dipendenti
Fuori tutti, come se si trattasse di un volantino promozionale. Solo che sabato, ad uscire dai supermarket, non saranno i clienti con il carrello pieno, ma gli oltre trecentomila cassieri e dipendenti. Il braccio di ferro sul rinnovo del contratto, che va avanti da due anni, è sfociato in un maxi-sciopero nazionale. Nessuna possibilità di passi indietro. Fare la spesa, dopodomani, sarà sicuramente più difficile in quasi tutti i centri: da Auchan a Selex, passando per Coop, Esselunga, Carrefour, Bennet, Despar e Pam. E la protesta dei sindacati non è ancora finita: la prossima giornata di mobilitazione è stata fissata per il 19 dicembre, un altro sabato, ma stavolta nel cuore dello shopping natalizio.
Le accuse dei sindacati

I gruppi della grande distribuzione e le Coop rischiano un colpo durissimo. Il settore, infatti, sta uscendo da anni difficili: la grande crisi dei consumi che ha eroso i fatturati è ormai alle spalle, ma fare utili resta una sfida complicata, mentre lo shopping via web è una minaccia che sta diventando concreta. I sindacati di categoria - Filcams, Fisascat e UilTucs – lo sanno, ma vogliono chiudere una trattativa che dura dal dicembre del 2013 ed è finita in un vicolo cieco: «La distanza è incolmabile e ha reso inevitabili iniziative di lotta e mobilitazione». Le trattative si sono rotte, spiegano, «a causa delle rigidità e dell`atteggiamento dilatorio mantenuti da Federdistribuzione».
Il nodo degli aumenti Lo scorso marzo i «piccoli» associati alla Confcommercio hanno rinnovato l`intesa, che
prevede un aumento salariale di 85 euro per tre milioni di lavoratori. Un modello che le sigle vorrebbero replicare anche con le grandi catene. La strada, però, è in salita: dimensioni e incidenza del costo dell`occupazione sono parecchio diverse, così come le esigenze legate a flessibilità e produttività.
I volantini

Sabato davanti a ipermercati e centri commerciali i lavoratori distribuiranno un volantino severo: «Per abbassare il costo del lavoro, le aziende continuano a licenziare e a usare gli ammortizzatori sociali mentre, di conseguenza i carichi di lavoro aumentano rivendicano -. Vogliamo un contratto, un lavoro sostenibile, un salario dignitoso».
La replica delle aziende

Una ricostruzione contestata da Federdistribuzione, l`associazione che rappresenta la distribuzione organizzata e ribadisce «la volontà di proseguire la negoziazione» erogando però gli aumenti nel triennio 2016-2018. «Non c`è alcuna volontà di ridurre i salari», dice il presidente Giovanni Cobolli Gigli, ma «l`aumento deve essere accompagnato da maggiore produttività e flessibilità. Vogliamo definire nuovi strumenti di sostegno al reddito e migliorare l`assistenza sanitaria, investendo sui giovani».
La posizione di Coop

Mentre la Coop, che punta «a competere nel mercato con gli stessi costi contrattuali» dei concorrenti, si dice pronta a garantire «alcuni maggiori costi sociali a proprio carico», dalla malattia alla contrattazione aziendale, «e senza modificare i livelli retributivi già acquisiti dal personale oggi presente. La cooperazione vuole il rinnovo del CCNL e opererà in tal senso, ma a condizioni che consentano l`equilibrio complessivo necessario per continuare a svolgere la propria funzione sociale». Riaprire il tavolo entro dopodomani, a questo punto, è impossibile. E per i consumatori, sabato, rischia di essere una giornata di passione.