Scarpe, alimentari, telefoni i consumi restano al palo in crisi anche i “discount”

27/01/2010

Meno vestiti e accessori, meno alimentari, perfino meno telefonini. Tivù nuova a parte – acquisto trainato dall´arrivo del digitale – i consumi degli italiani restano al palo. Nei piccoli negozi, come nei discount. O meglio, la caduta si va arrestando, ma la ripresa è ancora lontana.
Lo dicono i dati Istat sull´andamento delle vendite al dettaglio dello scorso novembre: certo nel frattempo c´è stato il Natale, sono arrivati i saldi e i prossimi dati saranno forse diversi, ma quel meno 1,3 per cento di novembre 2009 sullo stesso mese del 2008 non è un bel punto di partenza (la media è fra il meno 1,7 per cento degli alimentari e il meno 1,1 del non alimentare).
Il crollo sembrerebbe fermarsi (fra novembre e ottobre le variazioni sono state pressoché nulle), ma se si fa il punto sull´anno, al di là degli elettrodomestici (grazie al traino dei televisori le vendite sono aumentate del 9,2 per cento), della foto-ottica e dei prodotti farmaceutici tutte le altre voci sono in crisi. Scarpe e mobili (meno 4,7 e meno 2,4 per cento), ma anche la tecnologia che ruota attorno al computer o all´amato cellulare (meno 2,5 per cento).
Uno stop generalizzato, visto che a farne le spese è stata tutta la rete di vendita: dai piccoli negozi (vendite in calo del 2,9 per cento che diventa 3,5 in caso di botteghe alimentari), ai supermercati (meno 2,6) fino ai discount (meno 3,2 per cento nell´ultimo anno). Un´analisi che preoccupa molto la Confesercenti, che teme lo «stillicidio» delle piccole imprese, e che lascia perplessa Confcommercio. Pur considerando il probabile miglioramento dei prossimi dati, l´associazione guidata da Sangalli sottolinea la «permanente stagnazione» di «una domanda ancora instabile in un quadro generale di ripresa ancora modesta».
Che le prospettive sul futuro non siano proprio rosee, d´altro canto, lo fa capire anche l´Isae: dopo tre mesi di rialzi consecutivi a gennaio l´indice di fiducia dei consumatori italiani è di nuovo sceso (da 113,7 a 11,7) tornando ai livelli dello scorso ottobre. Peggiora sia la percezione del reddito personale che le aspettative sulla situazione economica del paese. Una caduta che non sorprende le associazioni dei consumatori. «Già nel 2009 – sostengono Adusbef e Federconsumatori – c´è stato un drastico crollo del potere d´acquisto delle famiglie: meno 1,9 per cento in media, meno 3,2 per quelle a reddito fisso e meno 12 per quelle direttamente colpite dalla cassa integrazione. Tale situazione, in assenza di manovre concrete da parte del governo non è destinata a migliorare nel 2010». La soluzione, propongono, è detassare i redditi fissi da pensione e lavoro di almeno 1.200 euro l´anno. Codacons chiede invece la «compensazione dell´aumento della pressione fiscale verificatosi per il calo del Pil» restituendo i soldi alle famiglie