Scandalosi imprenditori sommersi

17/03/2003

              sabato 15 marzo 2003

              I verbali del Cles (Comitato per il lavoro e l’emersione) testimoniano l’irresponsabilità delle aziende italiane in nero
              Scandalosi imprenditori sommersi
              La legge è fallita. Ecco un quadro dei ricatti e dell’illegalità di imprese senza scrupoli

              Bianca Di Giovanni

              ROMA È stata un fallimento annunciato
              (dall’opposizione) la legge sul sommerso
              tanto voluta dal governo Berlusconi
              da essere inserita nei provvedimenti dei
              primi 100 giorni. Peccato fosse del tutto
              inadeguata e per di più assai pericolosa
              per il rispetto della legalità. Si concedono
              deroghe a norme ambientali, edilizie,
              sanitarie, sulla sicurezza, in cambio di
              quasi nulla. E tutto sulle spalle dei lavoratori,
              che pagano di tasca propria contributi
              mancanti e accettano salari più bassi.
              Il concentrato di condoni mascherati
              è stato inserito all’ultimo momento per
              attrarre più imprenditori. Ma i risultati
              restano deludenti: 1.266 domande pervenute
              nella prima fase, altre 870 nel «recupero»
              (dal 30 novembre 2002 al 28 febbraio
              scorso) con le maglie della legalità
              allargate a dismisura. Il governo se ne
              aspettava 200mila. «Ormai si è perso più
              di un anno e mezzo – dichiara Alessandro
              Genovesi della Cgil -A questo punto
              ognuno tragga le conclusioni che vuole,
              ma si discuta seriamente del problema a
              partire dalle esigenze reali dei lavoratori
              e delle stesse imprese».
              Numeri e trucchi
              Quante domande dell’ultima tranche saranno
              accettate lo si saprà il 15 maggio.
              Fin da ora si può dire, però, che non
              tutti hanno giocato con le carte regolari .
              Ecco uno stralcio dal verbale di una riunione
              del Cles (Comitato per il lavoro e
              l’emersione del sommerso) di Latina.
              «Vengono esaminati 4 piani (d’emersione,
              ndr) individuali presentati presso il
              Comune di Pontinia. Il Cles nota che i
              piani sono privi di qualsiasi progetto e
              «decide all’unanimità di chiedere integrazioni».
              Dunque, domanda incompleta.
              Il Cles di Avellino si è visto recapitare
              5 piani da altrettante aziende per l’emersione
              di 4 lavoratori. Che significa? Che
              almeno una di queste ditte approfitta
              della sanatoria solo per aderire ai condoni
              che concede. Il tutto grazie all’interpretazione
              di una circolare attuativa che
              usa l’espressione «le aziende possono far
              emergere lavoratori», invece che «devono
              far emergere lavoratori». Bella trovata.
              Condono edilizio superstar
              Gli altri numeri della Campania vanno
              meglio, ma non molto. A Napoli sono
              stati presentati 70 piani per 130 lavoratori
              (neanche due a testa), a Benevento 5
              domande per sette addetti, a Caserta 10
              richieste per 10 dipendenti a Salerno 40
              piani per 80 lavoratori. Ma dalla regione
              arriva anche un altro dato: l’80% dei
              piani richiede la sanatoria edilizia. Una
              quota che secondo la Cgil si riscontra in
              tutta Italia. E qui si apre una casistica
              che non pone limiti alla fantasia. C’è ad
              esempio la ditta «Sud carrelli ed elevatori
              srl» di Rutigliano in provincia di Bari
              che chiede una sanatoria edilizia per gli
              stabilimenti costruiti in zona agricola.
              Nella domanda dichiara che «subordinata
              alla sanatoria edilizia si richiede la regolarizzazione
              di due dipendenti». Dunque,
              senza l’ok sui fabbricati, niente.
              Un’altra ditta pugliese, la Nupax srl di
              Santeramo in Colle, regolarizza un lavoratore
              a patto che sia sanato un capannone
              di quasi mille metri quadrati costruito
              sempre in zona agricola. In un altro
              caso si chiede di modificare il piano regolatore
              con una variante. Insomma, il
              Cles di zona si arrogherebbe il diritto di
              emettere norme appannaggio di giunta e
              consiglio comunali.
              Corsa verso l’impunità
              C’è anche chi approfitta della legge per
              fermare inchieste e accertamenti in corso.
              È il caso della spregiudicata titolare
              della società «Tempio Antico & co» di
              San Giovanni in Marignano, provincia
              di Rimini. Si tratta di una società irregolare
              che opera in locali «abusivi» utilizzando
              manodopera irregolare. Insomma,
              a norma non c’è niente. Così si chiede
              la regolarizzazione di tutto e per lo
              stop a procedimenti penali in corso.
              Il paradosso dei controlli
              Il provvedimento sul sommerso solleva
              parecchi dubbi sui rispettivi ruoli degli
              organismi presenti nei Cles (tra cui an-
              che esponenti delle organizzazioni sindacali
              e datoriali). Dal verbale di una riunione
              del Cles di Varese si apprende che
              i membri del comitato «hanno il compito
              di segnalare le aziende che ricorrono
              maggiormente al lavoro nero» e che «i
              rappresentanti datoriali possono essere
              parte attiva nella segnalazione». In un
              altro Cles, quello di Salerno, la rappresentante
              dell’Assindustria si raccomanda
              che «le informazioni fornite siano di
              massima e non relative ad aziende esplicitamente
              indicate». Come può un imprenditore
              denunciare un suo «omologo»,
              che magari è un concorrente? Chi
              ha stabilito le funzioni dei comitati non
              è andato per il sottile.
              E i lavoratori?
              Gli imprenditori ottengono sconti sostanziosi
              sul fronte fiscale (10% delle imposte
              nel 2002, 15% nel 2003, 20% nel
              2004) e previdenziale (contributi dal 7
              all’11%). Ma nell’ultima fase si arriva
              anche ad accettare sconti sul livello contributivo,
              in deroga ai contratti nazionali
              (cosa che risulterà facilmente impugnabile,
              visto che solo le organizzazioni firmatarie
              dei contratti nazionali possono
              modificarli). In alcune aree Confindustria
              fa circolare addirittura modelli
              prestampati per accordi con le parti sociali
              sul fronte salariale. Fino ad arrivare
              alla beffa della provincia di Frosinone,
              dove presentano domanda di emersione
              aziende che già in precedenza avevano
              ussufruito di sconti contrattuali ma non
              hanno rispettato gli accordi di adeguamento
              ai minimi. Inoltre bussano alla
              porta del Welfare ditte che non pagano
              gli stipendi da mesi (Stella confezioni di
              Sora).