Scandalo mense, otto arresti

10/04/2003
             
            GIOVEDÌ, 10 APRILE 2003

            1) Scandalo mense, otto arresti

            2) Così piazzavano la carne marcia "Ucciderebbe i leoni dello zoo"
            Pagina 20 – Cronaca
             
            Ispezioni dei Nas, intercettazioni e perizie. La Procura di Bari indaga il vertice dell´azienda leader nella ristorazione comunitaria
             
            Scandalo mense, otto arresti
             
            Cibi avariati, sotto accusa la coop "La Cascina"
             
             
            Cinque tra i dirigenti dovranno rispondere di falsa certificazione sui prodotti distribuiti
            Tra le strutture gestite dalla cooperativa c´è anche il bar della "buvette" del Senato
             
            MARA CHIARELLI

            BARI – Al pollo avariato bastava una «botta di freddo». Ma c´era carne che puzzava a tal punto da non essere considerata buona nemmeno per lo zoo. I particolari dell´orrendo business si srotolano nelle pagine di quindicimila ore di intercettazioni, analisi e contro perizie che hanno portato all´arresto di cinque dirigenti pugliesi della cooperativa "La Cascina" e di tre fornitori. L´azienda leader della ristorazione vicina Comunione e LIberazione è nella bufera per un´inchiesta destinata ad allargarsi in tutta Italia, come dicono i magistrati. Ne è prova un riferimento, contenuto nelle intercettazioni e nelle relazioni degli investigatori, sul cardinale G. T., ritenuto colui il quale decide le strategie del Gruppo, e dal quale tutti dipendono.
            Secondo le indagini condotte da carabinieri del Nas di Bari, finanzieri del Nucleo regionale di polizia tributaria e agenti della sezione di polizia giudiziaria della polizia di Stato, "La Cascina" si è aggiudicata, in regime di monopolio, gli appalti per la ristorazione nelle mense scolastiche, universitarie e ospedaliere della provincia di Bari, pur non avendone in alcun modo i titoli: si va dalla falsa certificazione contributiva e fiscale, al mancato rispetto dei requisiti di elevata qualità, fissati dai capitolati d´appalto, relativi agli alimenti somministrati a bambini, universitari e degenti negli ospedali.
            «Siamo particolarmente soddisfatti – ha ammesso il procuratore aggiunto di Bari, Marco Dinapoli – per aver fermato un meccanismo che nuoceva alle categorie più deboli, bimbi e malati». Numerosissimi i casi di malori conseguenti alla consumazione di cibi, quasi tutti scaduti o prossimi alla scadenza. Nell´ultimo anno, gli indaffarati carabinieri del Nas (per il pm Rossi "se non ci fossero, bisognerebbe inventarli") hanno sequestrato, tra l´altro, una mozzarella con elevatissima percentuale di colibatteri fecali, destinata ai piccoli pazienti di Oncologia pediatrica del Policlinico di Bari. E, ancora, carni con batteri e salmonella, larve di mosca in confezioni di tonno, uno scarafaggio tra gli spinaci.
            L´indagine presenterà a breve nuovi sviluppi nel nord barese e in altre regioni d´Italia: i pm hanno trasmesso ad altre Procure gli atti, mentre la Guardia di finanza indaga anche a Roma sul corretto svolgersi di numerose gare d´appalto. Ed è di due mesi fa una lettera inviata dai rappresentanti del personale per la sicurezza, del Senato, ai questori e senatori di Palazzo Madama. Denunciano la pessima gestione del bar della buvette, affidato a "La Cascina", «per più di un mese senza lavastoviglie», oltre all´uso «di bicchieri e piatti di carta per i clienti».
            L´appalto più contestato, per ora, è quello del Policlinico di Bari dove la Cascina si aggiudicò la gara nonostante avesse presentato un´offerta di parecchi milioni di euro superiore rispetto alla seconda classificata. L´inchiesta è nata proprio dal Policlinico ed è proseguita per oltre un anno. All´alba di ieri, su richiesta dei sostituti procuratori Lorenzo Nicastro e Roberto Rossi, i provvedimenti del gip Giuseppe De Benedictis sono stati eseguiti nei confronti di Salvatore Menolascina, 35 anni, di Bari, amministratore di fatto della sede barese, nonché presidente della Cater spa, di Roma, altra società di ristorazione avviata al fallimento.
            Con lui, Emilio Fusco Roussier, di Taranto, dirigente di fatto e consigliere responsabile degli uffici baresi, Camillo Aceto, 39 anni, originario della provincia di Campobasso e responsabile degli uffici amministrativi baresi, Gabriele Scotti, 34 anni, originario di Potenza, responsabile produzione e settore qualità degli impianti baresi, Ivan Perrone, 30 anni, di Taranto, ispettore dell´ufficio qualità di Bari. I tre fornitori arrestati sono Luigi ed Elio Partipilo, 65 e 36 anni, padre e figlio baresi, e Rosario Mastrangelo, 60 anni, di Santeramo in Colle (Bari). Sequestrate anche le tre imprese che fornivano, secondo i pm, merce avariata alla Cater e alla Cascina: la "Polleria Partipilo", la "Ocma srl" di Rosario Mastrangelo, la "Aurocarni srl", il cui titolare, Francesco Bruno, è indagato.
            Il giudice, inoltre, ha interdetto per due mesi dall´esercizio dell´attività d´impresa Giorgio Federici, 44 anni, originario di Jesi ma residente a Roma, dirigente e presidente pro tempore de "La Cascina", e il romano Luigi Grimaldi, 41 anni, all´epoca dei fatti vicepresidente della società. I reati contestati, a vario titolo, ai dieci destinatari dei provvedimenti e ai 31 indagati sono truffa aggravata ai danni di enti pubblici, falsità ideologica e materiale, frode nelle pubbliche forniture, commercio di sostanze alimentari nocive alla salute e turbativa d´asta.

             
            Pagina 21 – Cronaca
             
            LE INTERCETTAZIONI
             
            Ecco gli stralci delle telefonate tra i fornitori della coop "La Cascina"
             
            Così piazzavano la carne marcia "Ucciderebbe i leoni dello zoo"
             
             
             
            PAOLO BERIZZI

            BARI – «Se questa carne la diamo ai leoni dello zoo safari, li uccidiamo». Il prodotto è accuratamente descritto: «Sembrava congelata e scongelata. Il ghembo finale era nero, nero, nero…neanche se l´avessi fatto io…». Così, al telefono, i fornitori de "La Cascina". I malati valevano meno dei cani: gli somministravano carne putrefatta. Roba che quando non finiva in corsia spariva dalle celle frigorifere e veniva piazzata nei canili.
            Una partita di petti di pollo, 50 euro. «Non conosci qualche canile? Ho tre quintali di merce tra fusi di tacchino e di pollo…il giovanotto mio è andato al Policlinico e li ha caricati sul fuoristrada…adesso però li devo sistemare…». A parlare sono Luigi Partipilo (titolare di una polleria, arrestato ieri dalla polizia) e un tal Maurizio. Le disinvolte conversazioni telefoniche ingrossano un fascicolo che racconta le trovate di chi sfamava i malati di tumore con gli scarti alimentari da dare in pasto agli animali. Il sistema è svelato dalle intercettazioni. Si parla di partite di carni avariate destinate ai degenti del Policlinico di Bari. Carni acquistate da "La Cascina" a prezzi stracciati e convogliate «senza scrupoli nelle strutture ospedaliere, militari, scolastiche». La data di scadenza era camuffata, prorogata. Con la trielina. Via la vecchia data, si procedeva con un nuovo marchio. Un ragioniere chiama un magazziniere: «Stai attento con la trielina, sennò questi cristiani li facciamo morire. A finire si giornali non ci vuole niente…».
            L´abuso del colorante sulla carne era uno degli errori da evitare. Solo così, con le confezioni apparentemente in ordine, «col prodotto pulito», era possibile riempire le dispense della cooperativa "La Cascina", solo così il pollo avariato «che sapeva di pesce» poteva essere cucinato e servito ai malati di tumore. Succedeva un anno fa. Aprile. Una ventina di pazienti di Patologia medica del Policlinico si sentono male dopo il pasto. È già accaduto ai bambini di pediatria, reparto di fibrosi cistica. Coliche addominali. Hanno mangiato pollo avariato. Il caso si aggiunge agli altri già registrati dall´inchiesta dei pm Roberto Rossi e Lorenzo Nicastro. Scattano i blitz in corsia. I carabinieri del Nas sequestrano campioni di cibo, spediscono tutto nei laboratori dell´istituto zooprofilattico di Foggia. Intanto continuano le intercettazioni telefoniche. I vertici pugliesi de "La Cascina" si danno un gran daffare anche per spegnere le proteste dei malati. E le denunce di Repubblica. Emilio Fusco Roussier, dirigente barese, e Salvatore Menolascina, considerato dall´accusa il «gestore assoluto» della cooperativa, sono infastiditi dagli articoli del giornale: «Ma questi di Repubblica mo´ la devono smettere…sai cosa facciamo? Ogni mese facciamo partire una querela, così vediamo come va a finire…». L´intraprendenza di Menolascina e degli altri dirigenti si evince anche dalle telefonate piovute sui cellulari di altri imprenditori del settore. Conversazioni che confermano la massiccia, quasi monopolistica presenza de "La Cascina" a Bari e in tutta la Puglia. Menolascina parla con Ernesto Pellegrini, già presidente dell´Inter e titolare della "Pellegrini ristorazione", altro colosso delle mense. «Sì, la città di Bari è una cosa nostra…la gestiamo da 10 anni…». Pellegrini, riferendosi ad una gara d´appalto: «È chiaro, allora è inutile che io partecipi…».
            Dalle intercettazioni, altre elementi. In una telefonata, facendo riferimento a una chiamata ricevuta dalla cucina del Policlinico, Luigi Partipilo dice: «E niente…qua prima che succedeva lo scandalo, quelli mi hanno chiamato stamattina dicendo vieniti a prendere la roba subito, subito, subito…». E poi, ancora più chiaramente in un´altra conversazione: «Ehhh…sono grosse preoccupazioni, Maurizio…noi rischiamo di…andare sui giornali e di perdere una grossa fornitura».