Scandalo delle Molinette spuntano nuove mazzette

21/01/2002


 
Pagina 10 – Cronaca
 
Scandalo delle Molinette spuntano nuove mazzette
 
 
 
Interrogato il braccio destro di Odasso. Il ruolo di un misterioso imprenditore
Rosso, l’ex ingegnere capo: "Il direttore poteva decidere del mio futuro…"
 
MEO PONTE

TORINO — Spuntano nuove tangenti nell’inchiesta sulla corruzione nell’ospedale torinese delle Molinette e nel registro degli indagati vengono aggiunti altri nomi mentre la politica resta sullo sfondo. Ad ammettere una nuova e consistente mazzetta di 200 milioni era stato mercoledì pomeriggio lo stesso Luigi Odasso, ex direttore generale dell’ospedale, in carcere dal 19 dicembre. «Fu stabilita nel corso di un incontro nel mio ufficio a cui era presente anche Massimo Diamante, titolare della Palmar» ha spiegato Odasso. Il denaro sarebbe però stato versato dall’uomo che accompagnava Diamante, un imprenditore il cui nome è tenuto rigorosamente segreto e che per gli investigatori ricoprirebbe un ruolo importantissimo nella vicenda. Ieri pomeriggio Massimo Diamante si è spontaneamente presentato nell’ufficio del sostituto procuratore Giuseppe Ferrando, accompagnato dall’avvocato Giovanni Lageard. Interrogato per oltre tre ore Diamante, la cui impresa era la più importante nel consorzio «temporaneo» di ditte, Global Service, presieduto dall’ex calciatore della Juventus Bruno Garzena, che si era aggiudicato appalti per 19 miliardi all’interno del complesso ospedaliero torinese, ha giurato di non aver mai pagato tangenti e di non aver mai assistito all’incontro ricordato da Odasso. Indagato per corruzione Diamante ha però ammesso che lui e Garzena furono sottoposti a pressioni da parte di Odasso per rilevare la Tecnogreen di Angelo Doninelli, l’ imprenditore coinvolto nel giro di mazzette che vantava grossi crediti nei confronti del direttore generale delle Molinette. «Anche Aldo Rosso, il capo dell’Ufficio tecnico ha ammesso Diamante ci ha fatto capire che poteva aiutare l’azienda di fiori secchi di una persona lui molto vicina, la sua fidanzata».
Rosso, braccio destro di Odasso, era stato interrogato al mattino nel carcere delle Vallette. Per cinque ore questa volta ha risposto al pm Ferrando spiegando: «Odasso poteva decidere del mio stipendio e del mio futuro. Io non volevo lasciare l’ospedale Sant’Anna dove mi aveva conosciuto perché non mi sentivo pronto ad incarichi più importanti ma lui ha insistito. La prima busta che ho ricevuto è stata quella portata da Angelo Doninelli della Tecnogreen. Me la mise in mano dicendo: "Questa è per ringraziarvi". Non dissi nulla, andai nell’ufficio di Odasso e in silenzio aprii la busta, diedi metà dei soldi al direttore. La seconda busta la portò Cecilia Governale per conto della Grandi Progetti. La prima era di ottanta milioni e non di cento, la seconda era la rata di 100 milioni e non di 200 milioni. Non contavo neanche il denaro, lo dividevo ad occhio e ne davo metà ad Odasso che temevo perché poteva licenziarmi da un momento all’altro. Mi sentivo la vittima di un sistema a cui non ho avuto il coraggio di ribellarmi…». Nel corso dell’interrogatorio si è sfiorato il mondo della politica. Rosso ha infatti rivelato di aver fondato un club di Forza Italia nel ’94 e di aver aderito a «Società Aperta», un’associazione culturale che fa capo all’assessore al Bilancio della Regione Piemonte Angelo Burzi di cui faceva parte anche Odasso. «Da due anni però non ho rinnovato l’iscrizione né a Forza Italia né a Società Aperta» ha detto Rosso. E quando il pm Giuseppe Ferrando gli ha chiesto che fine facevano i soldi incassati, l’ex braccio destro di Odasso ha risposto candidamente: «Mi servivano per vivere». A casa sua i finanzieri hanno scoperto, oltre ad un raffinato mobilio, un televisore al plasma pagato 18 milioni. La sua faticosa confessione non ha però convinto gli investigatori che ieri hanno finalmente aperto la cassaforte della villa di Odasso a Nizza Monferrato. All’interno vi hanno trovato un piccolo tesoro in argento.