Scalone: si ricomincia a trattare

29/06/2007
    venerdì 29 giugno 2007

    Pagina 2 – Economia

    Scalone: si ricomincia a trattare

      L’obiettivo dichiarato è chiudere rapidamente la partita. Epifani: «Il governo faccia in fretta»

        di Felicia Masocco / Roma

        AVANTI – Il «tesoretto» è stato speso, va per gran parte al welfare, per giovani e anziani. E questo è un fatto concreto che ha messo d’accordo governo e sindacati. Lo «scalone» invece è stato riposto in freezer, ma non ci resterà a lungo. O meglio, non dovrebbe.

        Si lascerà passare il fine settimana «poi la concertazione riprenderà», dice il ministro Cesare Damiano. Nonostante la doccia gelata di mercoledì notte, l’esecutivo non getta la spugna e torna a professare ottimismo. Il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Enrico Letta, illustrando ieri le misure di rivalutazione delle pensioni ha annunciato che nei prossimi giorni, concertando, «verrà individuata la platea di pensionati dai rendimenti bassi» cui redistribuire 1,3 miliardi, e che i risultati già raggiunti su previdenza, ammortizzatori, contrattazione di secondo livello, sono il presupposto per trovare una soluzione «nei prossimi giorni» anche sullo scalone. «Ci sono ancora alcuni punti scoperti – ha affermato il premier Romano Prodi – ma il governo intende utilizzare il metodo del confronto anche per i temi non ancora conclusi». Il tam-tam delle indiscrezioni sui punti di caduta del negoziato ha ripreso a battere, si parla di una diversa definizione delle attività pesanti che verrebbero escluse dagli scalini, ma anche di incentivi reclamati da Cgil, Cisl e Uil per chi resta al lavoro.

        Il fattore tempo si insinua però nel confronto già difficile. Aver stralciato le misure per il superamento dell’età pensionabile se da un lato consentirà una trattativa meno sincopata, dall’altro la espone al rischio della dilazione. È quel che teme Rifondazione comunista, «non si arrivi a settembre» è il monito che Franco Giordano aggiunge a quello sull’abbattimento dello scalone. Anche Guglielmo Epifani chiede che «il governo faccia in fretta» e presenti la proposta che impegna tutta la maggioranza. Ma le assonanze tra i due finiscono qui. In Corso d’Italia sale l’insofferenza per l’atteggiamento della sinistra radicale che rende tutto più difficile, ma il leader della Cgil respinge con forza la lettura che vede la sua organizzazione «imbrigliata» in una gara con Prc su chi sta più a sinistra e sul chi-scavalca-chi. A questa gara Corso d’Italia non vuole partecipare. Punto. Quanto alla solita ritrosia del maggiore sindacato, è un «luogo comune», è la replica. L’insistere su una Cgil che sbatte la porta e se ne va mentre gi altri restano al tavolo non corrisponde al vero, non questa volta, viene sostenuto. C’è un processo unitario che difficilmente si romperà. Le principali richieste, quelle che fanno da ago della bilancia nella trattativa, sono comunia Cgil, Cisl e Uil: il governo parli con una voce sola e, nel merito, incentivi per chi resta al lavoro.

        Ieri il leader della Cgil non ha partecipato al tavolo con il governo e le altre parti sociali su sviluppo ed equità in cui è stata comunicata la distribuzione del «tesoretto» nel decreto che accompagna il Dpef. In realtà il sindacalista è arrivato a incontro praticamente concluso, «per un impegno personale», affermano dal suo staff. Ma c’è chi ci ha visto un prendere le distanze.

        Quel tavolo ha di fatto ratificato un aumento delle pensioni che per quest’anno si traduce in un bonus tra i 300 e i 450 euro a settembre, e da gennaio aumenti strutturali per una spesa di 1,3 miliardi. Queste voci, insieme ai 700 milioni per gli ammortizzatori sociali, i 300 per incentivare la contrattazione di secondo livello e 200 per la totalizzazione dei contributi e il riscatto della laurea, definiscono una buona intesa per i sindacati. Ora si faccia del tutto per arrivare a quel compromesso «intelligente» sullo scalone che Epifani e i suoi colleghi sono pronti a sottoscrivere. «Ci sono stati troppi litigi», osserva Raffaele Bonanni, (Cisl), «da parte del governo ci sono segni di disgelo, ma anche dai sindacati deve arrivare più disponibilità». «Lo stralcio dello scalone può funzionare – ha ammesso Luigi Angeletti (Uil)-. Ma ci auguriamo che il governo cambi posizione». «Se il sindacato vuole essere classe dirigente – è infine il richiamo del presidente di Confindustria – dimostri che non si guarda al futuro rispondendo sempre no».