Scalone e precari, la riforma alla prova

08/10/2007
    lunedì 8 ottobre 2007

      Pagina 4 – Economia e Politica

        il dossier

          Scalone e precari, la riforma alla prova

            I sindacati puntano a 5 milioni di votanti, trentamila seggi aperti fino a mercoledì

              di LUCA IEZZI

                ROMA – Si aprono oggi i trentamila seggi per permettere a 15-16 milioni di italiani di votare i sei capitoli del protocollo che il governo trasformerà in leggi su pensioni, sussidi di disoccupazione, lavoro precario e molto altro. Tre giorni (seggi aperti fino alle 14 di mercoledì) per votare e circa cinque milioni di voti attesi dalle organizzazioni sindacali che organizzano la consultazione.

                  Votano anche i precari. Per la prima volta a fianco dei lavoratori a tempo indeterminato e dei pensionati si esprimeranno anche precari e disoccupati presentando nei seggi la busta paga, il libretto di pensione o il certificato del collocamento. Sono previsti anche "seggi itineranti" nei casi in cui c’é necessità come i piccoli comuni. Cgil, Cisl e Uil si aspettano di superare il risultato del referendum del 1995 sulla riforma delle pensioni (oltre 4,4 milioni di voti) e una consistente vittoria per i sì all’accordo. Sempre nel ’95 i sì furono il 64% dei votanti.

                    Il nodo pensioni. Cosa si vota? Dei sei capitoli il più importante è quello sulla previdenza con un piano da 29 miliardi di euro in 10 anni. Previsto il miglioramento delle pensioni basse per 7 milioni di persone. Dal 2008 si andrà in pensione con 58 anni di età e 35 anni di contributi versati; dal 2009 scatterà il sistema delle quote che partirà da 95 con almeno 59 anni di età e approderà il primo gennaio 2013 a quota 97 con almeno 61 di età. Scalini che non valgono per chi esercita lavori "usuranti". La lista che li definisce è uno dei punti controversi che potrebbe essere modificato in Parlamento. L’unica certezza è che l’uscita anticipata per quei lavoratori non potrà superare i 2,5 miliardi di euro di maggiori costi per l’Inps.

                      Enti da riorganizzare. Prevista la riorganizzazione degli enti previdenziali e il ripristino delle quattro finestre pensionistiche di uscita per chi ha 40 anni di contributi, l’istituzione di una commissione sulla revisione dei coefficienti retribuzione-pensione.

                        Niente deroghe per i contratti a termine. L’altro punto controverso è la norma che vieta di reiterare i contratti a termine oltre i 36 mesi. Ora per derogare questo termine bisogna passare per la direzione provinciale del lavoro. In via di eliminazione il lavoro a chiamata e si valuterà di far sparire anche lo staff leasing. Riforma in vista per apprendistato e contratti d’inserimento.

                          Sgravi alle imprese. Stanziamento da 700 milioni di euro per gli ammortizzatori sociali con la progressiva unificazione dei trattamenti di disoccupazione e mobilità e all’ampliamento degli strumenti di integrazione al reddito. Progressiva estensione e unificazione della cassa integrazione ordinaria e straordinaria. Per i giovani misure a sostegno del reddito dei lavoratori con carriere discontinue tramite un fondo da 150 milioni nel triennio 2008-2010 e la totalizzazione di contributi maturati in ambiti diversi e finanziamenti per il riscatto degli anni di università. Sgravi alle imprese che istituiscono premi di risultato e di produttività e sparisce la contribuzione aggiuntiva degli straordinari (adesso variabile tra il 5% e il 15%).

                            Più occupazione femminile. Infine si punta ad aumentare il tasso di occupazione femminile, con maggiore riduzione del cuneo fiscale per l’assunzione a tempo indeterminato di donne nel mezzogiorno e incentivi al part time.