«Scalini» e «scalone» agitano la maggioranza

07/05/2007
    sabato 5 maggio 20o7

    Pagina 2 – Politica e società

    «Scalini» e «scalone» agitano la maggioranza

      Sulle pensioni i sindacati irritati: stop alle veline, ora la proposta

        di Felicia Masocco/ Roma

          SUSSURRI E GRIDA Sono indiscrezioni «voci» tra tante, dice Romano Prodi, «invenzioni giornalistiche», dice il ministro del Lavoro. Ma intanto sulle pensioni si è riacceso lo scontro. Si vedrà mercoledì prossimo, al tavolo con sindacati e imprese, se si tratta di un fuoco di paglia. Sempre che l’appuntamento non slitti (il rischio c’è) proprio perché le diverse posizioni renderebbero impossibile un accordo. La soluzione degli «scalini» che ammorbidiscono lo scalone del centrodestra per andare in pensione (il primo scalino a 58 anni di età e 35 di contributi dal 2008, e poi a salire fino a 62 anni nel 2014) e il taglio dei coefficienti di trasformazione (una decurtazione del 6% a partire dal 2009) sono stati bocciati dalla sinistra radicale. Prc, Pdci, Verdi chiedono l’abolizione tout-court dell’eredità lasciata dal governo Berlusconi, quanto ai coefficienti non vanno toccati. La sostenibilità della spesa e il futuro dei giovani lavoratori spingono invece l’ala riformista ad appoggiare interventi di «manutenzione». Anche se il segretario Ds Piero Fassino ha affermato che una soluzione dovrà essere trovata al tavolo del confronto. «Il governo esprimerà lì le posizioni», ripetono i ministri Bersani e Damiano.

          Anche i sindacati aspettano l’avvio del negoziato. Nell’attesa fanno però sapere di non aver gradito le indiscrezioni. In tutto o in parte. Il documento unitario di Cgil Cisl e Uil parla di superamento dell’attuale sistema (cioè dello scalone) e non di abolizione e chiede maggiore flessibilità. Un’apertura sull’età a fronte di una chiusura netta sui coefficienti, il nodo che sicuramente più di altri inasprirà la battaglia. Dopodiché c’è chi apre di più e come il segretario aggiunto della Cisl, Pier Paolo Baretta sull’età – ma non sui coefficienti – si dice pronto a trattare. E c’è chi chiude del tutto come Giorgio Cremaschi della Rete 28 aprile (sinistra Cgil) che ritiene necessaria la mobilitazione fino allo sciopero generale se questo dovesse essere il piano del governo. Stessa opinione del segretario della Fiom-Cgil, Gianni Rinaldini che ricorda come la Finanziaria abbia portato 5 miliardi di entrate previdenziali in più.

          Morena Piccinini che per la segreteria Cgil segue la materia, non nasconde irritazione. Parla di «ipotesi fantomatiche», «spesso confuse e tra loro in contraddizione», «veline» diffuse da questo o quel ministero per vedere l’effetto che fa. «Quando il governo avrà una sua posizione la formalizzi a un tavolo» incalza. Ma non è tenera sul merito delle indiscrezioni. Sull’età la priorità «è scendere dai livelli fissati dalla Maroni. Nello scendere noi ripartiamo dai 57 anni – spiega -. Ogni ipotesi che riporti al medesimo risultato è inaccettabile». Quanto all’aumento dell’età per le donne – altro punto in discussione – per Piccinini «bisogna smetterla con le mistificazioni: da un lato si insiste con la libertà di scelta, dall’altro si preme per forzarla». E questo troverebbe la Cgil contraria. «L’innalzamento dell’età non può essere per tutti, perché non tutti i lavoratori sono uguali», afferma il leader della Uil Luigi Angeletti che indica «un sistema molto flessibile, differenziato, che si adatti alle diverse situazioni». In ogni caso «è una discussione da fare nelle sedi proprie».