Sardegna. Il Commercio in crisi chiede aiuti pubblici

21/10/2003



 
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      martedì 21 ottobre 2003       Economia
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La radiografia presentata da Confesercenti: in 10 anni hanno chiuso 4 mila negozi
Il Commercio in crisi chiede aiuti pubblici
«Senza il sostegno della Regione le aziende commerciali sarde rischiano il tracollo». A lanciare l’allarme è Carlo Abis, segretario regionale di Confesercenti, che ieri mattina ha presentato a Sassari il rapporto annuale sullo stato di salute del commercio nell’isola.
Secondo il documento redatto dall’associazione di categoria la situazione è allarmante. «Colpa della mancata attuazione delle leggi regionali per il credito alle imprese – ha affermato Abis – che si aggiunge ai problemi causati dall’espansione della grande distribuzione e dallo scarso ricorso ai consorzi fidi».
Nell’ultimo anno il numero delle attività commerciali è cresciuto dell’1,6%: 648 nuove aziende su un totale di quasi 40 mila. «Un dato apparentemente positivo», è l’osservazione di Confesercenti, «ma se lo paragoniamo ai dati degli anni precedenti risulta evidente che lo sviluppo delle piccole e medie imprese ha subito un rallentamento preoccupante».
Eppure la soluzione ci sarebbe, per salvare un comparto che solo nella provincia di Sassari, dove si trova il 40% delle attività, garantisce centomila posti di lavoro. «La legge regionale 9/2002 e la 2/2001 prevedono complessivamente uno stanziamento di cento milioni di euro in favore del commercio – sottolinea ancora il segretario regionale – ma questi soldi sono bloccati a causa della crisi politica regionale». Una brutta grana, «tanto più che arriva in un momento in cui il settore si trova a fronteggiare gravi difficoltà economiche».
Negli ultimi dieci anni hanno chiuso i battenti 4 mila attività commerciali. «Un grave handicap – denuncia il rapporto messo a punto dai vertici regionali della Confesercenti – soprattutto se si considera che quello commerciale è un comparto vitale per la Sadegna». Il 48% delle 120 mila imprese sarde, infatti, svolgono attività legate al commercio, al turismo o ai servizi; 40 mila sono aziende commerciali in senso stretto, «e sono quelle che risentono maggiormente della crisi economica che l’isola deve affrontare a causa dell’arretratezza del sistema delle infrastrutture».
Gli unici dati che possono indurre a un moderato ottimismo sono quelli legati alle attività specializzate. Il rapporto, infatti, registra un trand positivo per le aziende di abbigliamento, mobili e casalinghi, calzature e articoli di cuoio. La flessione maggiore riguarda le aziende alimentari, in particolare pane, pesce, frutta e verdura, che sono il 34% del totale.
Ma il quadro generale resta poco rassicurante. A confermare i timori e le preoccupazioni di Confesercenti, dal rapporto emerge che le vendite al dettaglio nelle piccole e medie imprese sono diminuite dello 0,7%, contro un aumento del 3% degli ipermercati. «Per questo motivo è necessario che nella legge finanziaria regionale per il 2004 vengano previsti contributi per un totale di 115 milioni di euro – è la conclusione cui arrivano i redattori del documento – I trenta milioni previsti sono assolutamente insufficienti, se davvero si vuole dare una risposta alla crisi del settore».
Gian Mario Sias