Sardegna: Giù il villaggio abusivo

19/06/2001

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Giù il villaggio abusivo
turisti in fuga dalle ruspe

"Avevo pagato in anticipo, ora dove vado?"
Sardegna, dopo l’operazione "Valle dei Templi" i reparti dell’Esercito arrivano a Capo Teulada per smantellare un centrovacanze tutto esaurito

FRANCESCO VIVIANO


TEULADA – Sembra di essere sul Titanic che affonda. Turisti in costume da bagno e pareo sono seduti ai tavoli della grande sala ristorante, che domina il mare colore smeraldo della costa del sud della Sardegna, Portu Malu, 70 chilometri da Cagliari, 10 da Teulada. Il maitre ha la faccia scura ma professionale, fino all’ultimo fa il suo dovere, consiglia il vino, chiede come va. Poi, alle 14 in punto, va via la luce. La musica di sottofondo s’interrompe, cuochi, camerieri e turisti ammutoliscono. Dall’altra parte della veranda sulla strada soprastante il villaggio si vedono le ruspe ed i camion del 4° reggimento Genio Guastatori che puntano dritto su Baia delle Ginestre. L’ordine della Procura di Cagliari è di abbattere, demolire 110 camere del villaggio, piscina, ristorante, sala congressi, campi da tennis. Più di 10mila metri cubi costruiti abusivamente, senza licenza, ma da oltre 10 anni in attività, con miliardi di fatturato, con oltre 100 dipedenti come se tutto fosse regolare e normale. E ancora ieri, nonostante gli avvisi e i sigilli apposti in quasi metà del complesso turistico i clienti, quasi 200 provenienti da ogni parte d’Italia e dall’estero, erano ancora lì, nelle loro stanze, al bar, in piscina, al ristorante.
Ma alle 14 hanno dovuto sgomberare in fretta e furia davanti alle ruspe ed i martelli pneumatici dell’Esercito, uomini e mezzi provenienti da Palermo e "reduci" dall’operazione "Valle dei Templi" di Agrigento. Un "plotone d’esecuzione" che è entrato dentro il villaggio per farlo scomparire, con tutto quel che c’è dentro: tv, frigoriferi, condizionatori, letti. Si perché i proprietari, meglio i gestori, la famiglia Antonioli di Bormio, fino all’ultimo hanno sperato che la giustizia si fermasse davanti a turisti in costume, ai bambini che giocavano sulla spiaggia, ai ragazzi che prima sguazzavano in piscina. Non c’è stato nulla da fare. Non è servito neanche l’intervento in extremis del consiglio comunale di Teulada, amministrata da una giunta di centrosinistra che chiedeva una sospensiva dell’abbattimento per acquisire la struttura al patrimonio pubblico. Niente. Alle 14 in punto il tenentecolonnello Francesco Zumbo ha fatto partire le ruspe verso le 110 camere immerse tra pini e ginestre. Allora Fernando Antonioli, gestore del villaggio, s’è arreso. «È la fine, miliardi buttati al vento, tanta gente che rimarrà disoccupata…».
Ma i guai devono ancora cominciare. I turisti che sono ospiti del villaggio sono entrati nel panico: chi piangeva, chi bestemmiava. I dipendenti di Baia delle Ginestre e i ragazzi dello staff dell’animazione avevano le lacrime agli occhi ma non hanno abbandonato i clienti trovandogli alloggi in altri alberghi e villaggi della Sardegna.
Turisti imbufaliti ed impotenti davanti a una situazione che non avrebbero mai immaginato: «E adesso che faccio? Ho pagato in anticipo questa vacanza programmata da un anno e nessuno, fino a quando non ho visto i militari, mi aveva detto che questo villaggio era a rischio», dice Diego Della Chiara, 34 anni, ingegnere di Verona con moglie e una bimba di 6 mesi. «Hanno tagliato luce, acqua e gas, come faccio a far mangiare mia figlia?».

Giampiero Bardelli, 53 anni, di Varese è appena tornato da un’escursione in moto con la moglie e quando arriva a Baia delle Ginestre esclama: «Ma che è successo?». «È successo che dobbiamo sgomberare, che dobbiamo lasciare il villaggio perché qui si sta demolendo tutto», risponde uno dei ragazzi dell’animazione. Sulle prime Giampiero non ci crede, poi sente i motori delle ruspe e vede i martelli pneumatici che aggrediscono le prime camere. E come tutti gli altri clienti Giampiero va in camera, fa le valigie e torna su nello spiazzo della reception dove sono radunati i turisti pronti ad imbarcarsi sul pullman. Tutti minacciano denunce per chiedere il risarcimento dei danni; anche Antonioli che stima il danno in oltre 3 miliardi, annuncia che a sua volta denuncerà il curatore fallimentare del tribunale di Milano che gli ha affittato Baia delle Ginestre.
Marianna e suo marito, di Teulada, che da 10 anni lavorano qui insieme ad altre cinquanta persone, non potranno denunciare nessuno. Gianni, il barista, offre l’ultima birra a un cliente e un membro dello staff sulla lavagna degli avvisi ai turisti scrive con quel poco d’ironia che gli è rimasta: "Ore 15 prova d’evacuazione in piscina gratis".